Dove tutto ha inizio e tutto finisce.

Ce ne stiamo una di fronte all’altra, tra noi un piccolo tavolino dove appoggiamo i gomiti. A intervalli regolari mi prende il braccio, dice “sa’ un bacino”, io mi protendo per assecondarla mentre mi porta la mano alle labbra. Non risponde a quello che le chiedo, ma parla da un sogno, come se dormisse e qualcuno la punzecchiasse con domande inopportune. Dice di una signora che sa fare gli gnocchi buoni. Non riconosce i figli, i nipoti, ma pensa a una sconosciuta e ai suoi gnocchi, chissà chi è. Si interrompe, biascica, si azzittisce, parlare l’affatica, poi torna a baciarmi la mano. È serena, non va sempre così. “E’ birba la Luisa, qualche volta” mi dice l’inserviente. Anche lei sembra parlare da sola, succede alle donne con figli piccoli, a chi si occupa degli anziani, a chi si occupa di portatori di handicap: commentare tutto ad alta voce, ogni gesto, immagino serva a superare la solitudine.

Mia nonna ritorna nel suo limbo ma non si assopisce, si aggiusta continuamente sulla sedia a rotelle, per trovare una posizione che perde subito.

Non posso andare a trovarla spesso, l’istituto dove vive è a un’ora di macchina. Mi ci devono portare, i bambini vengono con noi, anche se Lorenzo preferisce restare fuori, in giardino, a giocare a palla. Una volta ci andai con mio padre, uscendo dal parcheggio, la sua auto non partiva. Con la classica prontezza d’animo che lo contraddistingue pari solo allo spiccato spirito pratico, il buon Giovanni mi guardò e mi disse serio: “bisogna spingere, vai a chiamare qualcuno dentro”. L’idea di questo gruppo di ottuagenari con il treppiede che spinge la Punto in un pomeriggio d’estate mi crea ancora degli eccessi di risa asmatica. Alla fine ce la spingemmo da soli fino alla pendenza, con Lorenzo e Marta che ci incitavano.

Appoggio la testa sull’incavo del mio braccio disteso, in modo che mi possa baciare quanto vuole. Ogni volta che la incontro, il suo corpo è diverso, solo gli occhi azzurri restano loro, il resto è una foglia che aspetta di staccarsi dal ramo. Un corpo che è stato fertile, ha partorito cinque figli, la primogenita morta alla nascita in mezzo alla guerra, Italia si chiamava. Erano tempi in cui i figlioli non erano un progetto, ma un fatto di natura, si nutrivano, lavavano, si tenevano in salute, non una cura in più, non una cura in meno. Le piante non crescono meglio se le fissi. Mangia, stai lontano dagli spifferi, obbedisci. Mia madre è arrivata dopo l’Italia e da mia madre Silvia ed io.

Da piccola mia madre non era semplicemente la mia mamma, ma “Le madri”, pensavo che tutte le donne agissero come lei. Che non mangiassero il gelato perché avevano la colite, che non sapessero nuotare e non guidassero, che riposassero il pomeriggio dopo il lavoro, che preferissero i film in bianco e nero, che venissero corteggiate dei macellai, che d’istinto rispondessero “no” alle richieste. Era il mio pezzo di mondo, né bello né brutto, unico, un dato di fatto. Fu strano rendermi conto che il gelato andava forte tra i genitori dei miei compagni, che alcune mamme addirittura nuotassero in piscina. C’è un mondo oltre mia madre, c’è un mondo oltre mia nonna, ma ogni tanto è bello ritornare dove tutto ha inizio, dove tutto finisce.

Marta arriva saltellando e mi scuote. “Sembra una tartaruga!” ride, la nonna si allunga fuori dal guscio a darle un bacio, il collo si tende e mentre si tende le si chiudono gli occhi. Poi bofonchia “Ora vengo, aspetta” e si ritrae nelle spalle.

“Con chi parla? Da chi va?” mi chiede Marta. “Non ne ho idea, va dai suoi fantasmi credo” le rispondo, ma non è convinta. “O forse l’ha chiamata la sua mamma” mi azzittisce.

E restiamo lì ancora un po’, dove tutta ha inizio e dove tutto finisce.

 

13245425_10154303451691392_4565724458220680597_n.jpg

Foto: Susanita

Advertisements
Standard

29 thoughts on “Dove tutto ha inizio e tutto finisce.

  1. tu hai tanti follower, meritatissimi. E io ogni volta che ti leggo rido o mi commuovo o faccio tutte e due le cose insieme, ma non ti ho mai scritto. Perché ti scrivono in troppi e penso che tanto non leggerai mai e di intasare inutilmente un bel post con un commento inutile oppure che tanto quello che avrei da scriverti sia già stato fatto, che più o meno i commenti sono tutti uguali, non trovi? vabbè, comunque oggi hai pubblicato da 5 minuti e sono la prima (forse) quindi mi pare che la cosa abbia più senso. Magari sbaglio, comunque tutta questa solfa di elucubrazione mentale per dirti l’ennesimo, BRAVA.

    • Graziella says:

      So di aver letto parole preziose quando realizzo che hanno puntato la luce su qualcosa che ha sempre abitato dentro di me senza che nemmeno lo sospettassi, ma che riconosco istantaneamente come “mio”. Come adesso, ad esempio. Grande Enrica, grazie mille.

  2. Mi commuove questa lettura perché le tue parole hanno la prepotenza di portarmi, adattandosi, nella mia storia. Il posto senza tempo di mia nonna dopo Basaglia non c’è più, invidio quei tuoi bacini non perché mancati a me ma perché sottratti a mia madre. Grazie per avermi offerto un’altra occasione per ricordare!

