I bulli peggiori erano i nostri genitori: 5 modi per umiliare i propri figli e segnarli per sempre.

 

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LA RECITA. Ricordiamoci sempre che le maestre erano le più bulle di tutte. Le urla, i quaderni impiastricciati di inchiostro, le teste infestate di pidocchi, le teste di legno impenetrabili a qualsivoglia spiegazione, tutta la frustrazione accumulata durante l’anno si riversava a valanga sulla recita, è lì che la maestra si vendicava. Quella alta con le tette già a sette anni faceva la Madonna, quello alto con la barba già a sette anni faceva Giuseppe, gli altri, tutti gli altri si spartivano ruoli di un certo spessore quali: il muschio del presepe, la paglia, la mangiatoia e la brezza dicembrina in Palestina. Non andava meglio nel caso in cui il saggio prevedesse musica. Quando si parla di musica a cappella in uno spettacolo di fine anno trattasi di metonimia, la figura retorica che indica la parte per il tutto, ovvero si dice a cappella ma si legge a cazzo. Solitamente avveniva che i bambini col flauto dolce suonassero sbavando sulle teste di quelli davanti dotati di maracas. I maracaibici picchiavano forte sulle teste di quelli davanti dotati di triangoli. I triangolatori erano il penultimo anello di questa catena sonora, penultimi per importanza e prestigio. Loro almeno producevano una forma di rumore riconoscibile, un tintinnio chiaro. Niente a che vedere con i suonatori di legnetti. Essi facevano un “toc” sordo, impercettibile, umiliante. Cosa fai allo spettacolo di fine anno? Io faccio toc. Potrei riassumere così le mie prodezze artistiche ai tempi della scuola.

 

IL VESTITO DI CARNEVALE. Se c’è una festa merdosa nel calendario quella è il Carnevale e cosa fa un paese sensato di fronte a una festività merdosa? La duplica introducendo pure Halloween. Io avevo proposto due primi di maggio, due compleanni anche, due Natali. Ma perché dovresti mangiare cioccolato e aprire sorprese due volte l’anno oppure fare il bis di regali aspettando simpatici uomini barbuti dal camino, quando puoi travestirti da minchione rivangando i traumi infantili? Tra i travestimenti con cui mia madre mi ha umiliato spicca “l’uomo”. Tra compagne principesse e fate, c’ero io, la bambina sessualmente ambigua col gilet di mio nonno, il cappello, la riga da un lato ai capelli stile Rodolfo Valentino e i baffi, non quelli di Tiger di pelo vero eh, troppo lusso, di bic. So di genitori che hanno infilato un passamontagna verde in testa al proprio figlio, incollato un cuscino marrone alla schiena, messo un cartone di pizza in mano e detto: “vai, bambino mio, sei Leonardo delle tartarughe Ninja”. I bambini alle sfilate dei carri si incazzavano molto se la mamma li obbligava a tenere il giaccone sul costume da zorro o da spagnola, io no, io benedivo il rigido febbraio torinese.

 

L’ABBIGLIAMENTO DI TUTTI I GIORNI. Facile la vita per i bimbi d’oggi, facile con tutte quelle catene d’abbigliamento a poco prezzo ma ad alto rendimento estetico. Facile per i figli del sintetico. Noi no, noi eravamo figli del filo di scozia fuori, spinato sulla pelle, della lana Vergine perché ti faceva tirare giù tutte le Madonne, perché pungeva, pizzicava, urticava; figli della ciniglia, che la ciniglia raggiunge temperature prossime al magma; figli del pile, che il pile puzza e brilla al buio se incroci le braccia; figli delle calze bianche traforate a mezzo polpaccio, che chi le ha provate sa; figli dell’assurda abitudine di mettere i colletti di pizzo sotto le felpe; figli dei paraorecchie d’inverno e della cuffia anche in spiaggia che altrimenti ti viene l’otite; figli del tarocco, in tutte le sue forme: della Mandarancia Duck, dell’AdiDASH, dei Levis 501bis, degli anfibi dottor Mortens, degli zaini Invictus.

