Sono frocio, ed è contro natura. Lettera aperta ai cattolici intransigenti – ovvero – lettera alla mia famiglia

Ho 35 anni, sono cattolica e sono frocio.

No, non sono gay. E non sono lesbica. Non mi definisco nemmeno omosessuale.

Semplicemente frocio.

Non ho cambiato sesso. Non mi sono fatta attaccare un pisello finto. Niente di tutto ciò. È che tra tutte le definizioni che esistono per descrivere la mia condizione, quella che preferisco, in cui più mi identifico e che più mi fa simpatia, è frocio. Forse perché mi piace immaginare la faccia delle persone quando dico loro che “sono frocio”. Mi fa ridere. Le fa ridere. E ridere è indiscutibilmente una bella cosa. Ecco, io sono frocio. E ad essere frocio oggi, in Italia, in una famiglia decisamente cattolica, non c’è un cazzo da ridere. Perché sono “intrinsecamente disordinata e contraria alla legge naturale” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1992, n.2357).

Credo in Dio, credo nel suo amore per me, credo nella Chiesa fatta di persone, umane, sempre in un cammino e credo in lei come luogo di incontro con Dio e con i fratelli, luogo di miglioramento e di gioia. Ho occhi per vedere e un cervello e un cuore per discernere. Con essi ho visto del bene e del male dentro la Chiesa, ma la guardo con gli occhi di chi ama, che sono quelli dell’attesa paziente, del perdono, della comprensione.

Credo nel valore delle relazioni, credo nella ‘Regola d’oro’ comune a tutte le religioni: ‘ama il prossimo tuo come te stesso’ (Mt 22,39). Credo nel tentativo e nella possibilità di amare l’altro, secondo l’agape, ricercando il suo bene, amandolo in modo tale che questi diventi più forte, più indipendente, e non più debole e meno capace di assumere autonomamente la propria vita (Radcliffe 2007). Credo nella famiglia, come luogo privilegiato di incontro e insostituibile palestra d’amore. Credo nei figli, come immagine di quell’amore.

Ma sono frocio, ed è contro natura.

Ho passato gli anni delle medie cercando di essere come le mie compagne, scrivendo sul diario nomi di ragazzi, convincendomi che mi piacesse quello carino della terza G, fin quando poi non si è fatto avanti e sono corsa a gambe levate, provando invidia per la compagna che si faceva toccare sotto la gonna dal vicino di banco e lo raccontava a noi, che non avevamo niente di interessante da raccontare.

Ho vissuto da sola, durante il liceo, l’attrazione che provavo per quella ragazza più grande di me. E il tormento per questo desiderio così sporco. Pregavo ogni giorno Dio che mi facesse innamorare di un ragazzo, che cancellasse dal mio cuore questo errore. Pregavo contro ciò che chiedeva il mio cuore.

Questo è contro natura.

Non ho condiviso con mia madre la gioia del mio primo amore. Lei non sa che ho vissuto l’amore, la passione, la crisi, l’abitudine, l’abbandono, il dubbio, la solitudine, l’addio. Lei non sa che oggi la mia vita è completa solo attraverso gli occhi della persona che amo.

Questo è contro natura.

Sono cresciuta nella Chiesa, vivendola e amandola come una madre accogliente. Conosco a memoria quasi tutti i Salmi, ‘sulle mie labbra sempre la Sua lode’, ho vissuto vari movimenti ecclesiali, ho partecipato a gruppi di preghiera, messe, veglie, rosari, incontri, catechesi, raduni, lectio divinae, ritiri, giornate mondiali, con fede, gioia, partecipazione.

Ma la Chiesa, mia Madre, non accoglieva me. Accoglieva quella che io facevo finta di essere, quella che Lei voleva che io fossi.

Questo è contro natura.

