HANG(L)OVER (e se non sarà il nostro anno chi se ne frega).

In amore avevo le idee più chiare un tempo. Quando chiudevo una storia mi dicevo di tenere duro, ogni giorno che passava senza chiamarlo era un giorno in più che mi avvicinava a quello giusto, quello adatto, quello che mi avrebbe dato tutto, i versi dei poeti e i versi della foresta. Non è così. Lunga e tortuosa e piena di ritorni è la strada che da un amore finito conduce a un amore nuovo di pacca. Credevo nell’evoluzionismo sentimentale, che si potesse migliorare, che si partisse come Neanderthal e poi, relazione dopo relazione, si finisse almeno Sapiens sapiens. Non è così. Credevo nella reincarnazione amorosa, che si potesse iniziare invertebrati e di storia in storia si arrivasse a un livello di elevazione mammifero, magari non cavalli, ma chessò… opossum. Invece no. Sono stata verme e farfalla e ancora verme senza soluzione di continuità. Credevo che, finito un amore, ci fosse un rimedio alla sofferenza. Invece no. Il rimedio è proprio la sofferenza, non lo strazio, ma la sofferenza, capisco che sia difficile da accettare ma è il dolore che sfoga l’organismo mentre stai lì e aspetti che passi.

Ognuno ha una sua teoria in proposito, un po’ come per affrontare una brutta ubriacatura, un hangover emotivo: un HANGLOVER. Ci sono quelli che la mattina dopo, con lo stomaco in subbuglio ribevono un goccio per non far patire al corpo l’effetto astinenza; ci sono quelli che non si ubriacano del tutto perché diluiscono la sbronza, alternando sorsi d’acqua a sorsi d’alcol, pare funzioni. Ci sono quelli che due dita in gola e via. E poi ci sono io. Io trattengo tutto, la notte è il momento peggiore, chiudi gli occhi e gira la stanza, li apri e la nausea ti uccide, non puoi dormire, non puoi stare sveglia, la mattina tieni l’anima e lo stomaco coi denti. Così per giorni. Poi d’improvviso ti svegli e la testa è di nuovo al suo posto, gli organi interni anche, le spire dello stomaco abbandonano il cuore, il fegato e i reni ricominciano a rifunzionare. Mi sa che il mio tipo di hanglover è il peggiore. L’amore quando va male, fa male.

È molto facile amico in HANGLOVER che questo non sarà il tuo anno, nonostante l’oroscopo dica il contrario, nonostante i life coach ti incitino “se vuoi che sia il tuo anno, vai e prenditelo!”. Ma che te ne frega se non sarà il tuo anno, lascia il tuo turno d’amore, aspetta che passi, non è tanto male starsene in panchina un po’. Mica dico di abbandonare, solo di riposarsi, tanto lo sappiamo: arriverà la persona che ci corrisponde e ci ricambia, e ci ricambia sangue e pelle e chissà, magari sarà allora il nostro tempo, il tempo degli opossum.

Illustrazione: Letizia Rubegni (citando Bansky). 25590032_10215525045947738_479980128_n.jpg

 

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8 thoughts on “HANG(L)OVER (e se non sarà il nostro anno chi se ne frega).

  1. Toh! Lì per lì m’era sembrato si parlasse di una guantiera…

    Ma è così per forza, però. Cioè che non è così.
    Altrimenti tutta la letteratura, la musica, l’arte… come sarebbero giustificate?
    Se fosse così, nessuno ne avrebbe bisogno, credo io.

  2. Age of opossum. La maledizione sta nel fatto che l’amore frega con lo stupore che provoca, come ogni volta che scende la neve, si resta imbambolati la memoria non trattiene così tanta meraviglia, luce, silenzio, è tutto sempre nuovo

  3. Certo che l’amore arriva! Prenditi come si suol dire una “pausa”.Poi quando arriverà rimarrai senza fiato e tempo. ^__* Buon Natale…auguri di cuore ^_^

  4. cavallogolooso says:

    speriamo, avrei voluto dire. Ma non spero più. Ma se non racconti di te… beh meglio 🙂 Vuol dire che non soffri e non stai aspettando qualcosa di cui hai infinitamente bisogno. Sei a posto così 🙂 Così se l’amore non arriva… non ti incula? 🙂 Io sono sempre a chiappe all’aria da questo punto di vista: non puoi stare corazzato: non passano le frecce, vero, ma neanche quelle di cupido.

  5. Sono vecchia e ciò che ho capito a proposito del mal d’amore è il dover passare oltre non ad una persona ma a tutto quel mondo che stavi preparando con lei, per lei. Volevo essere vista come sono quando sono felice e non mi ha voluta guardare… Poi mi sono detta, tante volte, tutte le volte, che m’ero costruita un mondo da sola. Ora ho elaborato il concetto ‘da sola’ epurandolo del connotato di ‘attesa’ e costruisco quello che mi pare. Non è un augurio a stare da sola. Solo un’esperienza.

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