L’ansia da prova costume di Carnevale (e almeno si sono estinti i Pierrot).

Per quanto tu ti sbatta per il costume di Carnevale, tuo figlio desidera fondamentalmente vestirsi in un solo modo: da accozzaglia di polimeri ottenuti per polimerizzazione a stadi via condensazione che contengono il gruppo funzionale degli esteri lungo la catena carboniosa principale. Ovvero con un abito 100% poliestere di quelli che si sfilacciano ai bordi appena li guardi, che scintillano quando li infili, i costumi arruffagatti e drizzacapelli. Li riconoscete perché stanno in confezioni quadrate in plastica, con una gruccia dentro, un quadrato di cartone e un’immagine esplicativa che non mente sul contenuto, è brutta anche quella. In queste foto ci sono bambini e bambine in fase prepuberale con un filo di baffi sul labbro superiore, tristi, abbigliati/e da Piccola Principessa, Piccola Anna di Frozen, Piccolo Thor, Piccolo Spiderman, Piccola Rapunzel, Piccola Cenerentola. No, Piccola Fiammiferaia no, che altrimenti con tutto quell’acrilico si trasformerebbe nella Piccola Giovanna d’Arco alla prima scintilla.

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I bambini delle foto dei costumi confezionati fanno quell’effetto improbabile di Orlando Bloom nei panni di Legolas biondo nel Signore degli anelli.

Il ministro dei poliesteri a quanto pare ha ottimi rapporti con l’Oriente perché i travestimenti sono assemblati tutti là, a Taiwan. Con addosso uno di quelli tuo figlio non può stare seduto su nessuna superficie, scivola, si siede su una sedia e zac è spalmato a terra, è fatto di un tessuto che azzera l’attrito. Non si capisce come mai i piccoli li amino così disperatamente, ma sono una salvezza per il genitore medio capitalista che affronta la difficoltà con l’acquisto (e come biasimarlo).

Che Carnevale e Halloween siano due feste di merda lo attesta comunque il fatto che cadano in mesi freddi. Questo significa che i bambini non vedono l’ora di vestirsi per poi coprire gli abiti col giaccone. Così alla sfilata dei carri trovi la Spagnola delle nevi, lo Zorro aka Don Diego dell’Himalaya, il pirata dei Caraibi mi sono perduto in Antartide.

Alcuni genitori particolarmente apprensivi sostengono la versione tuta da sci sotto il vestito stile Spagnola di Botero e l’Iron Man Michelin.

Mia madre, per semplificare, mi avrebbe convinto che questo fosse un vestito di Iron man.

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Sulla questione sfilata dei carri mi astengo dal commentare, dico solo che alcuni attori per piangere in scena pensano al Carnevale del paese dove sono cresciuta. Sfilate così tristi che sospetto fossero le prove generali della via crucis del mese successivo.

Quanto ad ansia da prestazione per la prova costume dei miei figli mi sento tranquilla, fortunatamente sguazzo in classi di genitori inetti quanto me, le maestre lo sanno. Basta pensare che quando Lori aveva quattro anni decisero di far vestire ogni bambino da colore. Per la prima volta mi sono sentita leggermente sottovalutata nelle mie capacità creative, ma tanta stima ai bambini pantone.

Non va sempre così bene. In ogni classe c’è puntualmente chi ha:

Una nonna sarta e non ha paura di usarla. Che è un po’ come partecipare alla gara dopati. La nonna sarta è come minimo Vivianne Westwood e i risultati sono Dame Ottocentesche con boccoli biondi di bambine povere, sirenette con meravigliose code all’uncinetto che si muovono saltellando qua e là in un’estenuante corsa coi sacchi.

Un padre architetto e/o falegname. Che veste il proprio figlio da baita, così il problema freddo è risolto. Nei costumi architettonici rientrano anche i travestimenti ingombranti di gommapiuma. Aerei di Planes 3d, trenini Thomas… ogni bambino ha la capacità di movimento di Adinolfi, ma l’impatto è potente.

Una zia Muciaccia. Quella creativa, quella che ha visto troppi attacchi d’arte di Neil Buchanan. Alla fine da cosa è vestito il bambino lo scopri solo con la vista aerea.

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Una madre di merda (e un padre connivente). Che è poi quella un gradino sotto di me. Che ficca un nastrino in testa alla figlia e le dice che è vestita da Charleston (che poi è come mettere una parrucca bionda e dire al figlio t’ho vestito da Tuka Tuka) oppure le fa il monociglio con la bic e le dice che è Frida Kahlo.

In questi carnevali moderni una nota positiva c’è: si sono estinte le maschere regionali e i Pierrot (lo odiavo con quell’affare intorno al collo, sembrava il cono dei cani appena castrati che non si devono leccare le palle). Non ho più visto Arlecchini, Pantaloni and company che in me hanno sortito sempre l’effetto del pagliaccio di IT.

 

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Ditemi se non sembra Sow l’enigmista, ogni volta che si avvicina un Arlecchino ho paura che mi costringa a tagliarmi un piede.

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19 thoughts on “L’ansia da prova costume di Carnevale (e almeno si sono estinti i Pierrot).

