Di elementare non ci resta nemmeno la scuola.

Della mattina mi piace il momento in cui saluto Lorenzo davanti alla scuola. Arriviamo sempre trafelati, Marta in una mano, Lori nell’altra, attraversiamo la strada in volata. Di solito comincia a chiamare qualche compagno già da lontano, fanno ridere i bambini quando si incontrano per strada, si salutano scuotono la mano anche se sono vicinissimi e poi stanno lì, senza parlare. Magari è perché ci sono i genitori, magari è perché non hanno nulla da dire e molto da giocare. Mi piace quando Lorenzo saltella i cinque gradini dell’ingresso con lo zaino che sbatacchia sulla schiena, a ritmo. Non guarda mai indietro.

Un bambino sereno è quello che affronta la campanella, in entrata e in uscita, con lo stesso passo. Corre se è un bambino che corre, cammina se è un bambino che cammina. Se entra correndo ed esce camminando potrebbe esserci qualcosa che non va a casa, se entra camminando ed esce correndo forse c’è qualcosa che non va con i compagni o con gli insegnanti. Mi dico che fin quando Lorenzo farà quei cinque gradini in salita con la stessa allegria della discesa non c’è da preoccuparsi. Un genitore deve pur trovare qualche escamotage per raccontarsela.

Anche perché la scuola elementare è iniziata da poco più di un mese e le maestre si lamentano perché la classe è terribile, indisciplinata. Considerando che il mio vicino di banco delle medie scriveva 666 con il bianchetto sul banco e poi gli dava fuoco con l’accendino, ecco mi sento per ora di non dare troppo peso alla faccenda. Hanno sei anni. Certo potrebbe essere che si siano allenati con i terribili 2, i nefandi 3, i diocenescampi 4, i scappadasotto 5, per poi dare il meglio in occasione dell’Armageddon dei 6. Però davvero a me sembrano sempre loro, i vecchi bimbi di sei anni. Che si lanciano in scivolata con le ginocchia ogni qualvolta una superficie calpestabile liscia glielo consente. Con i gomiti che fanno le orecchie alle pagine, con le pagine di MA e di ME e di MI e di MO e di MU, con le poesie delle stagioni da imparare a memoria (in una metrica che grida vendetta). Con la sorellina più piccola che dopo due secondi la sa cantando la poesia delle stagioni, mentre il fratello ancora arranca sullo scoiattolo curioso che fa il giaciglio del riposo. Con le matite masticate, le gomme perdute e lo scambio di figurine sostituito dalla collezione di Megapopz del Carrefour. Loro son loro.

A guardarci dai social siamo noi a essere cambiati, con le letterine del cazzo contro i compiti, con il culto del bambino, con le mille attività, con i mea culpa, con la ricerca della ricetta perfetta della genitorialità rigorosamente senza olio di palma. Siamo il nuovo proletariato borghese, nel senso originario del termine: il nostro grande unico bene è la prole. Ci investiamo, è tutto ciò che abbiamo. Vogliamo il meglio per i nostri figli naturalmente, senza capire che a volte offrire il meglio non significa farne persone migliori.

Mi rincuora comunque che visti fuori dalla scuola i padri e le madri siano sempre loro, i vecchi genitori di sempre. Con il ritardo di default, il bacio sulla guancia, “fai il bravo, aspetta che ti ho lasciato il segno del rossetto” e manata bavosa per cancellarlo. Con le auto parcheggiate a spina di pesce e a cazzo di cane e con l’unica grande preoccupazione di lasciare un bambino felice all’entrata e ritrovarlo uguale all’uscita.

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26 thoughts on “Di elementare non ci resta nemmeno la scuola.

  1. Paola says:

    Quella stupida sensazione di sentirmi un genitore inadatto. Ma perché poi? I miei figli sono sereni, il resto starà a loro.
    Come sempre sai andare in profondità con leggerezza. Grazie❤

  2. barbara71 says:

    Quell’esercizio lo ha fatto anche mio figlio…..però mi sa che ha scritto coniglio! La mia maestra elementare è mancata a maggio di quest’anno, 88 anni. Quella maestra, nubile, che mia madre mia obbligava a chiamare signorina e mia madre si incavolava, pure, se la chiamavo signora, perchè secondo lei, era una mancanza di rispetto: il rispetto che moltissimi genitori non hanno più nei confronti dell’insegnante. Quando vado a colloquio con le mastre dei miei figli mi sento comunque sotto esame io con la mia laurea e loro con loro diploma. Sarà che il rispetto per le istituzioni io ce l’ho tuttora e mi da fastidio quando i miei figli salutano le loro mastre con un “ciao”. Penso che sia molto difficile fare l’insegnante oggi perchè sono cambiati gli alunni ma soprattutto sono cambiati i loro genitori….in peggio!

