Singolarità.

Ascolti la musica con le cuffie mentre vai in bici o cammino o corri, le pedalate a ritmo, i passi sostenuti, la falcata energica, le labbra si muovono, non puoi fare a meno di sorridere, ridere e cantare. La bellezza della musica fa bella la tua voce, almeno è come ti sembra tanto ti piace quella canzone che non è più solo nelle orecchie, è dentro, intorno, sopra e sotto. Ti senti così quando l’amore inizia. Ma da fuori è tutta un’altra cosa. Da fuori i passanti vedono questa persona matta, buffa, che canta, sbraita e stona, sorridendo a cazzo. Il mistero dell’amore è che lo capiscono solo quelli che ascoltano la musica, che è poi anche il motivo per cui è difficile raccontarlo l’amore, quando ci sei in mezzo.

Adesso è per me un momento d’ascolto dei rumori della strada. Single è una parola che mi ha fatto sempre schifo, la pronuncia soprattutto, /ˈsɪŋɡəl/, sembra che ti ci strozzi mentre lo dici, tipo un singulto. Brutto sentirsi addosso una definizione che suona come un sibilo seguito da un rutto. Preferirei Singular se dobbiamo proprio restare sull’inglese. “Sei in coppia? No sono /ˈsɪŋɡjʊlə/”, non male ma alla fine ti dai della stramba, una cosa singolare è anche difficile da capire, incasellare. Singolare sa di eccentrica. “Siete in due? No, sono unica”. Suona meglio, certo un po’ presuntuoso, però toglie quella patina di sfiga, perché essere single non è essere soli.

Io /ˈsɪŋɡəl/  mi ci sentivo anche in due, anche al massimo dell’amore, ho convissuto in due occasioni, lungamente, eppure ogni volta che mi ritrovavo a tavola con il mio fidanzato una vocina stupita dentro di me diceva “to’ che strano, anche lui qui”. Mi sono fatta l’idea che la maggior parte delle persone affronti i momenti di singolarità amorosa come una pausa d’attesa tra una relazione e l’altra. Considerando poi che nella pausa ci devi mettere anche lo spurgo della storia precedente, con il dolore e tutto, insomma dei momenti in cui ci sei tu e la tua serena unicità resta ben poco. Io non funziono così, ci ho messo tempo e fatica per capirlo, per me le relazioni sono una specie di incidentale accadimento felice (diciamo pure miracoloso) tra una solitudine e l’altra. Non parliamo poi del momento contingente, dopo l’arrivo dei miei figli, sono una singola che “costa” come una tripla… Nel livello dello spaiamento sentimentale raggiungo tranquillamente un nove su dieci e mi do margini di miglioramento.

Eppure sono /ˈsɪŋɡəl/, senza rutti e singhiozzi, è una condizione che mi appartiene, resto in ascolto, mi appassiono alle persone, alle loro storie, mi infiammo (la cosa dei calzini spaiati non è poi così rilevante visto che l’amore preferibilmente si fa scalzi). Credo c’entri con il mio rapporto speciale con la solitudine, la solitudine mi ha salvata, saperla gestire, saperla riempire. Credo c’entri, ma non so esattamente come, con la bambina che ero: non salivo sugli alberi, per vedere dall’alto chi arrivava, ma mi rintanavo sotto ai tavoli ad ascoltare senza essere vista. La solitudine è uno spazio che mi rende curiosa del mondo, una specie di affettuosa lucidità, puoi fare entrare chi vuoi nella tua solitudine se la tieni bene illuminata e areata. È singolare? Lo è, anche perché di rimando la gente tende a tranquillizzarti “quando meno te lo aspetti arriverà quello giusto”.

Ma no, non ha a che fare con gli uomini, non è vero che non ci sono più quelli di una volta o quelli del “c’era una volta”, a me sembrano sempre loro, almeno gli uomini interessanti, giusti o sbagliati nella misura in cui lo sono io (in passato sarei stata capace di intagliare una zucca fino a convincermi che fosse la mia altra metà della mela). C’è la forte possibilità che sia io quella sbagliata, quella singolare, quella bizzarra, quella aggrappata a se stessa, quella stronza. “Stai con qualcuno? No, sono /’strontsa/”. Forse dovrei rispondere così.

Eppure, in questa estate così calda, vedo le persone matte e stonate che cantano con le cuffie nelle orecchie e mi scappa da sorridere, perché da qui, non so come mai, ma la musica la sento.

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Illustrazione di Letizia Rubegni (che ormai mi conosce bene).

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9 thoughts on “Singolarità.

  1. vipero says:

    Oppure basterebbe: “sto come cacchio me pare, te fatte un pacchetto d’affari tua”, declinato di volta in volta a seconda dell’interlocutore.
    Oppure, in estrema sintesi, una risposta alla sette e mezzo: ” sto”.

  2. Boh single o in coppia a me pare di sentirla spesso la musica altrui, e mi mette pure di buon umore. La politica, invece, quella, non suona proprio, manco più stonata

  3. lsdb says:

    Urca che tema: sono single con figli dal lunedì al venerdì e devo dire (sottovoce, che non mi senta lui) che mi trovo tanto bene, che temo un po molto l accoglimento della sua richiesta di trasferimento, del resto 21 anni orsono gli dichiarai che la miglio convivenza era vivere Nello stesso condominio. Su Pianerottoli diversi. E io proprio ora da single mi sorprendo a cantare da sola in auto le canzoni. Serena. Molto

  4. cavallogolooso says:

    dovrò affrontare questa lettura … in un altro momento. Ho buttato un occhio qua e la ma … se ho capito bene (non ho letto) sei una di quelle persone che “bastano a se stesse”. Mentre io ho un buco grosso grosso… e non sono una ciambella. Sono un bigné e la crema è lei… tutte le lei che in questo bigné non si sono fermate.
    Oggi non ce la faccio ad affrontare questa lettura.
    Riproverò 🙂
    Volevo congratularmi con te per il nuovo amore … e invece 😉

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