 

La PETTINATURA. Le bambine ai tempi miei si distinguevano in: Fantaghirò e Codate. Le Fantaghirò erano fortunate in quanto la loro capigliatura liscia le aiutava a gestire la frangia (sempre e solo tagliata in casa). Io, naturalmente, ero una Codata. La coda a sinistra, la coda al centro, la mezzacoda, la fontanella, i codini, il trikini. “Leghiamo i capelli perché fa ordinato e così mostri la faccia” e legare i capelli per mia madre significava stringere così tanto da impedirmi la chiusura delle palpebre. Con la fontanella sul cucuzzolo mi veniva il naso alla francese, con la coda di cavallo mi venivano gli occhi a mandorla, se esagerava a tirare con lo chignon mi veniva una bella faccia liscia come un culo peggio che in una puntata di “chirurgia estrema”.

 

L’UMILIAZIONE INFLITTA DAI GENITORI PER IL SOLO FATTO DI ESISTERE. Comparivano e noi ci vergognavamo, le mamme ci urlavano sulla spiaggia di uscire dall’acqua e di cambiare il costume dopo ogni bagno e ci vergognavamo, i padri compravano la Simca Mille verde pisello e un po’ ci vergognavamo, i nonni (mio nonno) ci mandavano a scuola con il carrellino della spesa della nonna invece dello zaino per non farci rovinare la schiena con il peso dei libri e ci vergognavamo, i genitori invece del diario di scuola nuovo cambiavano i numeri all’agenda dell’Enel (che zia lavorava lì) di due anni prima e via, che i fogli sono ancora tutti buoni e ci vergognavamo. La cosa interessante è che anche loro si vergognavano di noi e non mancavano occasione per ricordarcelo, “mi fai sempre vergognare!” dicevano in un sussurro stizzito, portandoci via per il braccio. Ai nostri tempi l’amore era soprattutto reciprocità.

 

Disegni di: Ilaria Urbinati.

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53 thoughts on “I bulli peggiori erano i nostri genitori: 5 modi per umiliare i propri figli e segnarli per sempre.

  1. laua says:

    Ecco, appunto. Che poi le calze bianche traforate non riuscivo mai a metterle con la riga di buchi dritta sul polpaccio. Sarà un po’ per quello che poi é nata la moda dei calzetti giù a rotolini. E i pantaloni di flanella, poi. Che già a guardarli “pungevano”, figuriamoci a indossarli, figuriamoci a correrci e sudarci dentro. Altro che leggings e jeggings.

    • Martina says:

      Le calzamaglia di lana, color panna scaduta, rigorosamente indossate sotto l’armatura rigida del kilt di due taglie in più ereditato da qualche cugina, ornato di maxispilla da balia con le (finte) perle infilate. Scarponcini ortopedici. A metà mattinata il pungente indumento lanoso sudava come di vita propria e si accingeva a scendere di cavallo, accartocciandosi sulle ginocchia. E in quella cella fra lana spinosa e pelle sudata si creava il microclima di una serra. Più le tiravi su, più scendevano beffardamente essendo ascellari, non avevano limite tornavo a casa a forma di Spongebob. Una gambina di qua e una di là, e in mezzo un mt quadrato di cavallo sudato. Aiutoooo

  2. In quinta elementare a carnevale mi hanno fatta vestire da Eva, con una tutina di maglina rosa aderentissima, la foglia di fico fatta col pannolenci adesivo e la coroncina di fiori. Può bastare?

      • In anni precedenti sono stata anche Africana con gonnellino di rafia e viso tinto col sughero bruciato, che il cerone era troppo innaturale e non adatto a una bambina. Ma per togliere il colore del sughero poi è venuto via anche uno strato di pelle.
        L’anno che fui Perla di Labuan lo ricordo come una passeggiata 😆

  3. Le calzemutande di lana dove le vogliamo mettere? Che alla seconda ora seduta a scuola ti veniva un prurito alle chiappe che non potevi restare ferma e non esisteva ancora la certificazione per l’iperattività.

  4. Ma non ho sentito nominare i fantameravigliosi pantaloni in pseudo tessuto tuta con ampia piega CUCITA su tutta la lunghezza, elastico invita e si…….LE GHETTE…..un’appendice che ti dovevi infilare sotto il piede per tenere fermi i pantaloni ma che rigorosamente indossavo con scarpette riciclate da fratelli e parenti basse, così da mostrare a tutti la meraviglia del trucco per una caviglia sempre coperta…..

  5. I miei non solo si sono divertiti a darci nomi con la stessa iniziale (che meno male almeno erano bei nomi), ma ci facevano vestire uguali. E no, non siamo gemelle.
    I miei capelli lunghissimi hanno visto trecce che partivano dalla fronte, tirate fortissimo, non sia mai che durante la giornata si smonta il parrucco.
    La prima ribellione per me è stata smettere di usare la maglia di lana. Altro che droghe.

