Lettera all’analista dei miei figli, se mai ne avranno uno, prima o poi.

Non ho avuto un gran rapporto con l’analisi, ci sono andata eh, ma mi succedeva come in confessione. Mi inginocchiavo nel gabbiotto e inventavo i peccati, non che non ne facessi di reali, ma insomma nel momento buono non mi veniva di dirne. Per l’analisi era lo stesso, mi preparavo durante la settimana poi, arrivata a sedermi sulla poltrona, mi bloccavo. Credo fosse ansia da prestazione di peccati e ansia da prestazioni di disagio. Comunque, venendo a noi, sono anni che contribuisco a creare buon materiale da seduta per i miei figli, quindi in qualche modo lei Dottor A. mi è debitore.

Pare che la madre sia l’asso pigliatutto degli scompensi psicologici di praticamente chiunque e sì, nel mio piccolo, ammetto di essere una madre. Ne ho tutte le caratteristiche base, anche il fatto che mi stia giustificando per sedute che forse non avverranno mai con un terapeuta immaginario.

Prima che ci arrivino loro, scavando scavando, lo scrivo qui: a volte sfotto mio figlio cantilenando “Lorenzo, quando cago ti penso”, ma è per spiegargli la differenza tra rima e assonanza, lui spesso ride, non sempre. Li ospito tutti e due volentieri nel lettone, così di frequente che non si sa più chi è ospitante e chi ospitato. Li ho portati a vedere Lo chiamarono Jeeg Robot, fingendo che fosse un film di supereroi, ma sapevo perfettamente che non era adatto a loro, nella sala quando si sono accese le luci mi sono vergognata per gli sguardi di disappunto degli altri spettatori, a mia discolpa Marta ha dormito tutto il tempo. Per un compito di italiano, tra le parole che iniziano con la A, ho suggerito a Lorenzo di scrivere Anacoluto, Abiurare e Abbacinare. Ammetto di usare i miei bambini come fonte di divertimento, a loro insaputa, un divertimento tra l’altro relativo, mi rendo conto.

La sera, una volta ogni tanto, hanno il permesso di sussurrarmi all’orecchio una parolaccia, Marta predilige quella che inizia con c e finisce con culo, Lorenzo quella che inizia con c e finisce con cazzo.

Non sono riuscita a garantir loro un modello unico d’amore, il modello unico a casa nostra manco per la dichiarazione dei redditi. Hanno nonni che stanno insieme, nonni che insieme non sono mai stati veramente, un padre e una madre che vivono in due diversi continenti, zii separati, zii che si amano. Marta pensa sia plausibile sposare la sua gatta, quando le ho detto che proprio no, purtroppo no, mi ha chiesto se è perché è complicato infilarle un vestito.

Due giorni fa, stremata dall’eterno rito della buonanotte, del “dai, bambini, denti, pigiama e a letto” ripetuto duecento volte, ho cominciato a urlare: “Stanno arrivando! Scappiamo!”. “Ma chi? Chi? Mamma?”. “Ma come chi? LORO!”. Presi alla sprovvista mi hanno seguita, li ho infilati nel letto, con la coperta sulla testa. “Mi raccomando eh! Dovete stare zitti o ci trovano!”. Ridevano. Poi si sono addormentati. Non funzionerà mai più, avrò creato danni permanenti, ma Dottor A. Ne è valsa la pena.

Mia madre una cosa così non l’avrebbe fatta, lei la sera mi diceva di andare a letto e io facevo questa cosa che ha dell’incredibile: ci andavo. Ero una bambina ubbidiente, ma non particolarmente felice. Sono più felice adesso che non ubbidisco più. Anche se non posso negarle, Dottor A, che ho paure di ogni tipo.

Dietro al terrore che i nostri figli siano minacciati da questo mondo, che a tratti ci pare cattivo, insensato e pazzo, ce n’è uno più sordo e difficile da pronunciare per una madre, ovvero che i figli, gli amati, adorati figli, possano a loro volta fare del male.