Ho sentito la mia famiglia parlare di quelli come me. A mezza bocca, con distanza, paura, dubbio, come persone da aiutare, salvare, cambiare. Ho sentito anche la mia famiglia-Chiesa parlare di quelli come me. Definendoci come deviati, moralmente disordinati, peccatori, da correggere. Le mie famiglie mi vedono sbagliata.

Questo è contro natura.

Ho vissuto con gioia i fidanzamenti dei miei amici, i loro matrimoni o le convivenze, le nascite dei loro figli. Ho guardato da dietro ad un vetro la normalità di persone che diventano adulte, scelgono la propria strada, azzeccandola oppure facendo cazzate, ma comunque avendo uno spazio lecito all’interno della propria famiglia, della società e – se cattolici – all’interno della Chiesa. Sono rimasta a guardare la vita da dietro quel vetro.

Questo è contro natura.

Oggi vivo due vite, una in cui sono me stessa, veramente, felice di ciò che sono diventata, nonostante tutto, l’altra in cui recito la parte di quella che non sa cos’è l’amore, quella che non si è mai messa in discussione affrontando una relazione adulta con un’altra persona, quella che “sei così carina, dolce, intelligente, quando ce lo presenti questo ragazzetto?”. E la mia famiglia, che mi ha amata da prima che nascessi, che morirebbe pur di non vedermi soffrire, la mia famiglia, sangue del mio sangue, è l’unica che non mi conosce per ciò che sono veramente.

Questo è contro natura.

Ho passato una vita a nascondere chi sono, a parlare, muovermi, atteggiarmi come volevano gli altri, a cercare di non offendere il senso comune, ad essere il mimo di me stessa: mi muovo, lavoro, esco con gli amici, festeggio le feste comandate con la mia famiglia, muta. Ho passato una vita a cercare di essere una persona migliore, per me stessa e per le persone che amo, pensando di poter rendere felici gli altri essendo ciò che loro pensavano fosse meglio per me. Ma gli altri, quegli altri che dicono di amarmi, saranno felici guardandomi negli occhi e sentendomi dire ‘ti voglio bene, sei una delle persone migliori che io conosca, la mia vita senza te sarebbe molto più triste, ma devo dirti una cosa: sono frocio’.

Mi abbracceranno, mi stringeranno forte e mi diranno: ‘cretina, quanto ci hai messo a dirmelo? l’ho sempre saputo’.

Ora che hai finito di leggere questa lettera, fermati un momento a riflettere.

Pensi anche tu, come i miei zii, che quella tua amica – o amico – è “così carina, dolce, intelligente, amabile.. ma come mai non trova nessuno?”. Ecco, è possibile che quella tua amica sia sfigata come la merda e non abbia ancora incontrato la sua anima gemella. E allora, sì, continua a martellarla presentandole tutti gli amici del tuo ragazzo, prima o poi qualcuno andrà bene.

Oppure inizia a pensare anche tu che Dio ha creato un’infinita e meravigliosa varietà di Persone, ognuna di esse a Sua immagine e somiglianza, ognuna di esse degna di essere amata per ciò che è, nel suo intimo.

E quindi potrebbe essere che quella tua amica, che conosci dalle elementari, mediti da anni di farsi suora e si vergogni di dirlo al mondo, te compresa, perché ti ha sentita quella volta che hai detto che ‘le suore sono represse sfigate che fuggono la realtà rifugiandosi in un mondo privilegiato’. Come è possibile, magari, che sia innamorata da anni di un tizio che era prima fidanzato, ora sposato, e in entrambe i casi non se l’è mai cagata. Potrebbe anche essere una ‘ragazza facile’ e apprezzare solo i rapporti occasionali e saprebbe benissimo che tu la considereresti una puttana.