  6. Quella dei colletti di pizzo era una mafia e sono certa che si gareggiasse a chi lo produceva più grosso. Perchè i miei erano prodotti da mamma e nonna, le stesse che mi ficcavano le spalline sotto al grembiule. Le spalline!!! Ho subito atti di bullismo ed oggi mi sento meno sola.

  7. Per qualche misterioso passaggio di cugina in cugina fino ad arrivare tra le mani di mia madre e poi a mia sorella e per finire a me, mi erano giunte le temutissime calze bianche traforate…lasciavano un tatuaggio sulla gamba che durava una giornata! E non dimentichiamo la canottiera sotto la maglietta, anche ad agosto in spiaggia. Verso i 10-11 anni ho cominciato a rifiutarmi di indossarla, ma devo dire in quanto a coerenza mia madre non scherza. Lei la porta ancora oggi.

  8. mia madre mi faceva indossare, in quest’ordine: canottiera di lana, dolcevita sintetico, camicetta di flanella, maglioncino e salopette. Puntualmente, quando giocavo a casa di amici, incapace di traspirare in questo scafandro di roba, finivo con quintalate di borotalco spalmato addosso prima di tornare a casa ( sai, per evitare colpi di vento, diceva mamma)

  9. Oddio, i colletti di sotto le felpe! Avevo rimosso! E le calze traforate, che non stavano su nemmeno con l’attack e te le trovavi molli alle caviglie…per fortuna quel supplizio e’ durato poco….pero’ vogliamo parlare delle tute di acetato e dei pigiami di pile che prendevano fuoco se strofinavi poco poco una gamba contro l’altra rigirandoti nel letto? E le maschere….sono stata nell’ordine zingara. contadina, Pinocchio e Charlie Chaplin…poi dici perche’ odi il Carnevale!

  10. quanto ho riso! … io avevo lo zainetto piu’ tarocco in assoluto.
    mandarancia drink .. color melanzana.
    e mia mamma a Carnevale i baffi me li disegnava con la matita per gli occhi….
    mi ha travestita per anni da pantera rosa. o da uomo primitivo.
    il colletto sotto la felpa praticamente sempre.
    e in un moto di ribellione io le calze bianche a metà polpaccio le arrotolavo in modo da avere due canotti sulle caviglie…
    bacioni Sabri

  11. In tutto le foto ricordo delle elementari ho il collettino bianco spetasciato storto sul grembiule 🙄 Che sembra lanciato lì a caso … Sempre avuto problemi con la femminilità.. Infatti a carnevale sono stata vestita da fatina con costume di nylon fino a quanto poteva decidere Matre. Poi stop. A otto anni ho detto addio ad abito e parrucca azzurra.
    La frangetta tagliata in casa, invece, che mi rendeva la sorellina di Dario Argento mi ha perseguitato oltre l’adolescenza.

  12. All’asilo ero la più alta e non avevo mai il vestito per la recita uguale agli altri.
    A messa ero l’unica vestita da maledetta principessa gallese.
    Quanto pungevano i braghetti di lana portati con calzamaglia di lana..

    Perché, in un martedì che pare lunedì, devi far riemergere questi orribili traumi, PERCHÉ???

  13. ah ah, santissime verità!!! E vogliamo mettere i pantaloni alla zuava in vacanza in montagna e le calzemaglia di lana pungenti, sotto le gonne a quadretti di lana pure quelle??!!!

  14. Quante verità, Enrica.
    io ho 46 anni; a carnevale tutte le mie amiche si vestivano da fatina ma io no, perchè mia mamma faceva la sarta e voleva sbizzarrirsi in qualcosa di più originale. Per cui ho ritrovato una bella foto di gruppo dove tra i lustrini e le bacchette magiche spunto io vestita da contadina rumena. Ero già avanti, con l’integrazione sociale.
    E sempre grazie all’abilità taglia e cuci di mia mamma ho dovuto passare la mia infanzia a giustificare fili che pendevano da tutte le parti, finte etichette dei jeans fatte a mano, camicie collage di tutti gli avanzi di scampoli regalati dai parenti.
    Ora non riesco più nemmeno a farmi fare un orlo..

