Sul senso dell’umorismo e altre forme d’amore.

Mi chiedo se il senso dell’umorismo sia genetico, tipo il gruppo sanguigno. Se dovessi analizzare la mia famiglia, direi che mio padre è ricettore, ma non donatore, non gli ho mai sentito fare una battuta di spirito vera e propria, però ride alle battute degli altri, se ne compiace. Non è competitivo durante le chiacchiere frizzanti, ascolta, un ricettore appunto. Di mia madre so che non capiva Fantozzi, anzi che le faceva venire l’ansia. “Togliete quella roba, vi prego, mi fa pena. Cosa vi piacerà mai di uno che soffre dall’inizio alla fine del film?”. Lo stesso valeva per Sordi e i suoi personaggi sordidi, che forse verrà da lì, meschini, stronzi. Anche a me Sordi e Fantozzi non fanno ridere, ne capisco il valore, ma no, non sono ricettiva a Fantozzi e a Sordi.

La volta che ridemmo di più insieme fu mentre leggevo, ad alta voce, alcune pagine di un libro di Dan Brown. A un certo punto mi pare ci fosse questo papa che si era riprodotto via provetta con una suora dando alla luce un camerlengo. A ogni riga ripetevamo “oddio oddio” e io sputazzavo anche senza riuscire a finire le frasi.

Rari sono i casi di soggetti esclusivamente donatori, ma esistono, sono quelli che tengono banco, che si prendono la responsabilità della conversazione, raccontano e tu ne godi ma poi, a fine serata, hai la triste sensazione che sia una sorta di auto-trasfusione. Divertimento sì, ma un po’ anemico.

Trovare qualcuno con il tuo stesso senso dell’umorismo, far parte di una coppia ricettore-donatore, è tanto raro quanto confortante.  Si dice che sai di essere innamorato quando davanti a uno spettacolo, a un film, a un tramonto, alla primavera ti senti giù perché non puoi girarti e dire a quella persona: “To’ guarda che bello e che bello che tu sia qua a condividerlo con me”.

E non parliamo della musica, c’è qualcosa di più triste di sentire una canzone struggente e non sapere a chi dedicarla? Credo di essermi innamorata soprattutto per avere qualcuno a cui pensare ascoltando there is a light that never goes out degli Smiths.

Il peggio comunque è non avere nessuno con cui ridere di una cosa che fa ridere solo te. È terribile. Così come è terribile dover puntualizzare “scherzavo” quando effettivamente scherzavi. La più grande dichiarazione d’affetto e d’amore, più di “ti amo”, più di “hai mangiato?” come sosteneva Elsa Morante, la più grande dichiarazione d’amore per me resta: “Lei (o lui) l’avrebbe capita”.

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Illustrazione di: Letizia Rubegni.

 

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19 thoughts on “Sul senso dell’umorismo e altre forme d’amore.

  1. cavallogolooso says:

    Ti asmo tantissimo. Ti adorno.

    Concordo con te in modo così coincidente su certe cose che mi pare assurdo discordare su certe visioni in altre cose.

    Questa dell’umorismo per me è la misura di tante cose (di tutte le cose faceva Bibbia) … di chi sono le persone, se ci lavorerò o avrò rapporti volontari o meno.
    Ho solo un amico col quale siamo davvero in perfetta sintonia. Parliamo fitto fitto di cose serie e come gli spazi tra le parole mettiamo cazzate che capiamo solo noi, a volte tra grandi risate, a volte guardandoci per dire “questa ne merita una più schifosa e appena abbassi la guardia te la farò”.
    Con la mia ex si rideva parecchio. Si ride, anzi (condividiamo lo spazio, per non dire conviviamo) ancora. Ma non abbiamo assolutamente lo stesso identico senso dell’umorismo: quello che mi fa cappottare, che mi compiace, che mi fa riempire i polmoni come qualsiasi altra opera letteraria è raro, sempre più raro.
    Il sarcasmo dilaga.
    L’umorismo snob, quello lo trovo ancora.
    Il giochi di parole, se va bene: per Luttazzi, 10 anni fa, segno di aridità creativa nei costumi di una cultura.
    Ma di umorismo, che sia elevato o volgare, ma buono, ciccioso, succulento, che fa fare quel botto irresistibile alla tua risata… wow quanto è raro.
    E com’è bello questo dell’amore.
    Ora io evito quanto più possibile il contatto telematico perché moltissime persone devono vedermi in faccia e guardarmi negli occhi per capire che non devono temere, che mi piace – tanto – scherzare, ridere CON loro. Segno comunque che devono avere il segnale “APPLAUSI – RIDERE” nei miei occhi per capire.
    Mi sto adattando talmente a tante cose che questa non mi fa più tristezza come tempo fa. Del resto… manco io faccio più ridere come 20 anni fa: se prendo un diario di scuola in cui appuntavo battute per disegnare fumetti trovo una vitalità brillante, un cervello ben ingranato con altri cervelli … abituato a ragionare sempre, sempre sempre. E ridere.

    Ma mi piace tanto ridere. E se non posso ridere con la mia donna, se non posso persino interrompere il sesso perché ci cappottiamo dalle risate, allora non succederà granché.

    A volte vorrei incontrarti e chiacchierare con te: dev’essere divertentissimo. Ma bisogna anche essere all’altezza, in certi circoli ridanciani 🙂 E questo mi metterebbe molta soggezione.

    Auguri! 😀

  2. Anche io, ho pensato proprio in un momento in cui avrei voluto condividere ciò che vedevo con una persona, che purtroppo vive lontano, che evidentemente ci tenevo davvero tanto 🙂 E si, è bello ridere in due, nessuno attorno capisce di cosa si ride, ma fa parte del divertimento.

  3. Ridere insieme penso sia alla base della complicità che anche per me rimane la forma più alta e divertente dell’amore. Senza complicità ci si annoia, uno vale l’altro e ci manca sempre un pezzetto. La vita è troppo triste per non riderci un po’ su e non a caso ho scelto un compagno inglese che quando l’ho incontrato non lo capivo molto, però mi faceva piegare dalle risate e ancora oggi è così tra noi. Adesso lo capisco ma per fortuna si ride ancora e posso finalmente fare battute in lingua inglese che gli fanno brillare gli occhi e lo inorgogliscono quando siamo in compagnia perché per gli inglesi il metro di misura di quanto una persona è intelligente ed evoluta e di quanto il rapporto può andare lontano si basa sul senso dell’umorismo più che sull’aspetto fisico come in Italia o su altre forme di giudizio specifico…facile no?!

  4. A me a volte fanno ridere delle cose così cretine ma così cretine che chi mi vuole bene finisce col ridere anche lui, ma di me. Che dici, è trasfusione anche questa?

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