    • Silvia says:

      Emm… ora siamo laureate anche noi maestre. Non è un vanto ho colleghe quasi in pensione “solo” diplomate con una cultura generale e una preparazione superiore a quella di quasi tutti i laureati che conosco.
      Così solo per evitare i soliti luoghi comuni…

      • tra l’altro non credo che debba esistere un senso di inferiorità-superiorità dato dal titolo di studio. Poche cose sono servite meno della mia laurea in lettere…

  3. Il problema, o nel nostro caso i “sensi di colpa”, nascono quando i figli non li puoi accompagnare tu a scuola o all’asilo, perché lavori sia tu che la moglie. E per lo stesso motivo non li puoi andare a prendere.
    E così ti perdi molti dei loro sorrisi, dei loro pianti, delle loro ginocchia sbucciate e delle loro arrabbiature con gli stessi amichetti con cui il giorno dopo giocheranno come non fosse mai accaduto nulla.

  4. Loro son loro, questa è la nostra salvezza. Belli i loro sei anni, le tute bucate sulle ginocchia e i quaderni con le orecchie.
    Indipendentemente dalle maestre che li vorrebbero soldatini o dai genitori che scrivono lettere acchiappaclick sui social. Godiamoci la loro bellezza, così, ora.

  5. Trovarli all’uscita piiù contenti, a volte capita.
    Belle parole, mi ci ritrovo. Il lato bello della condivisione è trovare qualcuno che dia voce ai tuoi sentimenti.
    Francesca

  6. alessandra83 says:

    e vogliamo parlare delle maestre? quest’anno nella classe di mio figlio n1 (5 anni, ultimo di materna) non faranno il classico corso di teatro, perchè lo sapete i bambini di 5 anni di oggi sono molto oppositivi e allora abbiamo pensato che sia meglio non chiedere ai bambini di elevarsi all’altezza dell’adulto, ma fare in modo che l’educatore si abbassi alla loro altezza, e così ci sarà il bambino che ha bisogno di correre e saltare e ruzzolare che correrà salterà e ruzzolerà, quello che ha bisogno di giocare al “facciamo finta di essere un supereroe” che fingerà di essere un supereroe, il tutto con l’osservazione e l’ascolto attivo del maestro di teatro. Io alzo timidamente la manina: ma scusate ma questo non si chiama gioco libero? e non è quello che di fatto fanno i ns figli tutto il giorno tranne che durante la compresenza di 1 e mezza, in cui (colorano schede! tutti i santi giorni!) fanno lavori creativi?
    Risposta: no ma è diverso, io li seguo, voi non vedete ma in quell’ora i bambini mi dicono: maestro guarda come salto! maestro guarda come rotolo! maestro guardo come gioco a questo! E io, in quanto psicomotricista, psicologo e maestro di teatro accompagno la loro crescita. Io non sono psicomotricista nè psicologa nè maestra di teatro ma al parco mio figlio in continuazione mi dice “guarda come scivolo veloce” “mamma, guarda il mio salto” ecc ecc. Io ci vedo un gran fancazzismo del maestro di teatro, che invece di chiedersi se lui non sta facendo abbastanza bene il suo lavoro, si dice e ci dice che i bambini sono oppositivi, e si arrende. gran tristezza!

  7. Carme mammaquasidECOrosa says:

    Da mamma di un “terrible” Lorenzo treenne in attesa di una più piccola che gli rubi le poesie. Mi sono vista tra 3 anni, classe terribile inclusa,speriamo! !!

  8. Stefania says:

    Come sempre, con le tue parole vai dritta al punto e ci becchi!! Sono molto molto d’accordo e mi auguro di avere lo stesso spirito a guidarmi quando toccherà a mio figlio.
    Ps: a “coglioni” sono morta ahahah! Un genio!!

  9. Sara’ che per il fatto che le elementari sono state uno dei periodi piu’ belli della MIA vita che mia figlia, quest’anno in prima, entra correndo e col sorriso? Un po’ lo spero, di avergli trasmesso la gioia di andare a scuola. Ad ogni modo, anche la loro maestra si lamenta del fatto che sono vivacissimi e talvolta “ineducati’ (testuale). Pero’ gran lavoratori, eh. Io, comunque, mi sento ancora quella bambina li’, con il grembiule bianco e la cartella, nel naso l’odore dei quaderni e delle matite temperate, per merenda la focaccia o la crostatina del mulinobianco. E mi ritengo fortunata a poter rivivere, attraverso mia figlia, un sacco di emozioni.
    Per concludere, sono d’accordo: basta con le letterine del cazzo su fb, chediamine.

