L’elogio del presente.

Presente non è un tempo, è un’affermazione, la risposta all’appello della vita. Sembra facile, tocca a te, sei sui banchi di scuola, ti chiami Tesio, “T”, hai avuto iniziali a sufficienza per prepararti al tuo turno. Tesio, appena prima di Tota e Venturi, devi solo alzare la mano. E invece resti sovrappensiero nei posti di ieri con quel ragazzo che ti porta fuori fino a notte fonda, quando i semafori lampeggiano sul giallo e tutto è possibile, anche essere felice.

Tocca a te, è facile, e invece resti sovrappensiero nei posti di domani dove credi si nascondano tutte le risposte, dove i vuoti magicamente si riempiranno, dove troverai l’amore che non passa e che tutto fa passare, anche il male.

Non è vero che la vecchiaia guarda al passato e la giovinezza al futuro, io barcollo da sempre tra l’uno e l’altro. Sono vittima della nostalgia che seleziona per me i migliori ricordi e me li trasmette in una splendida versione restaurata. Sono vittima dell’attesa: il futuro è semplice perché è un facile riparo, colpa di quell’accento finale che è un volo, una fuga.

A lungo ho mancato il presente, per paura credo, il presente non mente. Ai posteri l’ardua sentenza non mi ha mai convinto, la sentenza dei posteri prevede che tu non ci sia più, una bella fregatura. Il passato è photoshoppato dai filtri della memoria, il futuro è un miraggio. Per affrontare il presente ci vuole indole o un po’ di maturità.

Oggi mi sono ritrovata a pensare che quando Lorenzo e Marta mi chiamano io rispondo “presente!”. Mamma? Presente! Mille volte al giorno, anche sbuffando, cristonando. Mi sembra una bella dichiarazione d’amore, a loro e anche a me stessa, è il nostro tempo, ma soprattutto il nostro modo. Non foss’altro che per smentire quelli che ti dicono “goditeli ora che poi rimpiangerai questi momenti!” (Goditeli ora che poi rimpiangerai questi momenti sale nella mia personale top 3 delle frasi odiose. Dopo “te l’avevo detto” e prima di “io non sono razzista, ma…”).

Forse crescere è questo: non fare l’appello alle cose che mancano, ma contare su quelle che ci sono, essere presenti soprattutto a noi stessi. Nel lavoro, nell’amore, nelle amicizie. Forse alla fine il futuro è arrivato, o forse non arriverà mai come ce lo immaginavamo, ma è così bello aspettarlo insieme.

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Illustrazione di Letizia Rubegni.

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12 thoughts on “L’elogio del presente.

  1. cavallogolooso says:

    più sui mezzi che sui tempi, una decina di anni fa mi ero appiccicato un cartello davanti (era il mio periodo dei cartelli davanti, il primo era “basta lavori gratis”) che diceva “usa quello che hai”.
    Era i mio riassunto di “quello che hai ORA”. Io volevo ricordare a me stesso che se aspetti (e dai la scusa a) mezzi che avrai, non fai … e che molti si sognano quello che hai tu, ora. Persino quello che avevi tu ieri: e con quello fanno tanto, tantissimo: si impegnano, non hanno altro e tirano fuori dalla propria vita (cervello, sentimento, esperienza, impegno) tutto quello che possono, senza recriminare, perché tanto è tempo perso.
    Me lo dico comunque, anche oggi. Il cartello era sempre metaforico. I lavori gratis ho smesso di farli quasi sempre (erano favori, ma era roba che si paga, in negozio) … ma ‘sta cosa del “usa quello che hai” me la devo ripetere sempre: la scusa sul fatto che ieri ero giovane e che domani avrò mezzi ed esperienza è una scusa sul fatto che oggi ho paura, che non sono sicuro abbastanza.