  1. A me il Carnevale piace (perchè avevo una SuperNonna che mi cuciva i vestiti a mano) ma domenica, passando davanti alla Pellerina, mi è dispiaciuto notare i vani tentativi attuati dai vestiti da principessa per sbucare dai piumini invernali. Poliestere sprecato.

  2. Ho invidiato tutti gli Arlecchini del mondo. Mia madre era sarta, a Carnevale dava sfogo a tutta la sua creatività e io non avevo la minima voce in capitolo.
    Cappuccetto rosso, ok
    Marianna la Perla di Labuan con tanto di diadema sulla fronte, ok
    Africana con gonnellino di rafia e faccia tinta coi tappi di sughero bruciati, ok (il cerone dava un effetto troppo finto)
    In quinta elementare mi vestì da Eva con una tutina di maglina rosa tutta aderente, coroncina di fiori in testa e foglia di fico di pannolenci verde attaccata proprio lì. Quando entrai in classe avrei voluto che un terremoto mi facesse sprofondare sotto il pavimento.
    Poi venitemi a chiedere perché odio il Carnevale.

  3. Già da bambina e anche a Carnevale avevo problemi con l’essere femmina. Mia madre, che faceva la sarta, è riuscita a vestirmi da fatina con tanto di trecce azzurre sintetiche fino a 5 anni. Poi ho preteso un costume da messicano baffuto e l’ho usato per anni.
    Nell’adolescenza sono passata al costume da suora sexy, total black con calze a rete e minigonna. Un mix fra Cicciolina e il buon Faletti nei panni di Suor Daliso 🙃

  4. annadavoli says:

    aaahhhhhhhhhhhhhh! mia mamma mi ha vestito da notte aka con dei fuseaux neri e una maglietta nera, che tristezza! Sono ancora traumatizzata :((

    Qua in Francia non si festeggia tanto carnevale, cosi mi salvo dall’ennesima figura di m…
    pfiouuuu)

  5. Mio padre e io sceglievano insieme l abito di carnevale per la recita a scuola, in cui mi veniva sempre assegnata la ….parte ….del narratore, quindi potevo scegliere un costume qualsiasi, fatina, Biancaneve, paesanella, in grossi scatoloni da portare a casa e far vedere alla criticissima madre.
    L ultimo mi resi conto solo a casa aveva stampato sullo scatolone la foto del carnevale di rio, una esuberante ballerina nuda con un microcostume fatto di due strass azzurri per i capezzoli, e una piumina blu per il pube.
    Mia .madre lo guarda senza aprire la scatola e inizia a ululare ” u maronn vai annura a scola ” trad santa vergine vai nuda a scuola.
    L avevo già raccontato ma è il solo ricordo bello che ho.

  6. Quando, alle elementari, tornai a casa felice, dicendo che avrei fatto parte del carro dei pagliacci, mia madre mi ci mandò così: parrucca nera liscia (da strega), trucco da Moira Orfei, paraorecchie rosa, vestito verde da folletto con gonnellino di petali e moonboots marroni pelosi. Ottenne quindi due risultati: io capii di dover puntare tutto sulla simpatia e non le chiesi più di vestirmi in maschera. Non dico che non sia stato traumatizzante perchè alle medie, spontaneamente, mi vestii da sacco della spazzatura.

  7. Giulia says:

    Io, nel dubbio, mi ammalavo. Ho preso parte a 4 carnevali in tutta la mia vita (pierrot, arlecchino, dalmata e fatina).
    Sondaggio: avete mai visto qualcuno stare bene con la parrucca bionda da fatina?

  8. vipero says:

    Io amavo il carnevale. Mi ha permesso di vivere dal 1971 al 1979 perennemente vestito da cowboy.
    (In realtà era l’effetto dovuto ai film di Bud Spenecer/Terence Hill, compreso l’obbligo dei fagioli mangiati direttamente dalla padella con la cucchiara di legno).

    Adesso temo di finire nella categoria “padre di merda”: disegno due ghirigori sulla faccia dei ragazzi e… ualà! “Deadpool! Fighissimi raga’, magari ce li avessi avuti io dei costumi così, ai miei tempi…”.

  9. “oppure le fa il monociglio con la bic e le dice che è Frida Kahlo.”
    E passa da Mamma di Merda a Mamma Radical Chic Pheega invidiata dalla zia Muciaccia per la sorprendente originalità. E guerra sia!

  10. mela says:

    io adoravo il carnevale grazie a una mamma che si ingegnava per farmi costumi stupendi, pur non essendo sarta. faccio lo stesso con mio figlio: lui mi dice cosa vuole e io eseguo. finora ho fatto il costume da vampiro, da gatto con gli stivali, da fantasma, da willy wonka e da indiano. non vuole comprarli perchè mi vede ancora con gli occhi a cuore e “mamma, fammelo tu perchè sei bravissima”. grande delusione sua quando ho dovuto comprare maschera e costume da darth vader perchè era fuori dalla mia portata (fino all’annos corso andavo di colla da stirare, ora mi sono evoluta alla macchina da cucire ma per imbastire uso la cucitrice…)

  11. Però l’arlecchino di Claudia Contin è geniale Enrica, scusa se mi intrometto 😉
    Inquietante sì, ma volutamente, ti invito a vedere uno dei suoi spettacoli, è bravissima.
    Un abbraccio e tanta stima!

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