Su quella linea sottile tra non ferire e non farsi abbattere bisognerebbe muoversi, è una questione di portamento lo stare al mondo. Speriamo che Marta e Lorenzo vengano da lei, Dottor A., non perché sono stati abbattuti né perché hanno fatto del male, ma perché vogliono guardarsi dentro più a fondo, migliorare il loro portamento.

Già che c’è, se mai ci sarà, abbia cura di non massacrarmi e perdoni queste madri perché non sanno quello che fanno. Ma fanno quello che possono.

Foto: Susanita

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32 thoughts on “Lettera all’analista dei miei figli, se mai ne avranno uno, prima o poi.

  1. Da non madre che vuole rimanere tale, penso che quanto scritto sia meraviglioso.
    E traspare l’amore per i tuoi bambini e l’impegno che ci stai mettendo per crescerli al meglio o, quanto meno, con la capacità di non prendersi troppo sul serio…
    Splendido… 🙂

  2. Sicura, sicura che preferiresti che andassero in analisi perché abbattuti e non perché sono piuttosto loro a fare male? Allora sei davvero una grande madre, La Madre.
    Io una volta rimasi un po’ interdetta quando mia cugina mi disse che era felice che il suo primo figlio non fosse così tanto sensibile come il secondo perché nella vita le persone sensibili sono destinate a perdere e soffrire. Adesso sarà anche un caso che io con questa mia cugina non ci parlo più da qualche anno ma in quel momento malgrado le buone intenzioni, be’ ecco..non mi era parsa proprio una buona madre ma magari mi sbaglio. È che il suo secondo lei lo considera uno sfigato mentre è il mio preferito…..lui si che andrà in analisi, i tuoi secondo me hanno buone possibilità di cavarsela😉

  3. Che b side pazzesco avere l ex in un altro continente, scusa scusa riflessioni personali…..ma sicura di non aver scambiato il terapeuta per il prete? Mai un ceffone, una tiratina anche solo per il braccino o la manina, ne uno sculaccione ? C è chi direbbe che stanno più cpn gli altri che con te, che non ci passi molto tempo….e poi dai il nome Lorenzo come dicevano tutti Renzo ma se non fa del male l innominato gli fa venire la peste, e Marta non era il nome della perpetua di don Abbondio?
    Scherzo dai ti stanno venendo benissimo abacinare immagino la faccia della maestra che avrà pensato la madre di questo qua fa la scrittrice e mi sta sfottendo.

    • di tutte le cose che potranno dirmi “passano più tempo con gli altri che con me” è l’unica inaccettabile. I miei figli, proprio per il b side di cui sopra, sono con me sempre, tanto che il prete-confessore-analista avrebbe da ridirne. Comunque no, nessuno schiaffone, è una delle poche regole che mi sono data, ma c’è tempo per infrangere anche quella. Un abbraccio!

      • Continuo a pensare che hai un b side pazzesco, voglio voglio fortissimamente averlo uguale, dimmi dimmi in quale continente è andato l ex, gli manderei un socio, tra ex si trovano simpatici una cifra. Complimenti per il non ceffone, io me le so date da sola sulle cosce…no non rassoda. Bascio.

  4. Diceva Winnicott (uno che di bambini ne capiva assai) che la madre doveva essere “sufficientemente buona”, non “perfettissima che più perfettissima non si può” Tanto per dire 🙂
    Firmato e sottoscritto, la dottoressa V.

  5. Bellissimo post.
    A leggerlo non ci si immagina che i tuoi figli avranno necessità di andare da un analista (che forse definirebbe: “la linea sottile fra non ferire e non farsi abbattere dagli altri”, assertività).
    Geniale la trovata per convincerli a correre a nanna (mi ha ricordato l’invasione dei mondi trasmessa da Orson Welles alla radio americana: un’intera nazione terrorizzata dall’arrivo dei marziani :-)).

