Un amore, diversamente.

Si dice che l’amore si impari da piccoli. Io ricordo che da piccola amavo la mia gatta siamese, la accarezzavo di giorno e la sognavo di notte e nei sogni mi parlava. Mia sorella amava Luis Miguel e teneva un poster in camera di lui vestito di bianco, secondo me assomigliava a Nino d’Angelo. Mia madre amava i vecchi film come “Sayonara” e cantare canzoni gorgheggiando. Mio padre amava i libri che faceva crescere in pile come grattacieli in miniatura, accanto al divano. Funzionavamo due a due. Io e la mamma giocavamo alle signore; con mio padre passeggiavo e ascoltavo le sue storie di campagna. Silvia cercava di tenerci fuori dalla sua stanza, soprattutto. Una casa sola era troppo piccola per noi quattro insieme, non ci conteneva e, invece di stringerci, ci allontanavamo. Se l’amore si impara da piccoli il mio era un po’ solitario, un amore calante, un amore di nonostante.

O forse l’amore si impara da adolescenti. Per amare bisogna essere capaci, “capaci” come vasi pieni, capienti di emozioni. Da giovane hai i tuoi sentimenti da provare, li hai nel vaso e li devi fare traboccare. E poco importa per chi. È per questo che ti innamori di una canzone, di un passante, di gente inesistente. Di cose che vedi solo tu. Era cieco il mio amore adolescente, di certo non muto, forse zoppo, traballante. Quanti discorsi allo specchio, quante parole alla carta, quante prove di sorriso al vento. Era sordo il mio amore e tonto. Un amore diversamente abile, perché qualche abilità l’aveva. Si arrampicava sui vetri, per esempio. Ma più che abile era diversamente.

O forse l’amore si impara da grandi. Un amore che ci vede e ci sente, un amore intelligente. Quando dico ai miei figli che io tengo a loro più di tutto, loro mi dicono che tengono per me. Ti amo, ti tengo, tengo a te, tengo per te, un amore che è farsi il tifo.

O forse l’amore si impara da vecchi. E da vecchia vorrei dimenticare cos’ho imparato e guardare alla finestra chi va via e fargli un cenno di saluto dietro la tenda, pensando che l’amore va e che l’amore torna.

13466134_1298353130178216_7684385769310398353_n.jpg

Advertisements
Standard

13 thoughts on “Un amore, diversamente.

  1. “Ti amo, ti tengo, tengo a te, tengo per te, un amore che è farsi il tifo.” penso sia la frase più bello che ho sentito fino ad ora sull’amore…adoro la tua descrizione dell’amore…delle sue fasi e delle sue sfaccettature…condivisa in pieno.

  2. Che l’amore sia diversabile è una certezza che mi accompagna da qualche decennio, cara mia. Soprattutto che sia sordo e cieco e che anche quello che vede non lo capisca troppo bene, perché se no non si spiega. Che abbia una certa dislessia, non comprenda i messaggi elementari, che si chiuda in sé stesso come un Asperger, nell’illusione di bastarsi. Insomma, sante parole le tue, as usual!

  3. Se guardo la mia mamma , che ha perso a luglio papà, a poche settimane dai sessant’anni di matrimonio, penso che è difficile sopravvivere all’amore rubato dalla vita, è un saluto che ci dovrebbe essere risparmiato, la vita è una gran ladra a volte

    • La mia mamma e il mio papà si sono persi assieme, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, con la consapevolezza straziante che quello che stava accadendo a uno stava capitando anche all’altro. È difficile sopravvivere all’amore rubato alla vita ma è pur sempre un’alternativa migliore che non sopravvivere…

  4. Penso all’amore che imparerò da vecchia,perché adesso sono a quello pragmatico da adulta giusto?E mi si spacca il cuore,al pensiero di quella consapevolezza “perché l’amore va e l’amore torna”.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s