La teoria dell’altalena.

L’altro giorno, un pomeriggio d’agosto in città, avevo tutto il tempo davanti, tutto lo spazio intorno, tutti i miei figli accanto. Lorenzo giocava a calcio, Marta voleva andare sull’altalena. Spingimi dalla schiena, non dalle catene e nemmeno dal sedile, dalla schiena e non ti fermare. Marta ha un master in teoria e tecniche di spingimento sull’altalena e non teme di applicarlo. E allora mi sono detta: questa volta aspetto che mi dica basta, che si stufi lei. Ho toccato la sua schiena a ritmo, per minuti, decine forse ventine. Poi ho visto la sua testa che si piegava di lato leggermente, ho pensato ecco il punto di rottura. E invece no, si era addormentata. L’ho presa in braccio, mi sono seduta su una panchina, siamo rimaste abbracciate nel giardinetto semideserto, è stato bello e un po’ commovente. L’amore è quella cosa a cui non diresti mai basta, al massimo, quando proprio sei stremato, ti ci addormenti.

Mi auguro che quest’amore esista anche tra adulti, ancora e anche per me, con un uomo, in una camera dove stare tanto da dover aprire le finestre perché l’aria si è fatta viziata, ma solo perché ci siamo viziati prima noi. Spero che si possa vivere senza basta, senza paura del tempo che passa e magari guardarsi dopo anni e dirsi “madonna, ma davvero siamo invecchiati?”. Come quando scopri che Stand by me ha trent’anni, Pulp fiction venti, Le vite degli altri dieci. Però sempre gran bei film, ragazzi. È plausibile che questa mia temporanea tendenza alla mollezza di spirito e alla melassa sia imputabile all’estate o al tramonto di questa sera o più probabilmente alla certezza che ci si prepari tanto alla prova costume quando poi basterebbe davvero solo innamorarsi.

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Foto: Susanita

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10 thoughts on “La teoria dell’altalena.

  1. michelarosa says:

    Io odio l estate voi blogger andate in ferie e saltello di blog in blog senza trovare aggiornamenti forza scrivete, leggo più voi che la carta stampata

  2. Marianna says:

    Più che altro i bambini hanno questa capacità di accumulare esperienze positive che con il tempo si perde. “Ancora” “Ancora”, senza annoiarsi mai.
    L’inizio della noia coincide con l’inizio della fine dell’infanzia.
    Ricordo un figlio di amici che avevo preso in braccio a poi fatto cadere sul divano provocandogli una gioia molto simile a un orgasmo. Ancora! Ancora! e io lo prendevo in braccio e lo ributtavo sul divano ottenendone ogni volta scoppi di risa fragorosi ed entusiasmo alle stelle fino a lasciarlo senza fiato. E ancora e ancora.
    E io pensavo: quando mai nella vita mi capiterà ancora di poter dare una gioia così intensa, un piacere così assoluto e completo, con così poco?
    Non so se la gioia dell’amore fra gli adulti sia davvero più grande del piacere che provano i bambini.
    Un abbraccio
    Marianna

  3. Pingback: SABATOBLOGGER 33. I blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

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