Lettera aperta da Babbo Natale.

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  • Smettetela di travestirvi da me. Mi fottete la copertura. Non sono scemi i bambini, non basta una barba sintetica a rendervi irriconoscibili. Non funziona come con Don Diego de la Vega, (tra l’altro l’unico con i baffi in paese) che si infilava la mascherina sadomaso e la gente si arrovellava “chi sarà mai questo Zorro?”. E comunque usate meno imbottitura, ho solo le ossa grosse.
  • Vi ho sentito cantare “Buon Natale, Babbo Maiale”, non mi è piaciuto.
  • I biscotti che mi lasciate sul tavolo per favore senza olio di palma, il latte che sia di soia e la carota per la renna che sia bio. Ho i trigliceridi alle stelle.
  • Una volta per tutte: il Dolce forno non ve l’ho mai portato ma avevo le mie ragioni. La versione anni Ottanta mi folgorava gli elfi, la versione anni Novanta era una delusione, le tortine si cuocevano alla luce di una lampadina e rimanevano crude. Mi dovreste essere grati.
  • Dovete farvi furbi sulla questione regali che spuntano dai nascondigli, i bambini si domandano per quale motivo, con tutto lo spazio che ho al Polo Nord, io debba usare come magazzino la parte bassa dei vostri armadi. Stateci attenti, queste sono le piccole cose che mettono in dubbio il mio lavoro.
  • A chi sostiene che sono una trovata pubblicitaria, vorrei dire che anche gli uffici marketing del Punto G e delle gambe senza cellulite hanno lavorato bene. Ma almeno io faccio un servizio pubblico importante, induco i bambini alla bontà mercificando il loro comportamento. Un mese di pace per i genitori grazie al “se non stai bravo Babbo Natale non ti porta i regali”. Non male no?
  • Una puntualizzazione: quando dite Babbo di minchia, non parlate di me vero? Nel dubbio, potreste smettere, almeno per l’Avvento.
  • Le letterine vanno scritte chiare, caratteri grandi, metteteci il codice di avviamento postale, affrancate e spedite. So che siete rimasti traumatizzati perché non vi hanno mai letti nell’angolo della posta di Bim Bum Bam e poi avete scoperto che vostra madre non spediva le buste per risparmiare sul francobollo. Ma le colpe dei padri non devono ricadere sui figli.
  • Come tutti gli anni saranno rispettati i due turni di consegna. Il primo per lo spacchettamento a mezzanotte, il secondo la mattina. Se ci sono variazione rispetto al 2015 siete pregati di comunicarle tempestivamente per non creare confusione.
  • Memo: pile non incluse.
  • Ci siamo rimasti Mentana e io a fare le maratone notturne, abbiamo pure una certa, trattateci bene.
  • Per gli agnostici cuori di pietra. Come i bambini toccano le vetrine dei negozi di giocattoli, le domeniche pomeriggio di dicembre. Per Natale auguratevi qualcuno che vi tocchi allo stesso modo.
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12 thoughts on “Lettera aperta da Babbo Natale.

  1. Senti un po’ Babbo Natale, ma perchè a me, nonostante una letterina precisa precisa (con tanto di elenco puntato, prezzo e indirizzo del negozio), portavi sempre lenzuola, pigiami o mutande? Oltretutto fatti per la crescita e di una/due taglie in più!? Ti disfavi dei vestiti usati degli elfi, vero? Ammettilo. Queste son cose che fan vacillare anche la fede più solida. Io te lo dico.

  2. wasadreamer says:

    Bellissima! Sottoscrivo tutto, pero’ al Dolce Forno ancora ci penso, trent’anni dopo…grazie di esserci, Babbo.

  3. alessandra83 says:

    il pisolone non me lo hai MAI portato! MAI! l’ho chiesto per anni! e ora me lo ritrovo in TV ogni 3×2. sappi che non è corretto.

  4. ale says:

    PS: Insieme alle pile preparate forbici e piccolo cacciavite. La liberazione del giocattolo non è cosi facile come credete, non basta mica solo pagarlo.

  5. E che scusa hai per il Giralamoda?
    Del Piccolo Chimico nemmeno ti chiedo.
    Nella lettera che ci lasciasti quell’anno dicevi che eri stato sconsigliato dallo gnomo alchimista. Sempre a scaricar barili…

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