La censura dell’imprevisto e il fotoromanzo della nostra vita.

C’è questa foto. Mia madre e mia zia sono sedute sulle rive di un fiume, hanno venti forse ventitrè anni, mia zia guarda verso l’orizzonte con in testa una coppola da uomo, mia madre è chinata e si tocca un piede. Porta un foulard da contadina e degli occhiali da sole. È una foto bellissima, loro sono serie, giovani, imbronciate come bambine. Non esisterebbe quella foto oggi, l’avrebbero cancellata. “Non mi taggare” avrebbe detto mia zia, “non vedi che sembro un maschio?”, anche mia madre si sarebbe lamentata “mi sto pulendo un’unghia, che schifo”. E sarebbe stato un tale peccato.

Le foto erano attimi rubati, anche quando non lo erano, anche quando ci si metteva in posa. Le madri avevano il ventre rilassato e strizzavano gli occhi, i bambini infilavano le dita nel naso, si grattavano il sedere da sotto le gonne della festa. I gruppi erano i miei preferiti, tutti gli amici in gita, tutti a guardare in direzioni diverse, scoordinati. Al mare le ragazzine in costume sulle spalle dei ragazzi mentre giocano a buttarsi in acqua a vicenda.

Erano tempi di foto dove sorridevi e non guardavi. E non guardavi davvero, non perché fingevi fantomatico mistero e nobile distrazione. Una settimana era il tempo che ci voleva tra lo scatto e lo sviluppo, da qualche parte sapevi che c’era una versione di te imprevista, uno sguardo, un sorriso, una sorpresa. La realtà non era mai nemmeno lontanamente corrispondente alla fantasia del momento, le foto erano belle perché fuori controllo e perché ti raccontavano senza riguardo la verità. A un certo punto c’è stato un ribaltamento, ora sei tu a dover dire delle cose di te agli altri attraverso le foto. Le foto non sono più ricordo ma rappresentazione di sé costante, un presente in cui bandiamo l’imprevisto e censuriamo ciò che riteniamo antiestetico.

Perché quando tocca la tua persona la bellezza è un concetto fallace. Fai la prova. Se hai dei bambini per casa, nipoti, figli. Tra diversi scatti, loro sceglieranno probabilmente uno in cui ti vedi orribile. È molto probabile che sia lo scatto in cui sorridi. Tu, invece, sceglierai quella in cui la pancia è piatta, il viso è più scarno, i capelli a posto. La fotografia è un’arma di seduzione, di piccoli ammiccamenti, per questo incipriamo le foto, il risultato è “carino”. Siamo carini. È così che dice Marta quando le mostro un mio post su instagram: “qui sei carina”. Quando mi guarda invece mentre mi cambio la mattina o mi preparo dice “sei bella”. Perché? Le chiedo. “Perché hai un buon odore, sei calda, hai una bella voce”. Lorenzo aggiunge “Perché giochi con me a volano”. Solo cose che si vedono a occhi chiusi.

Mi interrogo spesso sul concetto di bellezza. Una volta pensavo che gli occhi belli fossero solo quelli azzurri, mia sorella mia nonna, mia zia li hanno azzurri. C’ho messo un po’ a capire che gli occhi belli non sono occhi di un bel colore, ma con uno sguardo e un’intensità. La bellezza sta al fascino come il colore allo sguardo. È un errore pensare che siamo attratti dall’azzurro, siamo attratti dalle profondità, dalle onde leggere che lo muovono e lo increspano. Le foto di oggi hanno bei colori e poche increspature. Sono occhi azzurri che tendono al vuoto.

Dubito che resterà molta traccia di questo fotoromanzo che è diventata la nostra vita e mi chiedo come cambierà il senso del ricordo. Quando guardo gli album della mia famiglia provo affetto e tenerezza per quelle persone imperfette, a volte grottesche. Guardando gli album in fieri sulle nostre bacheche non posso non provare un’uguale tenerezza per me e per i miei simili, per questa umana e ridicola ricerca di un’indolore, prevedibile e graziosa perfezione.

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Illustrazione: Letizia Rubegni.

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15 thoughts on “La censura dell’imprevisto e il fotoromanzo della nostra vita.

  1. amilcaxas says:

    Hai messo dentro pure De Gregori! Sono d’accordo con te. Mi ricordo delle gite con le macchinette usa e getta e non voler sprecare uno scatto e poi ritrovarsi foto senza teste o senza personaggi !

