I (tele)film americani con cui sono cresciuta: Aspettative vs realtà.

Le vacanze.

Telefilm: Aspen d’inverno, Miami d’estate, vacanze studio a Parigi.

Realtà: C’era la famiglia di Giorgio della II B che aveva un bungalow nel camping Miramonti di Montoso, si beveva la vodka al melone, si cercava di togliere il vomito dal tappeto del bungalow nel camping Miramonti di Montoso. Si tornava a casa.

L’attacco del telefono a tradimento.

Telefilm: “Ci vediamo in centro tra mezz’ora” clic. Senza ciao, senza attacco io no attacca tu, senza indirizzo.

Realtà: Prima c’era tua madre che ti passava la chiamata ma restava dall’altra parte in attesa e quindi era tutto un “ma’!!! Attacca!!!”. Se poi la chiamata te la passava tua sorella era tutto un “mammaaaaaa! Silvia non attaccaaaaaa!”. Poi arrivava tuo padre che scopriva che la telefonata stava durando da un’ora e tre quarti e ti faceva attaccare dal cane della vicina con il duplex.

Il primo appuntamento.

Telefilm: Lei scende dalle scale ed è bellissima, Lei l’aspetta al fondo delle scale con un’orchidea da polso (un’orchidea da polso!), il padre dà una pacca sulla spalla a lui che suona come “vai ragazzo, trattala bene”, lui chiama il padre “signore”.

Realtà: Simone passava con la Uno Sting blu cobalto e faceva due volte bi-bip con il clacson, in ascensore mollavo due giri alla gonna in vita per farla più corta. A Simone pareva di pomiciare con un marsupiale.

Il quarterback.

Realtà: C’era uno che nell’ora di ginnastica sapeva fare il quadro svedese, ma non era svedese, i genitori erano di Alberobello.

Le ragazze pon-pon.

Realtà: C’era una in terza C che pare avesse fatto i provini per Non è la Rai ma non l’avevano presa.

Le riunioni di famiglia.

Telefilm: ci si riuniva molto, soprattutto nella famiglia di Seven Even e mai per discutere se far adottare l’unica figlia cessa che abbassava la media.

realtà: ragazzi è morta la prozia, non aveva una lira. La riunione è sciolta.

Il Discorso.

Telefilm: Papà fa il discorso al figlio maschio. Mamma fa il discorso alla figlia femmina. Quindici edizioni di Sedici anni incinta.

Da noi: Se fai sesso ti viene l’alone viola pulsante e muori.

I nomignoli dei genitori.

Telefilm: “Figliolo”, “principessa”, “ragazzo”.

Realtà: Mia madre mi chiamava Palle e non era il diminutivo di Pallina.

Il professore di lettere.

Telefilm o film: Comprensivo, amichevole, lungimirante. Tutto un Carpe diem, tutto un tieni in alto la mano sono il tuo capitano! A volte si faceva le allieve ok (Andrea Zuckerman nella quarta serie di Beverly Hills), ma c’è da dire che Andrea dimostrava quaranticinque anni.

Il prof da noi: “Alcuni di voi so già che lavoro faranno, degli altri avrò aggiornamenti leggendo la cronaca”.

footloose1.jpg

nella foto: un Bacon da braccio e un’orchidea da polso.

Advertisements
Standard

33 thoughts on “I (tele)film americani con cui sono cresciuta: Aspettative vs realtà.

  1. Sottoscrivo pienamente.
    Posto che io, se m’attacchi il telefono così, mai più nella vita ti parlerò, perché si ostinano a menarla con ‘ste vacanze? Gli americani poi, vanno in vacanza meno di noi. Il mio primo appuntamento non me lo ricordo, nel senso che non sapevo quale fosse, però tutte quelle illusioni, le case di produzione ce le dovrebbero rimborsare. Altroché.

  2. Il primo bacio della (forse) futura coppia:
    Telefilm: Lui e lei in una decappottabile al drive in d’estate, le mani si sfiorano, i due si guardano negli occhi, le bocche si avvicinano, gli occhi si chiudono, le lingue si intrecciano, lui la abbraccia, lo stomaco di lei si riempie di farfalle, attacco di musica romantica che a quel punto del film c’è sempre, dissolvenza.
    Realtà: Lui e lei nella Uno Sting di cui sopra al parcheggio dei camper che è sempre buio e non vi vede nessuno, lui tira il freno a mano poi si gira e ti infila in bocca un monoblocco di lingua che si muove tipo mulinello della canna da pesca pensando che si faccia così. Sottofondo musicale, unz unz. Ok, s’è fatto tardi, mi riporti a casa? Errori di gioventù.
    (La vodka al melone comunque è una vera schifezza)

  3. Sto recuperando piano piano gli articoli del blog, è diventato il mio libro della buona notte (probabile che quando finisco il blog passo al libro che hai scritto tu).
    Andrea Zuckerman facci sognare che con i prof che ho avuto io manco con la patonza di un’altra.

  4. IL LOOK

    Nei telefilm: mai lo stesso paio di pantaloni per due giorni della vita, stile semplice con dettagli colorati, capelli – per quanto terribili – perennemente in piega e trucco – per quanto terribile – sempre a puntino. Acne non inclusa nella confezione

    Realtà: felpa della Champion che i tuoi ti hanno comprato dopo che hai rognato sei mesi, per averla giusto in tempo quando è passata di moda. Un paio di 501 da portare fino a che non diventano carta velina, un paio di Dr Martens originali regalate per la cresima. Capelli schiacciati con la riga in mezzo, sopracciglia oscene, trucco non pervenuto.

  5. vipero says:

    Io, cioè prima noi perché quando nacqui serviva un’auto più grande, poi quindi finalmente io avevo la Fiat 850.
    Con quella, più o meno, mi è successo tutto quanto raccontato in Fandango.

  6. Tu sei la memoria storica dei migliori anni! Semplicemente geniale, adoro i tuoi post dove fai i confronti tra passato e presente, film e realtà, sogni versus sfighe quotidiane.

  7. Mio padre aveva messo il lucchetto al telefono, poi perse le chiavi e si poteva solo rispondere e si sa rispondere non costa nulla.

  8. C’è solo un punto a mio vantaggio i medici nella vita reale non muoiono tutti in modo atroce come quelli di ER o perlomeno non tutti quelli dello stesso reparto

  9. nei telefilm ci si contendeva il bagno solo per truccarsi, la casa era sempre pulita (ma quando la pulivano? chi? perché?) e dopo cena c’era il gelato. Alle feste organizzate in estemporanea perché i genitori erano fuori veniva sempre un sacco di gente, e dire che i gruppi WhatsApp ancora non esistevano. Potere del passaparola.

  10. Pingback: Telefilm VS Realtà – Cose da V

  11. Nei telefilm i ragazzi conservavano tutto il materiale scolastico negli armadietti spogliatoio. L’anta (rigorosamente con foto della persona amata) era sempre pronta ad offrire un discreto riparo: rifugio sicuro per il timido antisociale, o alcova improvvisata per pomiciare la reginetta del ballo.

    Nella realtà, in mancanza degli armadietti, abbiamo trascorso i nostri anni migliori piegati dal peso dei nostri Invicta macilenti, generalmente portati con nonchalance ad una spalla sola per fare i fighi. Non reginette o quarterback, ma diagnosi di scoliosi.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s