Il peso specifico di Tata Lucia.

Un chien andalou è un film surrealista del 1929, firmato da Buñuel e Dalì. Chiunque abbia un’infarinatura di storia e critica del cinema o abbia visto i titoli di testa di Fuori orario ricorda il fotogramma della luna che sfuma nella pupilla ferita dalla lama. Per me la scena più inquietante del film resta quella dell’uomo che traina un fardello misterioso composto da due tavole (probabilmente quelle dei Dieci Comandamenti), due pianoforti, una carcassa d’asino e due preti distesi.

Ecco, io spesso da quando sono genitore penso a quella breve sequenza ogni volta che mi porto appresso i miei figli, ovvero un quasi settenne e una quasi cinquenne, più una chilata di sensi di colpa per non essere sempre pronta a stimolarli e pungolarli, una pendola a indicare il tempo che è meno di quello che serve, il senso del dovere e del dover fare e la carcassa di Tata Lucia. Sì perché io l’ansia da Tata Lucia non l’ho mai superata e, anche se si è estinta l’ultima replica di quella trasmissione nel palinsesto notturno de La7, lei con la sua elefantite gambale che mi redarguisce perché i bambini devono avere regole e orari, che bisogna farli dormire nel loro letto da subito, mi perseguiterà per sempre.

I miei figli da portare appresso sono pesanti, è tutto un dai andiamo vieni forza no non ti prendo sulle spalle ora scendi è tardi. Gli attracchi (il parco, le case degli amici, i cinema, i bar per le colazioni, i ristoranti) sono sempre transitori perché poi si riparte e metterci in movimento è dura, siamo oleati ma ci inceppiamo, costantemente. È faticoso. A volte loro due fanno con me quello che si fa con le antenne delle lumache, mi danno fastidio solo per il gusto di vedere la mia reazione, come mi ritraggo e poi torno a protendermi verso di loro, incessantemente, perché è nella mia natura. Da un po’ li invito a non rompermi i coglioni, se riesco li invito con più creanza, se non riesco me ne frego della creanza. Da un po’ mi son detta: perché? Almeno la carcassa di Tata Lucia lasciamola a casa, i miei figli sono parte della mia vita, del mio tempo libero, non sono un fardello, semmai sono un bagaglio.

Da un po’ mi son detta: se costa troppa fatica, se la fatica mi imbruttisce, molla. L’obiettivo non è solo la loro felicità, devo stare bene anche io e non quando dormono e posso tirare un respiro di sollievo. Loro sono parte del mio svago, della piacevolezza di tornare a casa dopo il lavoro. Penso di doverglielo. A me farebbe schifo l’idea di essere un peso, un fastidio, per chi amo.

Si dice che essere genitori è il lavoro più difficile al mondo, hanno calcolato che, per le mansioni che svolge, una madre dovrebbe guadagnare più di 3000 euro al mese, ma io continuo a pensare che sia una divertente e controproducente provocazione. La genitorialità non è un compito da portare a termine, non c’è modo di prepararsi, né di misurare la prestazione, non è un mestiere, non si fa carriera. Il fine è stare tutti bene, tutti, con buona pace di tata Lucia e tata Renata che comunque io ho sempre chiamato tata Arenata.

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Illustrazione: Letizia Rubegni.

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13 thoughts on “Il peso specifico di Tata Lucia.

  1. Vanessa says:

    Questo divenerà il mio post delle vacanze. O dell’anno. Quante volte mi rendo conto che aspetto con ansia l’ora della nanna per respirare… e non è giusto! Io non sono cosi. Per cui diventerai il mio mantra. Love you!

  2. bello bello bello
    fermarsi dal traino, guardarsi intorno e chiedersi: ‘ma che faccia ho?’ se la faccia è del tipo ‘oddiononnepossopiuquandoarrivaseracosimirilasso’ allora stop. cercare il divertimento insieme. almeno qualche volta. loro se ne accorgono e accolgono gioiosi i sorrisi pieni. bello bello bello questo post. grazie

  3. vipero says:

    Quello che mi consola, leggendoti, è che bene o male siamo tutti sulla stessa barca.
    E soprattutto, alla fine dei conti, non siamo i mostri che a volte pensiamo di essere.
    (O che quei furbetti vogliono farci credere di essere, li possino… 😉 )

  4. Nicoletta says:

    Tata Lucia ha una visione dei bambini come cani da addestrare… Ma per fortuna poi esistono le mamme vere, con bambini veri, che non hanno paura di raccontare come funziona veramente e quanto la realtà sia molto meglio !!! Grazie da una mamma

  5. Soprattutto nessuno ti anticipa un cazzo.
    Personalmente ho fatto un pezzo assurdo a mia madre per non avermi avvisato sul serio.
    E mi sono impegnato a chiarire bene le cose a chi mi chiede com’è e ne vuole fare.
    Fanculo per correttezza ecco.
    Credo che ci siano genitori più o meno portati e figli che nascono più o meno mostri.
    No way.
    Io ho due maschi, significa che mi sbeccano l’intonaco e non scherzo e uno dei due non si lava se non a forza argomentando “zio tranqui”.
    Basta adeguarsi.
    Io faccio una dub e lui si lava, ridendo.

  6. Credo di aver avuto una forte percezione di quanto fosse impegnativo avere figli quando ero una bambina. Io continuo a considerare i genitori sei super eroi….mi sembra di capire che ho ragione.

  7. Giulia says:

    Esatto, il fine é stare tutti bene, eppure noi genitori vogliamo essere perfetti e performanti anche a costo di sputare sangue, perché?
    Forse il segreto é seguire sí delle regole, ma le proprie.

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