Quello che voglio dirti è: poniti in ascolto. Apriti alla relazione vera con questa persona. Sii pronta ad accettare tutto. Perché potrai dire di esserle amica e volerle bene veramente solo quando saprai davvero chi è. E tra tutte le ipotesi inizia anche a valutare quella che la tua amica, quella con cui vai a pilates tutti i giovedì, che ti ha parato il culo con il tuo ex quando lo tradivi con il tuo attuale compagno, che è la madrina di tuo figlio, che canta nel coro della parrocchia insieme a te, che non ti ha picchiato quando al liceo le hai vomitato sul vestito nuovo, che ti ha aiutato a vestire tuo padre quando è morto, che hai chiamato alle tre di notte quando avevi tra le mani il test di gravidanza con quella lineetta così chiara..

ecco, quella tua amica, la tua migliore amica, potrebbe verosimilmente essere frocio.

(ho ricevuto questa lettera e penso sia fondamentale pubblicarla nella sua interezza. Per quanta visibilità abbia il mio blog non sarà mai sufficiente a dare la giusta vetrina a queste parole fondamentali).

frocio.jpg

foto: susanita

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29 thoughts on “Sono frocio, ed è contro natura. Lettera aperta ai cattolici intransigenti – ovvero – lettera alla mia famiglia

  1. La lettera è molto bella.

    Personalmente nutro un fastidio profondo nei confronti delle religioni: condivido il sistema dei valori ma credere nelle divinità a me risulta veramente ridicolo, specie perché di frequente si accompagna a un’ottusità violenta a più livelli.

    A me delle questioni che pone chi scrive non importa proprio nulla, ma perché non penso siano problemi: non c’è niente di sbagliato nell’essere froci.

    Se per qualcuno è un problema, si faccia aiutare.

    Mi spiace per l’autrice, che debba subire questo sdoppiamento bugiardo, non ho consigli, però ho solidarietà e la costante abitudine a sottolineare con chi incontro che non ci sono errori nell’amare patate o carote, indipendentemente dall’assortimento presente nel piatto.

    Un abbraccio.

  2. Bellissima lettera e mi sento di dire con una relativa cognizione di causa, che si le persone che ti amano ,quali che siano le loro convinzioni, ti guardano e quindi chi sei lo hanno sempre saputo e ed è precisamente quella che sei la persona che amano.

  3. Il nostro mondo è pieno di pregiudizi. Alzi la mano chi non ne ha.
    Ho sentito molte prese per il culo rivolte ad una coppia di omosessuali che abitano nel mio quartiere, io conosco bene uno di loro due. E mi spiace sentire queste frasi dette anche da persone che conosco.
    Ma forse si sta giudicando senza sapere, senza conoscere. Come quando si pensa che un cibo non ci possa piacere finché non lo abbiamo assaggiato veramente.
    Si ha paura solo di ciò che non si conosce.

  4. alrisha says:

    una bellissima lettera, che vale veramente per tutti.
    porsi in ascolto dell’altro, senza pregiudizi e senza giudizi.

  5. Tempo fa, u n conoscente ha detto questa frase: “Ieri sera mio figlio (nda circa otto anni all’epoca) mi ha chiesto cosa sono le coppie omosessuali. Non sapevo cosa dirgli, mica potevo dirgli che sono coppie di malati”. Ed io ho pensato “piccoli omofobi crescono”, con un padre con idee così, cosa dobbiamo aspettarci?

  6. serena says:

    Chi se ne frega della sessualità mia, tua e del mondo.
    Chi se ne frega di chi tu sia o non sia capace di amare.
    L’importante è porsi in ascolto dell’altro, e avere la curiosità di conoscerlo.
    E, una volta conosciuto, rispettarlo. Perchè la diversità da noi, di qualsivoglia natura, può solo arricchire

  7. Bella ok, solo non ho capito se si definisce frocio solo in una lettera anonima o se poi ha smesso di vivere da dietro un vetro.
    Poi opinione mia personale: cattolico e frocio, anche questo è contro natura.

