Vi imparo di giorno. Vi ripasso di notte.

Vi imparo di giorno. Vi ripasso di notte. Di giorno ruzzolate uno sopra l’altro, vi cacciate, morsicate e poi di nuovo cominciate a correre. Sono spasimi di vita, vi rattrappite insieme, in crampi nervosi, poi distendete tutto in un sorriso. Di notte vi dormite accanto, fermi, tu a pancia in su arreso alla fatica, Marta sghemba a pancia in giù con le gambe lunghe e il broncio.

Vi imparo di giorno. Vi ripasso di notte. C’è una ciclicità nel conoscervi, azione e contemplazione. Come le tue magliette da calcio, che sono le uniche che vuoi mettere, ci sudi di giorno, io le lavo la sera, la notte le asciuga perché domani è un altro giorno. “Quando chiedi di giocare agli altri bambini ti vergogni un po’” spieghi a tua sorella “ma poi quando entri ti senti un campione”. Hai il corpo di tuo padre, come lui ti muovi, ma hai il mio sguardo. Di chi ama osservare gli orizzonti fuori dal finestrino anche quando non c’è orizzonte e nemmeno finestrino. Cosa fai imbambolato? Ti diranno forse le nuove maestre che incontrerai lunedì.

Leggere sai leggere, l’hai imparato da solo sulla Gazzetta dello Sport. Contare sai contare. Ma non sai ancora il segreto dell’infinito, è la prima cosa che ricordo bene delle elementari. Appena imparai come funzionava la questione dei numeri, arrivata a cento mi dissero che potevo andare oltre… ai duecento, ai trecento e via così, nei secoli dei secoli. Fu un trauma e non volli andare a vedere. Ci credo, ci credo, non conto oltre, mi fermo qui. Per come sei fatto temo che tu proverai a contare nei secoli nei secoli.  La matematica ci insegna l’infinito, le lettere ci insegnano a dargli un nome. La filosofia ci mostra come aprire il mondo, la chimica e la fisica le combinazioni che lo chiudono. La storia ci prepara, la ginnastica ci allena. A cosa esattamente lo devi decidere tu ed è la parte più complicata, ma più stimolante della scuola.

Vi imparo di giorno. Vi ripasso di notte. Vi tasto le ossa, vi conto i denti, vi misuro a spanne, conto quanti piccoli respiri vostri fanno un respiro profondo mio. E do la buonanotte alle orecchie, alle nuche, ai capelli sul cuscino, alle ginocchia graffiate, alle linee dei palmi nelle mani, ai piedi che si fregano sui piedi. Non dormono mai i piedi? Vi do la buonanotte adesso che dormite ed è una cosa tenera e inutile augurare la buonanotte a chi dorme già.

Vi imparo di giorno. Vi ripasso di notte. Fin quando vi so e così all’infinito.

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25 thoughts on “Vi imparo di giorno. Vi ripasso di notte.

  1. cavallogolooso says:

    Se ne hai voglia e non l’hai già fatto, dato che sono ancora così piccoli puoi dare una letta a “La scuola fa male” di James Marcus Bach. Ed ora… verso l’infinito… E OLTRE! 😀

  2. Io non le tasto, non le conto, non le misuro. Non le conosco nemmeno a memoria, le mie figlie, perché il tempo di capirle e già devo passare alla pagina successiva. Però le so a modo mio, perché ognuno impara col suo stile cognitivo. Grazie: leggerti aggiunge sempre qualcosa.

  3. Emilia Presciuttini says:

    Leggere, affiorare di lontani ricordi… Mio fratello piccolo, in prima elementare, chiede tutto curioso a mio fratello grande, al secondo anno di Ingegneria: “Ma tu a che numero sei arrivato?”.

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