Dio esiste, ma per fortuna non è una madre (piccolo elenco di indulgenze ad uso delle mamme).

 

Indulgenza per le urla. È iniziata quella particolare stagione dell’anno in cui le gonne si accorciano, le giornate si allungano, le finestre si spalancano e le urla delle madri riempiono i cortili. Non che le madri non urlino in inverno, ma le mura spesse sono nostre amiche, attutiscono i suoni. D’estate non ci dovrebbe spaventare la prova costume, ma la prova vicino, quando incontriamo i vecchietti per le scale che fanno passare noi, i nostri figli e i tre metri di coda di paglia che ci portiamo dietro. Urliamo, non è grave ogni tanto, i miei figli sono nelle mie preghiere la sera (anche se non credo in Dio, purtroppo) e nelle mie bestemmie di giorno (anche se non bestemmio Dio, che comunque non si sa mai). Solo che le preghiere si sussurrano e non fanno rumore, le cose belle raramente fanno la voce grossa.

Indulgenza per la fretta. Ho letto un articolo da boom di condivisioni (e in parte condivisibile, si intitola il giorno in cui ho smesso di dire sbrigati) dove si parlava della necessità di rallentare i ritmi per il benessere dei propri figli. La mamma francese racconta di quanto si sia sentita “bulla” a mettere fretta per anni alla sua bambina rilassata e sognatrice. E io concordo. Ok ristabilire le priorità dei bambini, mangiamo le granite in silenzio accanto a loro davanti a un panorama, ok dar loro il tempo di godersi lo svolazzo della farfalla. Ma la frase “forse le cicatrici di una vita frenetica non spariscono mai” mi è sembrata veramente troppo. Le ferite della fretta? I bambini non sono tutti occhioni alla finestra, tutti nuvole e lentezze, i bambini, almeno i miei, mi incalzano costantemente con “Andiamo mamma? Cambia mamma! Quanto ci metti mamma? È pronto mamma? Siamo arrivati mamma? Quando ripartiamo mamma? Sei lenta mamma!”. Ecco, magari dovremmo solo sincronizzare gli orologi e prenderci una pausa anche da questa afflizione costante del sentirci carnefici dei nostri figli martiri.

Indulgenza per il lavoro. C’è un post molto amato dalle mamme social che si intitola i bambini delle mamme che lavorano  sono molto coraggiosi, lo allego anche se non riesco a trovare la fonte originaria, fa così:

“I bambini delle mamme che lavorano sono ­molto coraggiosi.
Al mattino vorrebbero rimanere a casa con la mamma, ma si asciugano le lacrime e restano a giocare con la nonna.
I bambini delle mamme che lavorano sono ­molto coraggiosi.
A pranzo vorrebbero mangiare con la mamm­a, ma si sforzano e imparano a mangiare da ­soli.
I bambini delle mamme che lavorano sono ­molto coraggiosi.
Al pomeriggio vorrebbero fare la nanna con la mamma, ma si addormentano lo stesso abbracciand­o un pupazzo.
I bambini delle mamme che lavorano sono ­molto coraggiosi.
Alla sera vorrebbero vedere subito la mamma, ma aspettano davanti alla porta anche se­ fuori è tutto buio.
I bambini delle mamme che lavorano
quando la porta si apre e vedono la mamm­a corrono super veloce, saltano super in a­lto e stringono super forte la loro mamma.
I bambini delle mamme che lavorano sono coraggiosi come i supereroi.­

Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.
Al mattino vorrebbero rimanere a casa con il loro bambino, ma si asciugano le lacrime e salgono in ­macchina.
Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.
A pranzo vorrebbero tornare a casa dal loro bambino, ma mangiano un panino veloce in ufficio ­per uscire prima alla sera.
Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.
Al pomeriggio vorrebbero fare una passeggiata con il loro bambino, ma guardano la foto dal cellulare e ­finiscono di lavorare.
Le mamme che lavorano sono molto coraggi­ose.
Alla sera vorrebbero vedere subito il lo­ro bambino, ma escono di corsa dall’ufficio e schizz­ano via nel traffico.
Le mamme che lavorano quando aprono la p­orta e vedono il loro bambino corrono super veloce, si accovacciano su­per in basso e stringono super forte il ­loro bambino.
Le mamme che lavorano sono coraggiose come i supereroi”.