  8. Renato says:

    Fossi solo forcio andrebbe tutto sommato ancora bene; è che sono anche un po’ cazzone.
    Ed ho paura se ne siano già resi conto tutti.

  9. Alice says:

    Ciao, scusate l’intromissione sul blog, che seguo da tempo e che trovo ricco di spunti, intelligente e francamente ben scritto. Ma sento oggi di volere aggiungere una piccola pietra alla riflessione suscitata dalla pubblicazione di questa lettera.
    La costruzione e l’affermazione della propria identità è un percorso cosi’ difficile che spesso una vita intera non basta. Già facciamo fatica a conoscerci noi stessi, che poi diventa una sfida quotidiana quando questo incerto “io” deve relazionarsi con lo sguardo non sempre benevolo degli “altri”. E sinceramente, non conosco l’ambiente (o “famiglia” come la chiami tu) Chiesa, che già per definizione mi sembra essere conservatore e restio all’apertura sul mondo. Sono anche convinta che non si possa giudicare gli altri perché ognuno ha la propria storia, le proprie esperienze di vita, il proprio bagaglio per affrontare le situazioni, e siamo tutti diversi di fronte ai garbugli della vita.
    Eppure, questa lettera mi dà fastidio.
    Mi sembri piena di fiducia, di gioia, di critica positiva. E sono convinta che la tua esperienza in quanto “frocio” nella comunità cattolica e nella tua famiglia non sia semplice e lungi da me ogni giudizio.
    Pero’ non posso impedirmi di pensare che questo silenzio, questa menzogna che vivi, questa doppiezza che ti sei costruita, è (anche) una tua responsabilità.
    Tu proni l’amore e la comprensione in ogni frase della tua lettera. Chiedi l’apertura agli altri…Ma a chi stai parlando esattamente? Hai passato la vita a nascondere chi sei. Ma perché?
    A me sembra che tu faccia un po’ la morale agli “altri”, dimenticandoti di rivolgere lo sguardo verso te stessa.
    Sei tu la prima ad avere costruito la tua vita su una menzogna.
    L’amore è anche sapersi rendere vulnerabile agli altri, mostrare quello che si è veramente, nel più profondo. Tu pero’ hai negato questo amore alle persone che ti stanno intorno. Hai negato loro la possibilità di mostrarti che forse sono migliori di quello che tu credi. Che forse ti amerebbero davvero comunque e nonostante tutto perché sei tu, semplicemente. Tu hai preferito mentire, e perché? Per essere quella che credi che gli altri vogliono che tu sia? Ma cosa ne sai? O forse menti perché tu sei la prima a non accettare te stessa, a non avere il coraggio di affrontare te stessa prima ancora che gli altri, a non avere la forza di decostruire un’immagine di te che hai forgiato negli anni (e che magari ti fa un po’ comodo?).
    Perché questa decostruzione costa fatica e dolore. Perché la verità a volte scarnifica, fa sanguinare. Ma è la più grande prova d’amore.
    Tu menti a quelli che dici di amare e che ti dicono di amare. Menti sulla cosa più importante: la tua identità, la tua essenza. Credi che sia meglio per loro. Per renderli felici mostrando quello che vogliono vedere. Ma questo non ti differenzia molto: decidi al posto loro cosa, come e chi devono amare, mostrando loro una falsa te stessa.
    Ti ameranno ancora quando e se un giorno troverai il coraggio di dire la verità? Non lo so. Forse se ne fregheranno che tu sei frocio, omosessuale, lesbica o quello che vuoi. Ma ti assicuro che si ricorderanno che hai sottovalutato il bene che ti vogliono, che hai giudicato il loro amore non abbastanza forte da portare e condividere con te quella che sei. Che li hai esclusi da un parte essenziale della tua vita. Forse te lo daranno questo abbraccio e ti stringeranno, ma se ti amano come dici, avranno il cuore triste, non perché sei frocio, ma perché hai mentito loro per tutta la vita.
    Forse sei tu la prima a doverti aprire agli altri, senza pregiudizi, senza pensare che tanto questi “altri” non capiscono, non accettano. Come fai a saperlo se non lasci loro neanche un’occasione?
    Io ho quasi 35 anni, come te. La madrina di mio figlio è lesbica, o bisessuale, non si è ancora capito bene. E’ una persona bellissima a cui voglio un bene profondo. Vive con la sua compagna una storia con alti e bassi, come tante altre storie.
    Un’altra carissima amica che mi ha accompagnato in tanti momenti difficili è omosessuale e vive da anni una relazione con una giovane donna straordinaria.
    Come mi sentirei se non me lo avessero detto? Triste, offesa forse. Il fatto che condividano questo aspetto della loro vita con me mi inorgoglisce. Sono fiera di essere amica di queste belle persone.
    Ho tanto amato un uomo nella mia vita. Abbiamo vissuto insieme, costruito una famiglia, ci siamo sposati (in Chiesa), comprato casa, abbiamo avuto un figlio.
    Abbiamo passato insieme 10 anni della nostra vita.
    Una sera torna a casa dal lavoro, e mi annuncia che è omosessuale. Che lo è sempre stato e che ha voluto mentire anche a se stesso nascondendo la sua identità nel profondo, nel buio di sé. Che mi ama, mi ha sempre amata, ma che non ce la fa più, che non puo’ più nascondere la sua identità.
    10 anni di menzogne.
    Credimi che fa male. E tanto.
    Credimi anche quando ti dico che quando ami qualcuno – che sia nell’istituzione della Chiesa, nell’amicizia, o nella famiglia – il dono più bello è quello dell’onestà.
    Io ti auguro davvero di trovare il coraggio di leggerla questa bella lettera, ai tuoi cari e a tutti quelli a cui vuoi offrire l’opportunità di condividere con te la tua vera identità, la tua essenza, senza dover più mentire.

