Fai quello che ti pare, tanto fai sempre quello che ti pare.

La mattina è complicata. Io vado a dormire tardi, metto cinque sveglie per il piacere di mandarne affanculo tre, alla quarta mi faccio la doccia, alla quinta convinco i miei figli a smettere quello che otto ore prima li ho implorati di iniziare a fare: dormire. La quinta sveglia quindi è quella che manda affanculo me. Per Marta è una questione personale, “perché?” mi chiede, stringendo le coperte al petto con ferocia, “perché a me?”. Lorenzo proprio non ha reazione, si fa del peso specifico del martello di thor, quello che alza solo thor e io non sono thor. Lo ammetto, nell’ultimo anno è successo spesso che l’abbia vestito io mentre dormiva e mentre la Montessori si impossessava del lenzuolo di Marta per impersonare il fantasma della pedagogia defunta. Si lavano la sera, la sera potessi gli farei fare anche colazione per rubare qualche minuto al giorno dopo, ma pare non valga. Alle otto e un quarto siamo miracolosamente tutti e tre vestiti male, pettinati coi petardi, incazzati come iene, ma sulla porta. È lì che avvengono i peggiori imprevisti, la famosa soglia di allerta. Per la soglia tengo le mie migliori imprecazioni in modo che tutta la scala sappia e il mio pubblico mi applauda.

 

Sulla soglia, un giorno di ottobre, Lorenzo ancora assorto nel suo sonno equino in piedi, si risveglia dal coma vigile e ritorna in camera in una ricerca disperata di macchinine. Deve portare a scuola delle macchinine. È questione di vita o di morte.

– Lorenzo non si portano a scuola i giochi!

Urlo.

– Mamma, ti prego.

Implora.

– No, non si può, non sei un bambino piccolo.

Discutiamo per minuti che sembrano anni, minuti che sono un ritardo a cascata che dalla materna di Marta si propagherà alle elementari di Lorenzo e all’ufficio mio. Gli si riempiono gli occhi di lacrime. Cedo, urlo e cedo, cedo urlando, urlo cedendo. La storia della mia maternità.

– Porta le tue macchinine, fai cosa ti pare, tanto fai sempre quello che ti pare.

La questione macchinine a scuola si chiude lì, con la sconfitta della mia autorità e la vittoria della fretta, dell’approssimazione e del tirare a campare prima della seconda campanella.

Qualche settimana più tardi Lorenzo mi parla di una sua compagna di classe. È una bambina tornata a scuola dopo un brutto male, è convalescente, non può fare l’intervallo come gli altri, non può alzarsi, correre. Mi spiega che è simpatica, le piace il calcio che per una femmina è una rarità.

– Ma non potete giocare a calcio.

– No, lei non può, si stanca.

-E cosa fate insieme?

-Mi sono inventato un gioco per non farla annoiare.

-Quale?

– Unisco i banchi, ci faccio correre le mie macchinine e lei me le ritira indietro.

Tra tutte le cose che sono successe quest’anno, l’anno in cui mi sono innamorata, ho detto addio, mi hanno detto lasciami perdere, ho detto lasciami perdere, quest’anno che non so chi abbia vinto, quest’anno che è uscito un film tratto dal mio primo romanzo, che è uscito il mio secondo romanzo, quest’anno che le persone mi abbracciano e non mi ritraggo al tocco, che mia madre è sopravvissuta, quest’anno che è finito con una nuova sfida che mi elettrizza, tra tutte le cose successe quest’anno voglio tenermi stretto l’episodio delle macchinine.

Non l’ho scritto quando è accaduto, credo per una specie di terrore di retorica, forse per pudore nei confronti dell’amica di Lorenzo, ma ci penso sempre e ogni volta quella piovra che ho al posto del cuore mi strizza lo stomaco dalla commozione. Quando qualcosa la spaventa, la attacca o la tocca la piovra rilascia il liquido nero, l’inchiostro. Un tempo mi intorbidiva i pensieri, da quando scrivo sto meglio, scrivo con l’inchiostro delle mie paure, delle mie emozioni, così è. Oggi scrivo di Lorenzo che cerca un modo per andare incontro agli altri, per far star bene e per stare bene lui, non ha nemmeno a che fare con l’orgoglio, ha semplicemente fatto la sola cosa giusta da fare, sempre. Quindi Lorenzo fai quello che ti pare, tanto fai sempre quello che ti pare. E meno male.

Illustrazione di Letizia Rubegni. 26551671_10215618150955305_218829466_n.jpg

 

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18 thoughts on “Fai quello che ti pare, tanto fai sempre quello che ti pare.

  1. ClaudiaLuna says:

    Buon Anno a Lorenzo, a Marta, e alla loro Mamma. E Buon Anno nuovo anche alla Te stessa che farà altre 365 capriole ed acrobazie fra parole e sentimenti, ci permetterà di condividerne una parte e, grazie a loro, di volerle un po’ bene, e di volerne magari un po’ più a noi stesse ed alle nostre defaillance…

  2. ing.francesca says:

    l’ingenuità dei bambini nel compiere anche gesti così nobili è davvero la nostra unica salvezza! se potessimo rimanere così!
    buon anno! sei proprio speciale! per quello hai dei figli speciali!
    francesca

  3. Annamaria says:

    Un abbraccio grande
    a Lorenzo e Marta ,alla bimba che gioca con le macchinine, alla sua mamma e anche a te che riesci a far piangere ridendo o a far ridere piangendo…vedi tu.BUON ANNO

  4. Domenico...cioc. ! says:

    …era un po’ che non “Ti leggevo”, sei sempre efficace a descivere la realta’….”scoperte”, che ti,ci, consentono di pensare che, solo l’amore potra’ salvare questo mondo impertfetto, e quindi continuiamo a crederci…Buon Anno, cara Enrica.

  5. Una lezione che i figli sanno darci con la facilità e la limpidezza del cavaliere dal cuore puro, sopra il cavallo bianco, che si vede nei film. Una botta nei denti così agrodolce che fa cadere denti e lacrime allo stesso tempo. E che tu l’abbia condivisa con noi…fa onore a te a tuo figlio e a tutte le mamme urlanti sulla soglia di casa alle 8.15 come me. Grazie…che possiamo imparare per vicariato.

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