    Sul goditeli oggi non so: dagli zero ai 3 anni percepiscono che tu ci sei, che ci sei sempre. E fanno cose incredibili che tu sai benissimo, iniziano a trasformarsi da questi cosetti a degli esseri umani in un modo così entusiasmante che persino io che non ne voglio trovo commovente: magari perché esilarante? Ad ogni modo tu che sei presente non puoi che testimoniare a favore, dai! Se tu NON fossi presente… quanta di questa roba non ti godresti? Io sono solo zio, ma lo vedo: la zia si conquista la medagli pezzetti di cuore su pezzetti di cuore con la presenza. Lei c’è. Lei resta. Lei gioca, abbraccia, consola, smorza il capriccio. Non come lo zio che dopo un’oretta se ne va perché ciàicazzisuoi. Eppure anche lo zio si è accorto che più c’è e più quegli occhietti si accendono di GIOIA quando arriva. Non ci sono dubbi, non puoi raccontarti balle: non puoi fare altro che esserci, minuto su minuto. Darà anche fastidio la frase ma … da fastidio un sacco di roba vera 😉

    E comunque te l’avevo detto.

  2. E brava Enrica. Io il presente lo affronto con l’ansiosa cazzonaggine che mi contraddistingue in ogni manifestazione, il passato, mi ci struggo un po’ e poi lo accantono, il futuro mi fa sempre una paura porca e faccio finta che non esista. Ognuno fa con quel che ha. Tu però lo racconti sempre bene ❤

  3. “Capirai quando…” è la versione ancora più irritante di “Goditi ora che puoi…”

    Invece il “Presente!” mi ricorda molto il “Comandi” di mia suocera :))

    Io all’appello ma-a-a-mma-a-a rispondo con un e-e-e-h che tenta di dribblare le sillabe in parità

  4. Manuela says:

    Sarai una che barcolla tra passato e futuro ma direi che i tuoi pezzi sono molto “presenti” e soprattutto sono un “presente” per noi che li leggiamo e ce li godiamo… grazie!

    • elivime says:

      Grazie Enrica, per questo post e molti altri. PRESENTE
      Elisa (Vime, una metà, quella più balorda, dei Vimero)

  5. Ma poi goditeli, cazzo vorrà dire?
    Oltre a esserci, cosa dovrei fare per godermeli? A me il verbo godere fa venire in mente due cose: A. Un orgasmo. B. Un gelato in spiaggia sotto una palma tropicale (mare cristallino spiaggia deserta, praticamente una vignetta della settimana enigmistica)
    E certo che te li godi, a volte vorresti tenerli stretti stretti e vedere se riesci a fermarli, ché se li tieni forte magari non ti crescono via.
    Altri giorni c’è la stanchezza. E i litigi. E il desiderio inconfessabile di volare via. Ma poi rimani, perché l’amore non è quasi mai solo godimento, è croce e delizia, tormento ed estasi.
    Grazie Tesio. Io alle interrogazioni arrivavo per seconda, anche se il mio cognome inizia per D. In classe eravamo quattro gatti spauriti dopo il fugone generale della prima liceo.
    Per ovviare a patemi, andavo sempre volontaria, e non ci pensavo più.

  6. Gioia says:

    La malinconia che ti fa oscillare sempre fra il “passato photoshoppato” e il “futuro incerto” la conosco fin troppo bene….
    E infatti anche io spesso tardavo il mio “presente” all’appello.

    Una bellissima riflessione, complimenti!
    G.

  7. Da un mese almeno rifletto molto su questo tema e fra poco partorirò un post simile al tuo, che già sottoscrivo del tutto, differenze individuali permettendo. E su un altro blog ho appena letto un post che tratta di fatto lo stesso argomento: vivere il presente senza esagerare con il futuro, che tanto non abbiamo il potere di controllare come vorremmo, purtroppo e per fortuna.

    Su un punto però non concordo del tutto: persino il presente mente a volte, mentre il tempo è sempre galantuomo e questo pensiero mi rassicura molto

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