  15. Lurkerella says:

    Che invidia la canottiera misto lana/cartavetrata! Io la dovevo portare a manica lunga! Aaaaargh! E vogliamo parlare delle scarpette col cinturino bello stretto tipo laccio emostatico?

  16. Tu devi essere la mia sorella nascosta.
    Recita con poesia: momento allucinante, ho ancora gli incubi dopo 3 decenni e mezzo
    Carnevale: festa sempre odiata e – per mio sommo CULO – ho sempre evitato di vestirmi, mentre i miei compagni sfilavano con i vestiti più improbabili
    Abbigliamento: avendo una cugina più vecchia di me di 3 anni, io indossavo quasi sempre i suoi vestiti. Peccato eli fosse femminuccia ed io maschietto
    Magliette di lana urticante? Eccomi
    Calze traforate? Eccomi di nuovo
    Pettinatura? Nessuna: capelli a spazzola 12 mesi su 12. Con le orecchie a sventola non era il massimo
    Genitori? Mio padre aveva la Prinz, fai tu.

    Ciao

    Andrea alias K!

  17. Silvia says:

    Che dire, i codini tirati così forte che la sera faceva male il cuoio capelluto per il trauma, i calzini bianchi traforati che lasciavano il segno su tutto il polpaccio e le polacchine di camoscio che almeno non si sformavano subito e ci si riusciva a fare una stagione.

  18. Mioddio! Ho rivisto la mia infanzia! Il travestimento di carnevale da uomo mi ha traumatizzato… Erano tutte e tutti bellissimi.. Poi c’ero io… Il contadinotto emiliano con tanto di baffi disegnati con eyeliner indelebile!

  19. Io ricordo distintamente un vestitino di raso rosa, le calze bianche e le scarpette di vernice nera (che andavano pulite ogni tre respiri netti). Ero vestita in modo identico a quella poraccia di mia sorella (di tre anni più grande e quindi doppiamente vergognosa), perchè “Oooh! Sembrate due bamboline!”. Ora, si è mai vista una donna che aspiri a diventare una bambola? Ma ti pare una cosa sana? Per anni io e mia sorella abbiamo sognato la vita di Heidi o di Remi. Ci sembravano divertenti. Per dire.

  20. Mia mamma era decisamente una bulla. Ogni carnevale avevo un vestito nuovo, fatto da lei, che non essendo una grande sarta, era il più semplice possibile. Mi sono vestita da cinesino (giusto perché un vestito da bambina sarebbe stato banale). Ne taglio a scodella ne coda, peggio, corti corti 4 cm al massimo che “hai un bel visino tondo ti donano” aka sono più pratici.
    Colletti grandi ricamati sopra le felpe, fuseaux di colori improbabili come se non ci fosse un domani, quelli color carta da zucchero li ricordo ancora!

  21. antonella1512 says:

    Ho riso da morire.. tutto vero! No va beh parliamo del fatto che mia madre – che ha 22 anni + di me – mi ha obbligato per i primi due anni delle medie a mettere i suoi pantaloni a zampa anni 70, di velluto a costine, un paio verde e un paio amaranto a settimane alterne. Peccato i compagni avessero i jeans stretti con cerniera in fondo e i peter pan ai piedi… mentre io avevo gli stivali con il pelo dentro!
    Maglioni di lana che pungevano “ma solo i primi minuti, poi ti abitui”. I capelli “come decido io stamattina”.
    Altro che “ascoltiamo i bisogni dei nostri figli”…

  22. A me mi vestiva mia nonna quindi immaginati tu. Le calze bianche traforate con gli scarponcini blu’ tipo ortopedici erano un must e poi canottiera a maniche lunghe e fazzolettino profumato di acqua di colonia da accompagnare ai vestiti increspati sul petto con le maniche corte a sbuffo. Per qualche strano mistero, o dicesi botta di culo, mi sono evitata i colletti ricamati ma il capello era tiratissimo con improbabilissimi fiocchi rossi che solo a ripensarci mi vien mal di testa!
    Mi domando come abbiamo fatto noi italiane con questi presupposti a diventare le donne eleganti o solo modaiole che il mondo conosce….se sapessero cosa c’e’ dietro!