  10. vivinstamamme says:

    Deve essere genetica l’appartenenza alla classe peggiore della scuola! Io prima di loro ed entrambi i miei figli hanno evidenziato questa particolare dote! Poi guardi questi bambini al di fuori dell’ambiente scolastico e tutto quello che vedi sono giochi, risate, confidenze e boccacce… e ti sembra che di così tremendo ci sia davvero poco!

    • Anche ai tempi miei si diceva che i bambini erano drogati di televisione… i miei figli non hanno il tablet e si sbucciano le ginocchia insieme ad altri bambini. magari c’è il tempo per fare entrambe le cose

  11. W l’olio di palma e i genitori che fanno i genitori e lasciano ai maestri fare i maestri, w le imperfezioni e l’ironia. Condivisa parola per parola (quanto fa?)

  12. cavallogolooso says:

    Se avessi avuto occasione di avere la tua vera, sincera attenzione vis-a-vis saprei che mi stai ascoltando, come qualche volta ha fatto, qualche mamma single. Non ho parlato tanto con i papà single. Finiscono sempre per essere un pelo troppo “macho” per me. I maschi che non si vergognano a parlare di sentimenti, dalle mie parti, sono ancora pochini. La provincia? Le mie frequentazioni? Boh.

    Comunque lo dico pure a te, magari serve, magari sono l’ennesimo che ti da un consiglio non richiesto.
    Io ho 40 e rotti anni. Non ho mai finito di crescere. Mi manca un pezzo. Sono una persona insicura e piena di paura, la cui principale fatica è vincere quella paura, e poi affrontare i problemi si rivela molto più facile. Devo sempre fare uno scalino in più che alcuni hanno già sotto la scarpa ogni volta che affrontano qualcosa. E’ tutta colpa mia, probabilmente.

    Ma dato che tu sei Dio, tu hai creato, hai ancora un potere, prima che i tuoi Adamo ed Eva fratelli lascino il tuo giardino dell’eden in cui sbatacchiano con gioia lo zainetto e vadano a diventare esseri umani che devono sfangarsela senza chiedere niente a nessuno: hai il potere di renderli esseri umani sicuri, non impauriti.

    Dalla paura scaturisce ogni altra cosa negativa. E la paura viene dall’insicurezza in sé, di non essere adeguati, in fin dei conti, a nulla, alla vita stessa. Dalla paura “più qualcosa” scaturisce ogni male: la violenza, la stupidità, l’egoismo, l’omertà … qualsiasi cosa sia per te negativa: cercaci dentro la paura e la troverai. Io ne sono venuto un po’ fuori, ma non senza cicatrici. Non lo sapevo, non mi rendevo conto.

    Si ma?…
    Si: il tuo compito, se ne vuoi uno, è quello di accompagnare quelle due personcine non a sentirsi speciali, migliori, onnipotenti, capaci di ogni cosa o il contrario di tutto questo… ma solo di non avere paura, anche se tu ne hai (ma magari sai fare per altri quello che non riesci a fare per te) … e di essere sereni, sicuri.

    E purtroppo questo è difficile … quindi per te la fatica è moltiplicata per due.
    Se poi hai voglia di strafare … potresti leggerti “l’educazione cattolica” ( http://www.ilpost.it/2016/03/17/la-scuola-cattolica-edoardo-albinati/ ) che – mi dicono perché ora non ce la farei ad affrontare qualcosa più de “gli scarafaggi” (si, il cartone) – cerca di raccontare del delitto del Circeo, ma parlando di molte cose relative al come ci educavano, o forse quelli una generazione o due prima di me.

    E perché? Perché forse tu puoi capire perché l’educazione corretta di un maschio fa bene anche alle donne. Detto così suona eugeneticamente inquietante, ma sono sicuro che riformulato con la tua dolcezza e dopo aver letto… tutto questo suonerebbe più carino e condivisibile🙂

    Io ho solo una nipotina, ringrazio tutti i numi tutelari della prole di non esserne il padre, perché non sarei all’altezza. Spero di fare bene almeno lo zio. Vedremo.

    Che pesantezzaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa Ma giuro che sono arrivato qui solo per il trifoglio.

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