  10. Un frocio says:

    Anzi, ci sono. Secondo me l’amica è sessualmente attratta dai bambini.
    Perchè ci si dimentica sempre di quelli sessualmente attratti dai bambini?

  11. Secondo me invece la parola frocio la dovrebbe proprio mollare anche se si, fa simpatia e’ vero ma lui o lei dovrebbe essere la prima persona a non condividere queste assurde definizioni. Lei o lui dovrebbe fare un biglietto x l’Australia o la Nuova Zelanda e venire a respirare un po’ d’aria sana, fresca e leggera senza il papa, i preti e tutta la pesantezza ipocrita di chi vuole definire come si deve vivere la propria vita e chi si deve amare. E comunque essere amati ed accettati x quello che siamo e’ desiderio di tutti noi ma ci dobbiamo prima liberare da soli e dopo tutto viene a ruota…o a rotolo come disse una volta una mia cara amica.

  12. paola says:

    Io sono atea, cresciuta da genitori atei, quindi non battezzata, nè sottoposta ai vari cerimoniali. Sono estremamente dispiaciuta per le tue sofferenze, perchè ai miei occhi appaiono assurde e infondate. Potrebbe essere tutto molto più semplice, perchè nella vita l’unica cosa che conta davvero è la vita stessa. Di qualsiasi persona. In bocca al lupo

  13. Lettera bellissima, piena di verità, piena di sé. Di persone che non hanno il coraggio di essere se stesse, in questa società ancora malata e poco inclusiva, ce ne sono ancora tante, troppe. Persone che vivono doppie vite solo perché non hanno il coraggio di sovvertire quell’ordine naturale che ci inculcano da bambini, perché pensano alla sofferenza che darebbero a chi li ama. E costruiscono vite finte, sovrastrutturate, in cui sono solo spettatrici e non attrici. Senza rendersi conto che la vita è una sola e andrebbe vissuta a pieno, senza nascondersi. Anche quando, venire allo scoperto, significa procurare e procurarsi dolore. Ma quello passa, sempre, soprattutto quando ci si scopre e ci si fa vedere davvero per ciò che si è. La vita, invece, non ce la rende più nessuno. Auguro all’autrice di riuscire a farlo, così come l’ho fatto io anni e anni fa.