  3. paola says:

    Sei bravissima Enrica.
    Adoro leggere le cose che scrivi…ho 38 anni, una bimba dell’età di Marta che mi fa ridere tanto (e urlare anche di più), un papà malato di alzheimer che mi ricorda un po’ la tua nonna…e ogni volta che ti leggo trovo qualcosa di me.
    Meraviglia.

  4. Un ritratto tenerissimo e una fortuna sfacciata ad avere ancora vicino una nonna (che poi è una rosa con tante spine, lo so).
    Ps: resto sempre spiazzata a scoprire che esiste anche gente che non nuota 🙂

  5. Sai lasciarmi sempre col fiato sospeso, o per le risate o per l’emozione. Anche io ho una nonna che mi bacia le mani, che sembra una foglia che aspetta di staccarsi dal ramo. Forse da bambina non avevi tutti i torti: arriva un momento nella vita che la tua (mia) nonna diventa Le Nonne, delicate come origami di carta velina. Ennesimo grazie per l’ennesimo post incantevole.

  6. vipero says:

    Mia mamma, quando ordinava il gelato, nemmeno sapeva dire i gusti. “Faccia lei”, era solita dire. Un lusso, il gelato. Non era abituata.

    Io, quando toccherà a me, spero di non essere d’intralcio a nessuno. Vorrei rimanere da qualche parte, lungo il sentiero. “Andate pure, poi vi raggiungo”.

  7. adesso mi butto in un angolo e piango un po’. solo un po’. come regalo alle mie nonne, che immagino impeccabili, con il loro filo di perle, da qualche parte. in qualche altro inizio.

  8. sai che abbiamo mamme uguali?, tranne il macellaio. la mia, ferrarese nata all’ombra del Duomo, non sa nemmeno andare in bicicletta. come me meravigliavano le mamme che andavano in bicicletta… 🙂

  9. la mia nonna, la SuperNonna, è la mia persona preferita… l’amo come non riesco ad amare nessun’altra persona al mondo, e quando leggo post come quello che hai scritto tu… piango.
    tanto.
    punto.

  10. Stupendo, delicato e molto silenzioso questo tuo quadro. Il tocco d’ironia e’ stato come lo zucchero a velo sulle torte…non cambia il sapore ma fa più bella la creazione. Anche mia mamma non sa nuotare, mai mangiato un chewing-gum o un cono gelato e il no era la risposta principale. Pochi elementi chiari e costanti…sarà per questo che io adesso mi sento come se avessi scavalcato un intero mondo rispetto a dove tutto è iniziato.

  11. girandolaprecaria says:

    Enricaaaaa nella mia città “La verità vi spiego sull’amore” non c’è più! È stato nei cinema solo una settimana! Ma cos’è questa vergogna? Non ho fatto a tempo a vederlo!

  12. So che sarò molto impopolare ma io credo negli anziani in famiglia, anni fa feci la volontaria in un ospizio, e mi meravigliai che quelle vecchine parlavano un italiano perfetto e aristocratico ed erano state buttate via ancora mezze nuove, avevano tolto loro orecchini case soldi, e sembravano convinte di meritarselo.
    Forse tua nonna è troppo malandata da pesare in famiglia, ma spesso il loro disorientamento nasce dall aver perso le coordinate di casa, e mi sembra molto triste che tutte ti dicano brava, in fondo non è che andare a far visita ai nonni debba essere altro che una cosa ovvia, si vede che mi manca la mia nonna, vissuta fino in fondo in famiglia, credo ci avrebbe presi a badilate se l avessimo portata in un ospizio, fossero tutti cosi tosti i nonnetti.

    • Gentile Princessina, nessuno mi ha scritto brava perché vado a trovare mia nonna, semmai per aver raccontato un sentimento condiviso. Non sei impopolare, sei semplicemente indelicata e non mi dilungo a spiegarti che mia madre è invalida, né che mia nonna è stata in casa fino a quando è stato possibile. La vita è molto più complessa di un post, mi rendo conto, ma magari prima di dare badilate a caso bidognerebbe essere certi di chi e cosa si va a colpire. Buona serata

      • Bhe se per difendermi una vecchina che è stata fatta accomodare fuori casa ( non credo non avesse una casa, né la possibilità di avere una badante ) se per difendermi questa sconosciuta vecchina, mi prendo dell indelicata e sia, a ognuno il suo appellativo.

  13. “…il resto è una foglia che aspetta di staccarsi dal ramo”. Meravigliosa questa immagine. Ho in mente ancora adesso quel fluttuare della foglia che fu la mia nonna quando si staccò dal ramo, in un giorno di sole di molti anni fa. Nel leggerti affiorano nella mente dimenticati sguardi stupiti, rumori, profumi. Grazie mille per come senti e dici le cose. Questo infinito autunno aveva lasciato in me più di un ramo spoglio, e non me ne ero mai reso conto.

  14. anna says:

    Non sopporto le persone ( principesse sul pisello o non ) che si sentono in diritto di dare giudizi sulle azioni altrui. Auguro loro che la vita, insieme ad un po’ di esperienza , porti un po’ di umanità. Umanità che non consiste nel vantarsi delle proprie azioni virtuose, ma nel saper intuire le ragioni e i sentimenti di chi ti sta di fronte. Spero per loro e per chi vive loro accanto che tanta arroganza di giudizio sia dovuta alla età molto giovane unica attenuante possibile.

  15. Renato says:

    Le tue parole hanno risvegliato ricordi in me, le tue frasi dipinto immagini, la tua prosa descritto il lento eterno scivolare del tempo, ormai finito, con una persona cara.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s