  2. ne parlavo proprio qualche giorno fa con mio nipote di 12 anni. gli raccontavo di quando andando in gita con la scuola mi bastava un rullino da 36 foto (che faceva più figo di quello da 24) e che a volte non riuscivo neanche a finirlo! e mentre parlavo ho ripensato alle foto dell’ultima vacanza, ne ho fatte quasi 2000 e ne ho stampate 400.
    Lui non sapeva neanche cosa fosse un rullino, non aveva la minima idea che bisognasse aspettare del tempo per vederle (e che spesso se ne rimaneva delusi).
    Mi sembrava di parlargli da un altro pianeta!
    Eppure ricordo che l’attesa dello sviluppo era qualcosa di unico che nella mia vita, come in quella di molti, non c’è più.
    Bellissime le foto delle nostre mamme giovani, bel post
    ciao

  3. Ti consiglio un piccolo rimedio alla nostalgia delle vecchie foto… io le stampo ancora , e faccio gli album… incollo le foto con la colla prit la sera quando tutti dormono. Sarebbe piu facile ordinare gli album apple on line… inve e due volte l’anno raccolgo quelle che mi piacciono di più e le metto in fila nelle pagine bianche, anche una che copre un po’ l altra… col passare degli anni sembrano meno carine e si trasformano semplicemente in ricordi… ma ricordati di cancellarle dalla bacheca. E saranno solo tue.

  4. Anch’io faccio ancora gli album, li posso sfogliare in ogni attimo, in ogni luogo senza sforzo alcuno se non aprire le pagine. Ed è proprio vero che una foto che non ti piace oggi se lasciata li a decantare , dopo un po’ di tempo poi ti piace. Lo so perché ho passato buona parte della gioventù ( quella vera non quella che ci si sente e si dimostra e ci si crede alla fine) a fare e sviluppare foto di viaggi dove io e la mia amica si faceva una foto per una. Ora tocca a me e poi la prossima a te…una vita fa! Le foto sviluppate sono rimaste li a portata di mano, organizzate negli album e pronte per un giro di ricordi e risate in ogni momento lo si voglia e ce le inviamo su whatsapp. Mi ricordo bene foto che sono state deludenti ma che abbiamo tenuto e adesso quando le guardo mi piacciono pure di più perché colgo espressioni che non sapevo, pose sguaiate ma buffe mentre si voleva apparire sexy o solo la gioventù dei tratti che ti fa pensare che eri proprio cretina a non pensarti almeno un po’ bella.

  5. Ciao Enrica, complimenti per il post profondo come sempre, quando scrivi le tue parole sono piccole carezze dell’anima. volevo dirti che ho acquistato il tuo nuovo libro, sono sicura che riuscirai ad emozionarmi ancora una volta. me lo tengo li per una domenica tutta mia di relax. roberta

  6. A Chiara Ferragni non piace questo elemento. 😀 Ma a me sì!

    È ancora possibile scattare foto rubate, per il proprio archivio familiare. Sono divertenti, spontanee e più fedeli nel raccontare un momento di vita. Oggi ho scandagliato un anno di foto scattate a mia figlia per ricavarne una fototessera da consegnare a scuola. Non ne ho trovata una che fosse una ripresa frontale, pettinata, con espressione seriosa. Penso sia bello.

    Quanto agli occhi, ho sempre creduto che il colore fosse un elemento secondario nel decretarne la bellezza. [… L’appellativo di “specchi dell’anima” è riduttivo. Sono convinto che nelle cripte e nei solchi dell’iride sia incisa la nostra quintessenza. …].

  7. Marta says:

    Madre è come chiamo mia mamma. Si è meritata questo nomignolo affettuoso per la tenera dolcezza di fiele con cui usa rivolgersi a me. La chiamo madre di fronte a terzi e anche al suo cospetto.
    Madre aveva l abitudine di lanciarmi dalla portiera con la macchina leggermente rallentata mentre mi accompagnava a scuola e lei andava al lavoro.
    Mi lanciava, o meglio , nel tempo ho affinato la tecnica della discesa in corsa grazie alle puntate di stusky e hutch.
    E tutto questo perche eravamo sempre in ritardo. Cioè io viaggiavo a traino del suo vezzoso ritardo. Quei 5 minuti che ti potrebbero salvare dall ‘arrivare a destinazione con la schiena sudata, il polpaccio dolente e un leggerissimo stato ansiogeno. E invece no. Avevo già fatto educazione fisica in pratica.
    Ebbene, la mia consolidata esperienza da centometrista prescuola (entrera’ mi hanno detto nelle discipline olimpioniche a breve) non solo mi ha procurato una funesta periostite ma anche…il dono.
    Si, dopo le apparizioni mariane, c’è il sacro dono della sveglia incorporata. Prima di andare a letto mi dico: ” svegliati alle 6 e 40″ . Anche se sto sognando di trombare col fottutissimo Adrien Brody, spalanco gli occhi. Paraculando nell ordine: madre, la sveglia, madre di nuovo, il tibiale e Adrien Brody. Ma mi sveglio.

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