È stato un piccolo fenomeno di Facebook e mi rendo conto che le intenzioni di chi lo ha scritto sono consolatorie, ma la retorica che sottende il post io credo che venga per nuocere o almeno che nuoccia a me. Lavoro con piacere, il lavoro non toglie tempo ai miei figli e il coraggio non c’entra nulla. Non vado in guerra, li accompagno alla materna e li saluto dalla finestra e non è come l’ultima scena del Dottor Zhivago dove Jurij batte sul vetro e Lara non si gira e al poveraccio gli piglia pure un coccolone e schiatta. No, io mi giro, mando i baci, faccio ciao ciao e loro sorridono. Tutto bene. Se qualche volta non sorridono va bene ugualmente, perché i bambini sono persone e come tali hanno il diritto di restare seri o piangere o essere di umore indefinito. Ma soprattutto lo scritto chiude con “I figli delle mamme che lavorano sono coraggiosi come supereroi”. E mi domando: ma che minchia di superpotere è avere una mamma che lavora? Come avviene la mutazione? Devi essere morso da un sindacalista esposto ai raggi gamma?

Indulgenza per mancanza di fantasia. “Non ho voglia di giocare con mio figlio” mi ha detto un’amica qualche sera fa. Era il tono di una confessione meditata da tempo, sofferta. “Ma nel senso che ti chiede di farlo e tu ti neghi sempre?” le ho chiesto, “No, nel senso che gioca tranquillo mentre io leggo una rivista, ma sento che dovrei stare con lui sul tappeto”. Ma possiamo sentirci in colpa anche per questo, perché non torniamo a casa morendo dalla voglia di infilarci il vestito della Fata Lina del Fanta Bosco e saltellare per la casa invasate? I bambini una cosa sanno fare veramente bene e quella cosa è giocare. Perché dobbiamo prenderci carico anche di quello, della loro fantasia? Ma chi ci crediamo di essere? Ma soprattutto chi crediamo di dover essere? Rilassiamoci, amiche mie, Dio esiste, ma per fortuna non è una madre.

 

Foto susanita

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21 thoughts on “Dio esiste, ma per fortuna non è una madre (piccolo elenco di indulgenze ad uso delle mamme).

  1. Gira che ti rigira il senso di colpa delle mamme è sempre in agguato. Io sono una mamma che lavora e mia figlia che ora ha 20anni non potrebbe immaginare una vita diversa. Quando aveva circa 15 anni scherzando le ho detto che sarei stata a casa dall’ufficio. Mi ha guardato semi spaventata asserendo che non poteva accadere e che lei era abituata a passare il pomeriggio “da sola”…

  2. Che poi ‘ste mamme che hanno la colpa di tutto… e ‘ste donne che fanno soffrire i loro figli andando a lavorare dato che, come è naturale, il loro posto è in casa a crescere la prole loro gentilmente donata dal maschio, lui sì procacciatore di cibo… Sinceramente non se ne può più… Bello questo post 🙂

  3. La sindrome della mamma perfetta è sempre in agguato… forse possiamo anche diventare mamme perfette ma poi diventiamo donne monche. e allora preferisco sentirmi perfezionabile a vita.. io faccio del mio meglio, e la prossima volta che un qualche senso di colpa vuole raggiungermi torno a leggere questo tuo post.. ❤

  4. Ma magari mia madre avesse avuto la fortuna di lavorare, altro che pianto da supereroi… Mi sarei permessa il conservatorio, e le gite al liceo, e magari qualche vestitino in più o il diario dell’Onix. Secondo me attualmente si sta troppo elevando la figura del figlio, del bambino, a discapito di ciò che sono i ruoli e le esigenze…. Tutto per una questione di visibilità.

  5. odissea3000 says:

    Ma i papà esistono o no? Solo le mamme sono importanti per i figli? Perché non stanno entrambi a casa dal lavoro per seguire i figli? E i figli vorrebbero davvero un genitore sempre col fiato sul collo?