  14. C’è stato un periodo in cui anche io avevo cominciato a chiamarmi “frocio”; dopo essermelo sentito dire (inseme a tutte le varianti possibili: rottinculo, ricchione, ciucciacazzi e così via) per tutti gli anni delle superiori, avevo deciso che quella parola non era più una lama che ogni volta mi trafiggeva. No, al contrario: tutte quelle parole erano i pezzi di un’armatura che mi avrebbero difeso e reso più forte. Ero diventato come uno di quei supereroi Marvel che acquistano più forza da ogni colpo che ricevono. Cominciai a raccogliere tutti quei “frocio” e ad indossarli, come dicono nel film Pride: “Quando ti chiamano con un dispreggiativo, lo prendi e lo fai tuo” (più o meno dovrebbe suonare così in italiano, il film l’ho visto in inglese).

    Questo quello di cui mi ero convinto. E quindi anche io ero “frocio” (null’altro di politicamente corretto, solo frocio) e ne andavo fiero.

    Poi invece ho capito di essere Paolo. Punto e basta. Quello è stato il giorno in cui ho veramente vinto.

    Auguro a questa persona di capire la stessa cosa quanto prima.

  15. Nella vita non bisogna assolutamente vergognarsi della propria situazione sentimentale, sessuale, quello che dobbiamo fare capire alla gente cristiana o non , che non è giusto puntare il dito e maltrattare una persona perché è omosessuale, se una persona lavora, vive la propria vita nel rispetto dobbiamo fare capire che non si debbono intrufolare nella vita e che cosa si fa la sera e dei sentimenti, bisogna lottare per questo è io lo dico da madre

  16. Froscio says:

    Beata te cara ,io non c’é l’ho fatta ad essere come avrei voluto perché non so nemmeno più cosa avrei voluto ,ho recitato la parte come dici tu, fino a non capirci più nulla ,solo una grande confusione , odio quel dio cattolico che bestemmio tutti i giorni, odio la mia famiglia e la mia omosessualità che non ho mai voluto e contro la quale ho lottato sempre, sto qua perché ho una figlia di dodici anni beata te cara” Frocio”

  17. Sgar says:

    Anziché pretendere che gli altri – evidentemente orbi e/o pavidi e/o superficiali – cambino o capiscano sarebbe più sano e costruttivo prendersi la responsabilità della propria felicità/infelicita e raccontarsi. Essere onesti con gli altri e con sé stessi. E finalmente avere relazioni vere.
    Si perderà qualcuno ma si guadagna tanto.
    Sulla chiesa non mi pronuncio che mi son ripromessa di non bestemmiare (oggi)

  18. risposta dell’amica:
    posso essere stata distratta e semplicemente non averci pensato (ma ti voglio bene quindi dimmelo te chiaramente).
    posso averlo intuito ma aver lasciato a te la libertà di dirlo o meno (e ti sto vicina come posso).
    posso saperlo da sempre ma siccome tu non ne parli (e per me non cambia nulla nel nostro rapporto) allora decido che va bene e lascio che sia così…
    non si può pensare sempre che dipenda dagli altri, dalla società e dalla religione; non essere te stessa a discriminarti da sola.
    non dico di doverlo annunciare per forza a tutti alla prima stretta di mano, ma almeno con le persone che ti amano e che ami, cerca di viverlo nella maniera più naturale possibile (e ognuno ha il suo modo).
    A

  19. gli amici froci li ho conosciuti tutti da grande, non avevo mai pensato a quella compagna delle superiori… aprirò gli occhi e le orecchie. grazie per questa condivisione 🙂

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