  6. Qualsiasi cosa faremo non sarà abbastanza. Eppure ho la sensazione che prima o poi i nostri figli, grazie alle nostre imperfezioni, ci assolveranno e ritorneranno da noi, magari solo di passaggio. Che la vita sia loro. Del tutto. E che ci massacrino! Un abbraccio Penny

  7. Quando hai due maschi il rito serale spesso finisce con tu (io uomo papà) che li trascini inpugnando una caviglia per mano fino al lavabo. Ho iniziato a requisire soldi se non ubbidiscono.
    Non so se funge ma mi pago dei sontuosi cappuccini.
    La mattina.

  8. Io seriamente non riesco a capire come mai il momento di lavare i denti appaia così penoso ai bambini del 2017. Ogni sera è una guerra. Perché?
    Io pure ero tanto bravo con il mio spazzolino di Paperino. E contavo diligentemente fino a centoventi! (Per lavare bene i denti…).

  9. Marianna says:

    Anche io ho portato Paolo a vedere lo chiamavano Jeeg Robot!
    Il problema è che invece di dormire si copriva gli occhi e dicevo: “Dimmi quando posso guardare di nuovo!” per fortuna nessuno lo sentiva per via del baccano delle sparatorie.
    Non mi pare però che la cosa lo abbia traumatizzato granchè.

  10. Marty says:

    scappiamo,stanno arrivando….LORO! muoio,ma confesso che lo faccio anch’io…con il piccolo quando fa lo sciocco a tavola: “mangia mangia che arriva!” chi non si sa,i suoi occhi spalancati (impagabile) e poco dopo gli angoli della bocca che salgono su e magia…mangia!

  11. liv says:

    Leggendoti rimango sempre incantata dai pensieri che scrivi e da come tu riesca ad andare “a fondo”, pur rimanendo sempre così lieve e con un sorriso genuino.
    Ti ringrazio di cuore e, anche se non ci conosciamo, ti vorrei mandare un abbraccio

    L.

  12. cavallogolooso says:

    Te l’ho già detto, lo so, ma te lo ripeto volentieri perché secondo me vale la pena, sperando di non provocarti fastidio. A questa cosa che pare tutta personale ho pensato tanto, osservando – certo attraverso il mio personale filtro – anche gli altri, piccini e cresciuti, di varie generazioni, ancora, piccini e cresciuti, anche molto cresciuti. In questi ultimi anni ho preso tutto il tempo che ho potuto per parlare. Parlare con la gente che capitava, di tutte le età, da ragazzini e ragazze, quasi donne, donne, ragazzi e quasi uomini, vecchi e vecchie. Con calma, con tempo, seduti, chiacchierando, discutendo sul serio. Non roba da tastiera insomma, niente napalm51.

    La perla di saggezza? Hai un solo semplicissimo (scherzo) compito: rendere indipendente un essere umano che non nasce indipendente. Avrei voluto solo ripetere che il tuo compito (ma mica perché sei mamma, pure il papà deve fare lo stesso eh!) è quello di crescere un essere libero dalla paura. Ma questo forse ti sarebbe potuto risultare troppo morbosamente autoreferenziale da parte mia. Io ho imparato a leggere tutto attraverso la paura. E la sua mancanza. E le sue cause.

    E si, certo, i genitori c’entrano del tutto, non ti puoi esimere, sei Dio. Ma sei UNO dei tanti Dei e per fortuna i manuali esistono, oltre al fatto che esistono tante migliaia di creazioni che puoi osservare ed altri esperimenti in corso.