    • La logica purtroppo è spesso del padre che aiuta la madre e non del padre che divide le incombenze cinquanta e cinquanta. Il padre dei miei figli si è trasferito per lavoro a Dubai e non facciamo testo, credo che ci sia una nuova tendenza della paternità più matura, ma di strada ce n’è ancora tanta da fare. Io, sono stata moltissimo con mio padre da piccola, ma entrambi i miei genitori lavoravano e grazie al cielo non mi hanno mai alitato sul collo.

  6. lorenza says:

    “IL SENSO DI COLPA IN FONDO E’ UN DELIRIO DI ONNIPOTENZA”.
    Questa è bellissima, me la sono trascritta su un post-it e attaccata al computer.
    E anche il post di Enrica è fantastico, quello si, che è condivisibile!
    Grazie Tiasmo e grazie Ciurmamom.

  7. Urla: no problem, le mie (da papà) e quelle di MDM (Mia Dolce Metà) passano anche attraverso i muri
    Fretta: mio figlio è talmente “lento” che se fosse per lui la scuola aprirebbe alle 11:00 e la cena verrebbe servita alle 23:00. Fargli fretta è il minimo sindacale. Lui non è un sognatore, è un vero perdi-tempo
    Lavoro: spiace andare al lavoro quando magari lui è ammalato, o magari è una bella giornata senza scuola, e tu devi lavorare invece di fare un giro in bici o una passeggiata con lui
    Fantasia: quando lui era piccolo cercavo sempre di giocare con lui, magari proponendogli i giochi quando lui non sapeva cosa fare
    Foto: molto significativa

  8. Guarda, mi alzo in piedi e ti faccio un applauso di almeno 10 minuti, soprattutto per il tuo pensiero su quel cavolo di post che girava su fb sui figli delle mamme che lavorano! Post che ha ottenuto l’effetto contrario, far sentire delle degeneri le mamme che lavorano anziché consolarle perchè alla fine non fanno proprio niente di male!! PS sì, pure io mi sento in colpa se non ho voglia di giocare col pupo..accidenti a me..e mi sento in colpa per ogni suo capriccio perché mi sembra di non saperlo educare come si deve..per ogni suo modo di essere (testardaggine e nervosismo in testa)..ecc ecc..nonostante mi ci stia impegnando eh..quindi continuo con l’applauso 🙂 Serena

  9. E poi c’è mio figlio, 1 anno e mezzo, che quando torno a casa dal lavoro mi corre incontro, io mi accovaccio giù per prenderlo e a mezzo metro da me si gira e torna a giocare 😄
    Che burlone!

  10. elena says:

    a proposito di giocare….ai miei due lestofanti è stato permesso praticamente tutto da piccini: giochi alla Montessori che prevedevano anche incasinare insozzare e semidistruggere la casa … ora hanno 10 e 9 anni , ancora casa nostra è un bordello e io che ormai son vecchiarella odio qualsiasi attività ludica che alla fine preveda un’ora di rassettamento . l’unica cosa che non hanno imparato è girarsi e rimettere le cose dove le hanno trovate…. ormai sono una mamma a rovescio che strilla : ACCENDETE LA TELEVISIONE !!!!!!! E sensi di colpa: zero via zero .
    un bacio , Elena

  11. Simona says:

    Bellissimo. Pura verità. E grazie per aver distrutto in modo elegante e ironico sta cazzata del coraggio delle mamme che lavorano e dei loro figli. Ho lavorato per anni avendo due figli. Ora sono al terzo e al momento non lavoro, ma credetemi…il coraggio ci va a stare a casa!!!!!!

  12. wild girl says:

    Sarò anche una madre degenere…ma in questo mondo di mamme perfette iper-attente iper-protettive iper-pronte ad essere sempre sul pezzo per i loro figli, c’è anche chi, come me, è felice ogni mattina di chiudersi in ufficio per non sentire le urla dei figli e per concedersi il giusto “relax mentale” dal tour de force quotidiano. Il loro padre vive lontano, e io devo gestire tutto da sola: ma quando di sera rientro a casa “disintossicata” allora sì che me li godo veramente!

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