La spada nella roccia.

Siamo nel 1986, terza elementare, la stanza del videoregistratore è buia, sono tempi in cui il videoregistratore si merita una sala sua con un nome altisonante: aula audiovisivi. L’unica luce viene dallo schermo, il film è Excalibur, tutto tranne che una pellicola per bambini. Ci sono le streghe con gli occhi bianchi, le magie e le malie, i cavalieri, le armi che tagliano davvero, gli eroi caduti e un clamoroso errore di valutazione delle maestre. “Facciamo qualcosa di nuovo per raccontare la saga di Re Artù” si saranno dette “sì, sì, ho un’idea geniale: portiamo la classe a vedere un film”. Solo che c’è il sangue, ci sono battaglie, c’è pure l’incesto e poi all’improvviso c’è un uomo riccio, presumibilmente Lancillotto che affonda la sua lancia in una splendida Ginevra. E gliela affonda proprio bene perché lei geme e si contorce dal di sotto e le maestre vorrebbero chiuderci gli occhi, ma siamo 22, per un totale di 44 occhi in fila per sei col resto di due e loro hanno solo quattro mani e allora si alzano e si parano davanti al televisore e dicono su su, guardate da un’altra parte. Mentre lo dicono e trafficano con i telecomandi la voce è coperta dai gemiti dell’esanime Ginevra, che non molla. Arriva anche il tecnico della sala audiovisivi che è il bidello con il camice, prende in mano la situazione e risolve con un avanti-veloce, così Lancillotto continua a trucidare Ginevra con il fast-forward come Benny Hill. Noi ridiamo per il trambusto ma una donna sta soffrendo, non si ride per una donna che soffre, siamo abbastanza grandi per saperlo. Poi finalmente tutto quel dar di lancia finisce, si passa alla scena successiva e con sollievo scopriamo che Ginevra se l’è vista brutta, ma è viva e vegeta. Ginevra ce l’ha fatta.

Il problema non è mai stato sopravvivere al sesso, il problema è sopravvivere all’amore. E quello me lo insegnò La spada nella roccia, il cartone animato della Disney a cui imputo la mia tendenza disfattista e sospettosa quando si parla di relazioni uomo-donna. Nel cartone, che resta nonostante tutto uno dei miei preferiti, c’è un passaggio in cui Semola e Merlino si trasformano in scoiattoli, esigenze di fuga da Maga Magò mi pare. Da roditori attirano l’attenzione di due femmine della stessa specie, la giovane corteggia Semola, l’anziana si getta letteralmente alla rincorsa di Merlino e del suo pelo fulvo. Le femmine sono determinate a catturare gli oggetti dei propri desideri, li afferrano, li carezzano, saltano nel vuoto e a ogni difesa corrisponde un attacco più potente. Il povero Semola è spaventato, Merlino invece si dimostra insofferente e alla fine dell’estenuante rincorsa fa la sua magia e restituisce a se stesso e al suo piccolo amico le sembianze umane. Qui arriva il momento struggente. La scoiattolina giovane si spaventa e poi si dispera, il suo amore è un bambinone, mentre la scoiattolona attempata si arrabbia e insulta Merlino in scoiattolese. “Mi hai presa in giro, pensavo fossi diverso” sembra dire “Ma se hai fatto tutto da sola!” pare rispondere Merlino.

Il pubblico a quel punto rideva e ride ancora, io invece mi sentivo triste, imbarazzata per i protagonisti o forse imbarazzata per la me del futuro.

Sarei stata la scoiattolina giovane e inesperta incapace di riconoscere tra fantasia e realtà, voglia di innamorarmi e amore. Sarei stata quella anziana, arrabbiata perché “Non sei più lo stesso” “Lo stesso chi?” “Lo stesso che mi ero immaginata!”. Sarei stata anche Semola, oggetto di un amore travolgente, ma irrazionale. Sarei stata Merlino, infastidita da corteggiatori pressanti che non potendo arrivare all’uva l’avrebbero maledetta.

Nessun adulto pensò di coprirmi gli occhi, eppure l’amore è davvero ridicolo e scabroso quando non riesce.

merlino_e_scoiattola.jpg

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24 thoughts on “La spada nella roccia.

  1. Sono d’accordo: anni fa l’ho rivisto per la seconda volta e ho realizzato di aver dimenticato quasi tutto, tranne la solidarietà provata per la scoiattola. Il mondo non capisce, se potesse andrebbe tutto bene.