  23. Noi, che persino le figlie uniche si beccavano abiti smessi da cugine di terzo grado. Io prendevo tutta la roba di mia cugina che è sempre stata 20cm più alta di me. le superga blu e bianche l’estate, quelle che ti facevano la macchia di ruggine sulla caviglia se le bagnavi. Quelle orrende calze bianche traforate, che facevano tanto anni 40. Le camicie di flanella con i colletto di pizzo il 10 Giugno, perché la mattina fa freddo e poi ti ammali.
    Ricordi più brutti della divisa scolastica da impiegato sfigato al liceo.

  24. Clara says:

    ah meravigliosi anni 80, io sono dell’82 e tutto questo per mia fortuna non lo vissuto, anche perché per vestirmi sono sempre stata una ribelle, per due volte che ha provato a mettermi vestiti che odiavo mi sono barricata in casa e non sono uscita fino a quando mia mamma mi ha detto “va bene ti cambio” 😀 con me sotto questo aspetto non c’era scampo 😀

  25. Recita di carnevale quinta elementare io è mio padre scegliamo il vestito, devo presentare, e compriamo un abito lungo da paesanella, torno a casa con lo scatolo e sopra ci sono le foto di Rio con ragazze in costume tanga e piume , mia madre guarda e inizia a imprecare” u maronn che vestito hai scelto col culo da fuori come ti presenti? Maronn maronn” apro la scatola per mostrarle il castissimo abito lungo….. Si rasserena ma pensava davvero che mio padre volesse spedirmi su un carro a Rio de Janeiro ……….

  26. Marta says:

    Mai ho scritto un commento nella mia vita , ma il tuo blog è illuminante e travolgente . Adoro il cosa e il come lo scrivi. Brava. Che i “brava” non bastano mai e fanno bene. A chi se lo merita.

  27. Marina says:

    E la poesia di Natale? A nessuno è toccata questa disgrazia?
    Dopo il pranzo natalizio, mio fratello ed io eravamo “invitati” a salire su una sedia e recitare la poesia che ci era stata insegnata a scuola davanti a tutto il parentado.
    Sto pensando di provarci con mio figlio, sono curiosa di sapere cosa mi risponderebbe 🙂

  28. allegribriganti says:

    Ciao! Sei fantastica. Riesci a farmi fare la pace con certi ricordi, ridendoci su!!! Mia mamma mi faceva la coda così tirata che le sopracciglia arrivavano alle orecchie e subito dopo mi spalmava un chilo di crema grassa (quella nella scatoletta di latta blu) su tutto il viso “altrimenti con il freddo ti si screpola il viso”. Non importa se era il 27 Maggio! E poi i pantaloni con le ghette. Io alta alta e magrissima, mi cadevano giù. Soluzione? Le bretelle. Ma almeno riuscivo a nasconderle sotto i maglioni. Uh Signur speruma che con i miei figli non sia una bulla!

  29. annamarina says:

    grazie perché dai fiato ai miei pensieri come pochi .
    adoro il tuo modo di scrivere e rido di gran gusto quando ti leggo. meravigliosa pausetta tra mille affanni.grazie veramente.

  30. Capello corto fino alla terza elementare, pantaloni corti e maglia di lana bianchi fatti a mano, sandalo con gli “occhi” color blu, e calzettoni di cotone bianco traforato, i miei incubi fino alla terza elementare.
    Poi siamo passati a canottiera, dolcevita sintetica (rigorosamente bianca) e magione di lana fatto a mano, su pantalone di velluto a coste blu o color cacchina e il primo collant credo di averlo indossato in prima superiore!
    Quando i capelli sono cresciuti ovviamente legati in codino centrale, due codini laterali, trecce, coda di cavallo, che altrimenti ti vanno negli occhi e poi con la fronte libera stai meglio!
    Ora a 45 anni suonati, capello lungo lungo liscio sciolto al vento, vestita rigorosamente di nero, che significherà?

  31. squass says:

    l’ho letto quando l’hai scritto, ma ho aspettato fino ad oggi a commentare… un po’ mi vergognavo…
    oltre al fatto che non avevo capito (e non l’ho capito ancor oggi) se leggendo quello che hai scritto mi vien da sorridere o da piangere

  32. Mafi says:

    Leggo solo oggi…Ho riso a lacrimoni, per come hai scritto e per cosa hai scritto!
    Io sono fuori età per quelle cose, essendo nata un bel po’ prima, ma si adattano alle mie sorelle più piccole. Io posso condividere i calzettoni bianchi traforati, che ho portato fino in prima liceo…
    Grazie, mi hai fatto trascorrere quindici minuti bellissimi.
    Ciao. Mafi

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