    Ma il distillato è tutto li: accompagnare quei cuccioletti che non sanno come si fa ad imparare a non aver paura di provare e riprovare, senza sentirsi esseri inferiori se non riescono, ma lasciandogli la voglia di provare ancora, di non essere amati – almeno da te – per la loro utilità, ma perché esistono, incondizionatamente, anche se sono assassini seriali e li vai a trovare in prigione. Ma questa è una sfumatura. Non avere paura, tutto qui, non sentirsi impauriti nel ritentare all’infinito fino a riuscire, non avere paura di provare, di sperimentare, di imparare, di confrontarsi senza scontrarsi e … ora lo trovi tu di quante cose di può avere paura. E da sola pensare a come mai ce l’hai tu e quanto brava puoi essere a raccontartela PER LORO, perché sai che se a te fosse stata detta una cosa invece di un’altra quella paura oggi non l’avresti.
    Non è l’ignoranza a fare il primo passo verso il disastro: è la paura; e tu la puoi sciogliere 🙂 EXPECTO PATRONUS, no? 😉

    E se non sai come si fa, puoi chiedere, perché è vero che non ti danno il manuale, ma non è vero che il manuale non esiste.

  13. Hai scritto un incipit che mi ha portato indietro di anni (molti) Quando entravo in confessionale ero preso dall’ansia ed ero portato a inventarmi qualche peccatuccio perché mi sembrava grave dirgli che avevo preso qualche pezzetto di ghiaccio dal motocarro di Nesto che portava le lastre nelle ghiacciaie ..poi ho capito e non sono più andato a confessarmi …pensi che abbia bisogno del terapeuta?

  14. Lillandia says:

    Oooh come ti capisco… ooohhh come mi ci ritrovo: l’esser madre, gli addormentamenti impossibili, la presenza, i dubbi, le paure… grazie! Mi sento meno strana o meglio, meno sola! Post bellissimo…. come sempre del resto! 😉

  15. Tutto ciò mi ricorda l’augurio per mia figlia di trovarsene “uno bravo” (di psicologo, prima ancora che di fidanzato), se avrò fatto schifo come madre. E siccome quando avrà neanche diciotto anni saremo troppo impegnate a urlarci dietro, probabilmente (lei che non mi sopporta, io che così come l’ho fatta la distruggo), ho preferito metterlo nero su bianco appena è nata 😉

    Love for Tiasmo, e onore alle madri che ci provano, a fare del loro meglio.

    http://wp.me/p7IwZY-20

  16. ANGELA says:

    HO LETTO PER LA PRIMA VOLTA QUESTO BLOG E IN PARTICOLARE QUESTO POST E MI SONO DIVERTITA. MI RITROVO IN TUTTO.
    ANCH’IO SONO STATA UNA BAMBINA SEMPRE UBBIDIENTE E ADESSO CHE SONO UNA DONNA NON UBBIDIENTE MIA MADRE MI GUARDA STRANO. ANCH’IO FACCIO SCHERZI A MIO FIGLIO LORENZO E MI DIVERTO UN MONDO. LUI PRIMA RIDE E POI DICE MAMMA NON SEI DIVERTENTE (FA IL MUSO).
    GLI DICO CHE DEVE IMPARARE A DISUBBIDIRE.
    SO GIA’ CHE COMUNQUE LA METTI LA COLPA E’ SEMPRE DELLA MAMMA.

  17. Danita Bg says:

    ..commovente e divertente😢😆!
    Non sarò mai madre, ma sono una figlia molto complicata e ancora in difficoltà con la sua mamma, e quindi mi hai aiutata a capire…forse…😵Grazie.

  18. Pingback: Lettera all’analista dei miei figli, se mai ne avranno uno, prima o poi. - TuttiFuori.net

  19. Monica says:

    “perdoni queste madri perché non sanno quello che fanno. Ma fanno quello che possono.”
    Ecco, appunto! O come canta Lynda Lemay “Une mère, ça fait ce que ça peut, ça ne peut pas tout faire, mais ça fait de son mieux”
    Grazie per quello che scrivi e come lo scrivi!

  20. Franco says:

    “Ero una bambina ubbidiente, ma non particolarmente felice.” Ecco, questa frase mi ha fatto pensare molto…..Dov’è il confine tra educare e comandare? Bisogna tenerlo a mente in modo chiaro….che dire, grazie! Forse ora sarò un papà un pochino migliore, dopo aver letto questo post.

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