  2. Ahem… non erano Lancillotto e Ginevra, ma Uther e Igraine.
    Se non ricordo male, la scena in questione è a pochi minuti dall’inizio e si apre con un campo stretto su Uther, poi si amplia e mostra il rapporto fra lui e Igraine: lui sopra e lei sotto, lui che suda e ansima e lei che geme. Non si vedono i genitali, solo il seno di Igraine. Anzi, Uther indossa ancora la corazza intera (che poi uno si dice: accidenti che fretta!).
    La scena è esplicita, ma dubito che un/a bambino/a di terza elementare capisca che cosa sta succedendo, se non sa già che cosa sia un rapporto sessuale.
    Comunque furbe le maestre, che mostrano il film alla classe senza prima averlo visionato loro… 🙂

    • Mi ricordo esattamente quella scena, perché è il momento preciso in cui, mentre guardavamo il film in TV, i miei hanno cambiato canale esclamano “Eh no, non è un film per bambini questo!”
      Gli stessi genitori che quando avevo 4 anni hanno provato a vedere “Halloween” insieme a me, credendo che fosse un giallo o un poliziesco.
      Poi uno dice che i bambini degli anni ’80 sono cresciuti strani.

    • (Meno male che non sono la sola ad aver pensato “mazza, ma che fretta!”)
      C’è anche la scena in cui Lancillotto e Ginevra sono felicemente ignudi, ma consumano in maniera molto mansueta.
      E anche io lo vidi che ero piccola, ma la cosa che mi traumatizzò di più fu Morgana quando intrappola Merlino.

  3. vipero says:

    E nonostante tutto, non s’impara mai. Io almeno, sono rimasto ridicolo e scabroso.
    Più ridicolo, forse.

  4. e io sarei stata l’ibrido: la scoiattola anziana e arrabbiata. che non distingue amore da voglia di innamorarsi. e che ogni volta ringrazia il web, quando passa di qui.

  5. “Il problema non è mai stato sopravvivere al sesso, il problema è sopravvivere all’amore.”
    Non lo so, non ne sono così convinto. A un amore brutto si sopravvive, perchè col senno di poi si capisce che non era veramente un gran che. A un amore bello non si sopravvive, perchè l’unico amore bello forse è quello che ancora è bello nel presente. Se è finito, qualcosa di bruttino c’è stato. Poi è dura sopravvivere, siamo d’accordo, ma si fa.
    Il sesso brutto è veramente orrendo e si commenta da sè.
    Sopravvivere a un sesso fantastico, quando l’episodio termina e ci si saluta, perchè le circostanze sono quelle, e non si sa se si ripeterà chissaquandoungiorno, è difficilissimo. Almeno per me. Buono spunto per un mio post futuro, grazie

  6. Renato says:

    Accidenti, se continui a scrivere dei post così va a finire che m’innamoro sul serio dell’immagine che mi sono fatto di te 🙂

  7. cavallogolooso says:

    Non so come /&%$”£$()%£$)( fai a capitare a fagiolo ma… Tu cosa diresti di un “coraggioso” (coglione?) che se ne accorge e mette in guardia la malcapitata con gli occhi a cuoricione che no, le dico, non è innamorata di me, oppure si, ok, è innamorata d’accordo, ma dell’idea che si è fatta di me, senza conoscermi, che quando mi conoscerà sul serio, caduto il prosciutto dagli occhi, allora mi odierà o mi disprezzerà per questo e questo e questo, ma sarà passato del tempo perché io funziono al contrario: prima vedo come è fatta fisicamente (motivi cronologici), poi la CONOSCO e poi mi affeziono… quando lei realizza che sono una merda. E allora se ne va per gli stessi motivi per cui l’ avevo messo in guardia all’inizio, mentre lei mi dice “ma come puoi saperlo? Conosci forse il futuro? Ma noooo ma noooo, tu non sei queste cose che dici”.
    Poi il tempo passa e dovrei consolarmi con un “uei, ma lo sai che avevi ragione?” Ma intanto il mio cuore è di là, sotto il batticarne.
    Andrebbe a mio vantaggio godere dell’innamoramento cieco, della passione assoluta e incondizionata, ammirazione, desiderio, confetti e nastrini. Ma non voglio essere falso, ingannatore, quello che nasconde la merda dove dovrebbe esserci la crema. Te lo dico: senti assaggia il ripieno, prendilo in considerazione. Sono così e così: sicura? Guarda bene. Veramente? No perché io in amore mollo tutte le difese e mi lascio far male … ma solo se sei sicura. Sicura? Sicurissima?
    E il copione è quello sopra.

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