Madri di maggio, su coraggio!

In questo periodo i genitori devono affrontare la prova più temibile dell’anno che chiameremo “The final countdown” o anche “maggio, scontro finale”. Una trilogia del terrore che si compone di: saggi di fine anno, cene di classe di fine anno, gite di fine anno. Il tutto si consuma a giugno, ma maggio è preparatorio, è quando si scatenano le chat organizzative.

Partiamo dai saggi. Il mio vocabolario personale alla voce “saggio (m.s)”: colui che agli spettacolini di fine anno dei figli ci manda i nonni. Il problema è che i nonni non bastano, perché il grado di saggezza dei bambini è cresciuto esponenzialmente con il numero di attività a cui li iscrivi a settembre. Quindi ravani nell’albero genealogico e ti giustifichi: “io non sono disponibile per il saggio di catechismo, ma ho un cugino di secondo grado devoto a Padre Pio che può venire”.

Quando eravamo piccoli, i fan di Holly e Benji volevano fare calcio. I fan di Mila e Shiro volevano fare pallavolo. Alla fine ci iscrivevano a nuoto contro la nostra volontà (che poi nuoto faceva schifo a tutti, anche ai giapponesi, visto che hanno prodotto cartoni su tutti gli sport, dal golf e alla lavorazione dei lavoretti in pasta di sale, ma non si sono filati il nuoto manco di pezza). Ora no. Ora se sei un genitore la scelta dell’attività sportiva per la prole è durissima. C’è arrampicata su roccia caucasica, ci sono il circo acrobatico e il basket ascensionale. Di fondo vai al saggio per capire che minchia fanno i tuoi figli nei pomeriggi invernali, questa è la verità.

Io poi per il saggio ho sviluppato una sindrome da shock post traumatico quando ero piccola. Non avere nessuna velleità artistica ed essere la figlia della maestra (con l’ansia di fare la parte della raccomandata) mi ha costretto sempre a ruoli che dire secondari è un eufemismo. Ho trascorso un’infanzia nel terziario, nella speranza di salire un pochino di grado. Se mi comporto bene, mi dicevo, inizio alla recita di Natale come mangiatoia, ma magari in quinta elementare arrivo pure a impersonare l’asinello. Insomma non dico proprio la Vergine Maria, ma quantomeno sarebbe bello entrare a far parte del regno animale. Ero una splendida mangiatoia comunque, credibilissima con i miei capelli stopposi come la paglia.

Peggio mi andò per i saggi di musica. Ho studiato pianoforte per un paio di anni, dai dodici ai quattordici, per l’unico motivo plausibile con cui si facevano le cose a casa mia: mi sorella maggiore si appassionava a una disciplina, seguiva tre lezioni imponendo l’acquisto dell’attrezzatura completa, si disamorava e il kit passava a me. Accadde anche con la musica, così ereditai un pianoforte a muro, una videocassetta di Amadeus e una maestra fissata col solfeggio. Per spiegare quanto facessi pena a suonare dico solo che Remì è il personaggio più sfigato della storia dei cartoni animati di tutti i tempi perché lo solfeggiavo io: reeeee-eeeee-miiiii-iiiiiii. E giù a piangere. Dopo due anni di esercizi, la mia insegnante decise che ero pronta a esibirmi, ci ritrovammo in una saletta di un oratorio e lì Dio mi abbandonò. Ero ormai un’adolescente mal pettinata, i miei pari-livello come preparazione avevano ancora il ciuccio, sembravo Benjamin Button alla materna. Gli studenti della mia età erano invece bravissimi, in pratica eravamo Allevi, Bollani, Einaudi ed io, che solfeggiavo Dolce Remì metti la mano qui. Un’umiliazione senza precedenti, assunsi la mia classica posizione fetale a mangiatoia e pregai che finisse tutto presto.

