Ti sento sentirmi.

Mio padre è sempre stato un grande lavoratore, insegnava, studiava, il rumore della macchina da scrivere era il metronomo delle mie giornate. Picchiava sui tasti solo di indici, destro sinistro, destro sinistro e poi lo strappo netto del foglio che esce dalla sua tenaglia, pieno di segni, ai tempi per me illeggibili. Il pomeriggio non mancava mai il riposo. “Venti minuti, quando la lancetta corta è sulle due e la lunga sulle sei, svegliami”, ho imparato a leggere l’orologio così, sui micro-sonni di mio padre. Si sdraiava sul mio letto e voleva che rimanessi accanto a lui, sul pavimento a giocare alle bambole, gli piaceva la mia voce bambina nel dormiveglia, cosa raccontassi non me lo ricordo, ma sapevo che mi sentiva e lui sentiva che lo sapevo, cullato dalle mie storielle.

Crescendo la mia idea di amore sereno è rimasta quella. Due persone che anche in una stanza affollata, anche facendo altro, parlando con gli amici, chiacchierando, sorridendo, ballando, si sanno. Si allacciano con le code degli occhi, a distanza. E poi le code si fanno gambe, braccia, capelli, labbra strette, la notte, a letto. Mi pare una grande fortuna l’amore così, fortuna come qualcosa che ti capita per caso, ma che puoi mettere al sicuro, farne tesoro.

L’altra sera ero sola con Marta, Lorenzo era in gita con la materna, la prima notte fuori da solo. Dopo cinque anni di docce alla Rambo, ho riempito la vasca da bagno, si è fatta una bella schiuma, mi ci sono immersa. Mia figlia si è seduta per terra, accanto a me, giocava a lavare delle piccole stoviglie nel bidet. Io ho chiuso gli occhi, le ho detto di chiamarmi quando la lancetta piccola fosse stata sulle sette e la grande sul sei. Sapevo che mi sentiva e lei sentiva che lo sapevo.

 

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Foto: susanita

 

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20 thoughts on “Ti sento sentirmi.

  1. Annamaria says:

    Come sempre riesci a dar voce a quello che sento…la tua scrittura è lieve ma intensa. Sei la migliore.

  2. Io invece ho un ricordo bellissimo di quando mio figlio era piccolo e si rannicchiava a dormire sopra di me.
    Ed io leggevo, ascoltavo musica, dormivo anch’io.
    Momenti impareggiabili.

  3. anonimo says:

    fine anni 50, la grande cucina che si affaccia sul cortile, la stufa a legna, mia mamma che sferruzza ascoltando la radio, io che scrivo accanto a lei…….non è possibile, sei riuscita a tradurre in parole lo stato d’animo di quel momento! Ci vuole talento ragazza mia e sensibilità, tanta.

  4. Gianbumbi says:

    Invidio quelle mamme che, tornando a casa da lavoro, hanno voglia di “giocare” con i loro figli. Io non riesco. Io adoro mettermi sul letto, nella sua stanza, per una mezza oretta, prima di cominciare a cucinare e, mentre lui gioca, sfogliare un po’ il giornale o leggere qualche pagina di libro. Io, in quel momento, mi sento “con lui”, mi sento felice. Quella per me è una forma di condivisione… Se mi chiede qualcosa, io sono presente, ma non faccio parte del suo gioco.
    é una cosa che mi vergogno di confessare, tanto mi sento “in difetto”; rispetto a quelle mamme che invece tornano a casa e costruiscono piste per i trenini, giocano coi playmobil o fanno duelli con la spada laser con i figli. Ho intuito dal leggerti assiduamente che tu sia di quelle mamme meravigliose che sanno essere parte dei giochi dei figli, ed anche inventarne di meravigliosi per loro. Io no: non è nella mia natura.
    Con questo post mi hai dato una speranza, la speranza che mio figlio, pur sapendo di non avere una mamma compagna di giochi, però non mi senta “assente”, ma “mi senta sentirlo”…
    Sarebbe bello.
    Anita

    • Cara Anita, davvero secondo me non ha senso sentirsi in colpa… giocare con i propri figli può essere una gran rottura di palle se non viene naturale. Lorenzo è sempre stato un bambino bisognoso di attenzioni, anche nel gioco, e a volte penso che assecondarlo non sia sempre la cosa giusta. Fatica nell’organizzarsi da solo delle attività. Marta è indipendente e mi concede la compagnia silenziosa e goduriosa del sentirsi senza interazione. Io credo davvero che si sia creato il mito della mamma coinvolta, che rotola sui tappeti e fa le vocine, anche meno va bene. un grande abbraccio

    • Sono come te… ora la mia bimba ha 11 anni e le piace sedersi accanto a me, la sera nel lettone, per gli ultimi dieci minuti prima di dormire, a leggere insieme. Ma lei ormai è grande: io leggo il mio libro, lei il suo… ma vicine, respirando quasi all’unisono. Io so che mia figlia non si sente meno “figlia” anche se con lei non ho mai giocato… perlomeno me lo auguro ❤

  5. Gianbumbi says:

    Ti sono grata, Enrica.
    “La compagnia silenziosa e goduriosa del sentirsi senza interazione”.
    Brava tu: che sai pescare le parole giuste e metterle in fila nel loro ordine perfetto. Per questo credo sia tanto bello leggerti.
    un abbraccio a te

  6. io ce l’avevo, un amore così.
    dentro una stanza affollata, ma sempre mano nella mano pure a metri di distanza.
    la notte dormivamo con le bocche attaccate, perché anche io ho respirato con la bocca di un’altra persona.
    ce l’avevo, io, un amore così.

  7. Ho sempre pensato infatti che per capire se c’e’ ancora intesa o amore o amicizia o sentimento bisognerebbe stare piuttosto in silenzio e provare a sentirsi. Invece facciamo sempre l’errore di voler parlare e piu’ non ci si capisce niente e piu’ si cercano le parole ma come dici tu, basterebbe esserci in silenzio e provare a sentirsi.

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