Scusami, caro Vicino.

Scusami caro Vicino per le sere d’autunno in cui torno distrutta e i miei figli mi saltano addosso, ancora ho la giacca, le borse, la spesa e sentiamo la musica alta. Scusami per le canzoni cantate mentre preparo la cena, che magari hai avuto una giornata merdosa e Rovazzi di certo non te la migliora. Ma pensa pure a Rovazzi e ai suoi sogni di gloria, finiti in cucina, con Marta che salta in tutù e Lorenzo che non becca una rima, la sua versione è migliorativa. Scusami caro vicino se urlo Seduti! Quando i piatti son pieni. Se urlo Mangiate! Quando in effetti si mangia, se urlo Finite! Quando il pasto è alla fine. Ma sono una madre, io urlo ovvietà. Ti giuro vicino, che a volte mi stanco di me, un po’ mi vergogno. Soprattutto quando intorno alle nove mi trasformo in un tenores di Bitti, io non so se ti intendi di musica sarda, ma i tenores son tre e so anche perché. L’ho letto in un libro, a uno tocca rifare la mucca, a uno la pecora e all’ultimo il vento. A casa mia faccio tutto da sola, eseguo la nenia, intono a tre voci: Lavatevi i denti – Mettete il pigiama – Andata a dormire. Così, all’infinito. Non ha mai funzionato, si sono assuefatti, fa rumore di fondo, li rilassa persino e a me vien voglia di Mirto, facciamo tutto più piano. A quel punto, Vicino, lo strazio dovrebbe scemare, la luna è nel cielo e gliela prometto, pago il loro silenzio, caro Vicino, lo ammetto, in bustine di calcio l’indomani mattina. Lorenzo è socio onorario del giornalaio.

Scusami, caro Vicino, ma non giudicarci per il chiasso infernale, siamo molto di più, non si sa cosa accade in un cuore soltanto appoggiando l’orecchio sul petto. Se potessi sentire dalle dieci in avanti, quando cala la notte, il respiro pesante dei sogni dei bimbi che sfiatano piano come delle balene, sono belli e sereni, un braccio di qua, una gamba a casaccio, il sonno li ha colti scomposti. Se potessi sentire il mio frigo. Sai il ronzio costante della nave di Alien? Così, senza sosta. Si ferma un secondo se prendo dell’acqua, ma lì scatta il tonfo: è la gatta che cerca del cibo, la portiera è connessa alle chiappe di Lea, ne sono sicura, perché apro e quella si schioda da ovunque si trovi, tonfa ed accorre. In bagno tintinna qualcosa nella lavatrice, negli anni ho centrifugato: chiavi, monete, una penna ad inchiostro, accendini, un panino imbottito (ma non tintinnava), smaltini di Marta in gran quantità, una carta (scaduta) d’identità, soldatini, un calendario universale, case, libri, auto, viaggi, fogli di giornale.

Se sentissi Vicino tutto quello che faccio, raccolgo i vestiti, raccolgo i pensieri, ricerco il senso del giorno. Sapessi Vicino, quante lettere di dimissioni mi invento se sono scontenta, mi dimetto dal ruolo di adulta, di madre, di figlia, di saggia zitella, mi dimetto da amante e sorella, mi dimetto da ex fidanzata, da musa, compagna, amica fidata, rassegno le mie dimissioni ai rompicoglioni, all’incubo delle passioni, a chi mi vuole più calda e più bella, più bassa e formosa, più alta e più snella. Ma poi ci ripenso e nel giro di un’ora mi candido ancora per il giorno a venire. Se sentissi, Vicino, le cose che scrivo e i baci che poi mi rimangio, i sogni che faccio prima di addormentarmi, c’è sempre quell’uomo, che un uomo c’è sempre.  Se sapessi, Vicino, che urlo potente l’amore che parla e nessuno lo sente.

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Illustrazione: Letizia Rubegni.

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35 thoughts on “Scusami, caro Vicino.

  1. anna gaia says:

    io delle volte ringrazio il cielo che i miei vicini dicono di non sentire niente….perchè sennò mi avrebbero andato quelli del Telefono Azzurro!!

  2. vipero says:

    I vicini non capiranno mai. Non accetteranno mai le scuse, per quanta poesia possano contenere.
    I vicini non sono mai stati bambini.

  3. I miei vicini in Australia son tutti un po’ matti. Non matti simpatici o matti per dire ma matti veri. Una è mentalmente instabile ogni mattina e urla e inveisce e si arrabbia cosi tanto con il padre che noi temiamo sempre di sentire di peggio un giorno. L’altro è fuori di testa ogni venerdi sera, urla e bestemmia a più non posso. E dire che viviamo in una bella zona , tranquillissima apparte i vicini instabili mentalmente. Ecco detto questo, il tuo vicino dovrebbe essere solo felice di sentire le tue urla di mamma e i bimbi che cantano….averne qui!

  4. Vans says:

    Dai tuoi post non mi voglio dimettere .
    Anche io temo che ormai la mia voce sia diventata rumore di sottofondo per i miei figli… Potrei darmi al mirto!
    E ti confermo tra frigo e gatto c’è un legame indissolubile.
    Anche se quando ero dai miei il mio gatto era legato al cassetto delle posate dove c’era l’apriscatole (#ricordi vintage) – gli altri cassetti no, ma se si apriva quello lui veniva in un lampo.
    Grazie
    V

  5. Marta says:

    L amore vero, urla sempre e secondo me se ne va in giro spettinato con gli occhi dell’ insonnia. Girovaga tra le pieghe delle lenzuola e si infila tra quelle del collo e aspetta urlante, che qualcuno risponda.
    Enrica, scrivi prosa che è poesia.
    Le tue parole sono carnose e tolgono la fame. In piu talvolta mi fai scompiaciare dalle risate.

  6. Cate says:

    Ti A-DO-RO. E mi ritrovo tanti commenti degli altri, perciò non aggiungo nulla, che sarebbe una ripetizione. Ti dico solo che spero di avere il coraggio di venire ad abbracciarti alla presentazione a Milano. Non sono una “espansiva” e quando incontro un “famoso” mi vergogno persino ad avvicinarmi, ma tu ti fai volere bene..

  7. Bellissimo, punto. Grazie per i sorrisi che mi hai strappato e per il modo in cui racconti, alleggerendo, quella fatica quotidiana, che é poi anche una routine a cui in qualche modo ci affezioniamo, che diventa quasi rituale. Si insomma, quella piccola certezza quotidiana a cui l’abitudine ci fa guardare con tenerezza.

  8. Daniela says:

    Per fortuna poi crescono! (penserà il vicino)
    Io comunque le dimissioni le ho date davvero…w la libertà di fare quello che veramente ci piace, in questa società che ci vuole in gabbia e spremuti come limoni, siamo gli schiavi del nuovo millennio…

  9. Erika says:

    A me invece dispiace per il vicino, che magari anche lui ha le sue esigenze, magari lavora sui tre turni…o magari è come me, che dopo una giornata di lavoro dalle 9 alle 21, torno e mi metto ancora a studiare…e vorrei farlo senza che il mio vicino con suo figlio di 4 anni giocasse a calcio (con tifo da stadio annesso) in casa alle 10 di sera.

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