Il temibile trittico di cui parlavo prima comprende anche le cene e le gite. E qui devo fare una parentesi doverosa. La chat di classe di Lorenzo e Marta io non me la meritavo, onestamente, perché non mi dà materiale per post divertenti. In fila per le sfighe di inizio anno ho preso il doppio dei pidocchi e nessuna madre psicopatica. A me sono toccate le madri senza fronzoli: messaggio base richiesta foto dei compiti – grazie grazie grazie – altra segnalazione data foto di classe – grazie grazie grazie. Mai una foto porno mandata per errore, mai una lite, niente. Una noia mortale. L’unico tema che scalda un po’ questi scambi spartani è il maltempo. Di fronte alla pioggia anche i genitori più imperturbabili crollano miseramente. I bimbi partono per la gita e dopo venti secondi sono tutte Bernacca: “un fronte freddo sta giungendo da Nord”, “mia cugina di Piobesi dice che lì piove”, “poveri bambini, cosa ne sarà di loro?”. Sono giunta alla conclusione che i nostri figli siano idrosolubili oppure, che come i Gremlins, si trasformino in mostri stronzi se vengono bagnati dopo una certa ora. Propendo più per l’opzione consistenza marshmallow idrosolubile, perché i miei figli sono un po’ stronzi anche se c’è il sereno.

Comunque, rassicuro tutti: maggio sta finendo e presto saggi, gite e cene saranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia, che comunque mia cugina di Piossasco dice che sta arrivando il temporale.

Illustrazione: Letizia Rubegni.32837766_10216817242291839_4169330994261786624_n.jpg

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11 thoughts on “Madri di maggio, su coraggio!

  1. Sul solfeggio, massima solidarietà: feci l’errore di soffermarmi ad ascoltare la vicina di casa, che inondava il sistema – infido! – di cortili interni su cui si affacciava il balcone della cucina.

    Violino acquistato in dieci secondi, lezioni di solfeggio avviate

    e fu così che imparai a fare fuoco, convinta che una bambina di sei anni con un violino (o una mitraglietta: la custodia si prestava) in giro per un paese dove ci si conosceva tutti, non destasse alcuna perplessità.

  2. ClaudiaLuna says:

    Sorella, vieni qui, un abbraccio… Anch’io figlia della maestra, anch’io lezioni di piano, anch’io fuori posto ed inadeguata per default… anch’io col cavolo la rivalsa “quando sarò grande”… 😦 😉

  3. Io sono un papà basket/calcio. Quindi due campionati sabato/domenica partite.
    Peso 105 per 190 ma al saggio di teatro lacrimo, ogni anno cazzo.
    La stazza serve per il calcio, evito gli insulti in trasferta.
    Le madri del calcio sono pazze, ho rischiato mille volte di fare a botte con queste invasate.
    Il basket è classe e agonismo.
    Altra vita.
    Domani, sabato, alle nove alle elementari, festa fine anno.
    Checcazzo.

  4. Quanto ho riso! Solidarietà mammesca. Maggio saggio? Mmmhhh…solo un assaggio di un giugno che porterà alla chiusura delle scuole. E allora rimpiangeremo il saggio maggio (cambiando l’ordine delle parole, in questo caso, il risultato non cambia). Peccato aver disattivato whatsapp, da me le chat non erano monotone, anzi, liti a non finire. Ed io che silenziavo pure. Chissà che non mi sia persa, per sbaglio, un video porno inviato per caso? Lo rileggo, è troppo divertente il tuo ritratto di fine maggio.
    😀😃😂😄

  5. Barbara says:

    2 settimane fa saggio di violino tot 1h45 per 3 min di esibizione singola della pargola.
    2 ore fa saggio di archi della stessa pargola, 1 min di concerto, scappati dopo 10 min.
    l’altra settimana cena di classe in un posto con acustica improbabile, avevo velleità di risotto ma potevo scegliere solo tra 5 tipi di pizze tassativamente senza modificare gli ingredienti (d’altro canto, tavolate di 60 persone …)
    ieri festa integrata ovvero tutti i bimbi che festeggiano da qui ad agosto il compleanno riuniti perchè siamo in quinta elementare quindi poi ci disperdiamo…

  6. camilla says:

    mi dispiace contraddirti … ma i giapponesi hanno fatto opere anche sul nuoto (anche se solo in versione cartacea) con il manga ROUGH di Mitsuru Adachi 🙂
    nel mentre, per fortuna la mia prole è ancora piuttosto lontana dal multiverso di scuola/palestre/saggi/cene di classe … ma avendo lavorato per anni nel dietro le quinte di detto multiverso, dovrei arrivarci un po’ preparata !

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