Le body-sceme come me.

La mente di un’adolescente è fertile soprattutto perché usa un fertilizzante sopraffino: la merda. E per merda intendo i mille problemi legati a un corpo totalmente nuovo e piuttosto definitivo. Prima fa meno paura perché c’è ancora possibilità di una forma di trasformazione. Dopo no. Quello è, può peggiorare, può migliorare, ma nella sostanza c’è poco margine di cambiamento. Io avevo un bel corpo, ora lo posso dire, lo vedo nelle foto, lo ricordo. Gambe lunghe, spalle proporzionate, tette poche ma sensate, capelli lunghissimi e ricci fino a un notevole culo. Il viso era strano, come oggi, eppure il mio problema era il corpo, non il naso rotto, non il mento appuntito, il corpo. Il peggior body-shaming, come si dice adesso, me lo sono fatta tutta da sola. Che poi shame è una parola doppia perché significa vergogna, ma significa anche peccato. Ed è un peccato tremendo vergognarsi, ma soprattutto una madornale perdita di tempo.

Fortunatamente sono arrivati gli uomini, gli uomini sono stati i migliori alleati del mio corpo, ho avuto fortuna, lo so. Nessun ragazzo con cui sono stata mi ha mai chiesto perché non mi rifacessi le tette o il naso, al massimo mi sono sentita dire che ero troppo pallida o che dovevo mangiare di più. Gli uomini sono meno scemi di noi o almeno di me, questo è certo. Il segreto di bellezza incontrovertibile è che anche la donna più figa, con la pelle più tonica e il sedere più alto, non lo sarà per sempre e soprattutto non lo sarà mai per tutti ed è stata la svolta. Fare l’amore, farlo bene, insegna l’amore per il corpo, perché il piacersi passa soprattutto attraverso il piacere. La seduzione ha molto a che fare con i difetti, con il desiderio di colmare una crepa, una ferita. La seduzione è compensazione.

Quando sento un adulto parlare di decoro, di chi possa o meno permettersi un paio di shorts, mi viene sempre l’ansia. In modo particolare quando le argomentazioni iniziano con “quando ero ragazzina non mi sarebbe mai venuto in mente di vestirmi così”. Ma siete serie? Veramente rimpiangete i magliettoni sotto l’ombrellone? Veramente credete si stesse meglio intabarrate sotto venti strati di paranoie? Mia nonna Luisa, donna dai costumi integerrimi (un solo uomo fino all’ultimo giorno e pochi vestiti in più) prima di rincoglionire totalmente mi disse: “Io, tornassi indietro, camminerei con le braccia a terra e le gambe per aria”. Intendendo nel suo modo buffo che se impari veramente, l’unica lezione che l’esperienza ti può insegnare è il diritto alla libertà.

Liberi tra l’altro ci nasciamo, liberi e soddisfatti del nostro fuori come del nostro dentro. I bambini pensano di essere belli, perfetti, creature uniche e meravigliose. Io almeno pensavo di essere così, ma d’altronde pensavo di essere, a seconda delle volte, un unicorno o una ballerina. All’età di sei anni, fu mia sorella a dirmi che no, non ero bella, cioè c’erano moltissime bambine più belle di me, Nikka Costa per esempio. Ecco quando vedo una ragazza con la cellulite e gli shorts penso che i casi siano due: sa di non essere Nikka Costa (che comunque resta anche oggi una gran gnocca, li mortacci sua), né la più bella del paese, ma ugualmente ha deciso di indossare i pantaloncini come atto deliberato, una scelta consapevole e allora oltre alla cellulite ha una cosa che a me manca, la libertà. Oppure no, non si rende conto, ma col cazzo che sarò io a dirle che gli unicorni non esistono.

Penso che sia fondamentale educarsi alla forza e alla critica, perché le critiche non smetteranno, perché siamo fatti così, la presa in giro si può tacere ma ce l’abbiamo nella testa. Parlando per me, chiamo Zio Marrabbio le donne che si mettono quei sandali tanto di moda con la para bianca e i pantaloni a mezzo polpaccio. So riconoscere un culone o un nasone e non so resistere alla presa in giro. Non la pratico pubblicamente e mi sorprende l’ingenuità di alcuni scivoloni compiuti da settimanali accreditati, ma rivendico il diritto di scherzare sul corpo mio e degli altri, sui costumi miei e degli altri. Esattamente come scherzo su chi dice ciaone o fa un uso scorretto del piuttosto che. Ecco, ragazze, lasciate perdere i cuscinetti e le trippe e andate a liposuggervi i piuttosto che.

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Foto: Susanita

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8 thoughts on “Le body-sceme come me.

  1. Alrisha says:

    Ecco, tu pensa come sono messa io. Mia madre non mi ha mai detto che ero bella altrimenti potevo crescere stupida. Anzi, mi diceva che da neonata ero proprio un mostro. Qualche volta aggiungeva che poi però sono migliorata.
    Di sorelle stronze che indicavano solo i miei difetti ne ho avute due. Sono cresciuta sentendomi brutta. La prima storia d’amore mi ha castrato per 10 anni.
    La seconda è durata 20 anni, con un uomo che non mi ha quasi mai fatto complimenti. Il sesso, un disastro , perché non ti senti bella non puoi nemmeno sentirti sexy.
    Sono arrivata a 50 ed ho finalmente incontrato un uomo che mi ha detto quanto bella sono, peccato che non lo posso avere.
    Adesso guardo le mie foto del passato e vedo una bella ragazza, una bella donna.
    Chissà che cazzo ho fatto nelle mie vite precedenti per meritarmi tutto ciò

  2. Certi punti dei tuoi “racconti” mi commuovono sempre, un pò perchè sarò eccessivamente sensibile, ma moto perchè affronti con estrema superficialità (non intesa in accezione negativa) temi a volte anche forti e questo mi tocca: il modo in cui arrivi, perchèa questa leggerezza ti rimane impressa e spesso ti fa riflettere molto di più.

  3. Sottoscrivo quello che dici, è proprio così, anche per me. E la sfida è trasmettere questo spirito alle nostre figlie e alle ragazze in generale.
    Francesca

  4. Prendere in giro me stessa (e quindi il mio corpo) mi ha fatto accettare come sono. Quando qualcuno critica qualche parte del mio corpo, io rincaro la dose. Esempio: alla vicina di casa che mi diceva:”Sei bianchissima, sembri un cadavere!”, ho risposto con: “Ah, meno male! Stavo facendo le prove generali per quando saro’ morta!”. Mai prendersi troppo sul serio.

  5. non pensavo a a Nikka Costa da un trentennio e me la sono andata googolare. Sul resto mi faccio un poster e lo attacco in camera di mia figlia (che per inciso è un’archeologa principessa)

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