Quando la vita semina chiodi.

La mia figlia femmina è femmina in un modo che non credevo, non sapevo. È folletto è sgambetto è cerbiatto. Mia figlia mi insegna la meraviglia e il conforto, ha un talento naturale per gli abbracci, non si appende, conduce lei la danza, cinge, non stringe, e dà piccole pacche con la mano sulla schiena, il pat pat dei cartoni. Me lo faceva quando aveva pochi mesi per darmi coraggio credo. Una neonata che a modo suo dice “andrà tutto bene”. L’altro giorno, attraversavamo il corso davanti a casa: “ti ricordi quando raccoglievi i fiorellini in mezzo alla strada? Mazzi di fiorellini bellissimi!” mi ha chiesto. Non ricordavo, ho tagliato corto “sì”, magari si riferiva a qualche margherita presa da un’aiuola. Poi, a letto, l’illuminazione.

L’episodio risale a tre anni fa, era la festa di primavera della materna di Lorenzo, sabato mattina. Le feste si stanno moltiplicando, amici, siamo arrivati ai riti pagani di secondo livello, le scuole dimostrano una certa devozione a Cerere. Comunque erano tempi duri, una stagione di fatiche, la ricordo così, dove mi portavo i miei figli appresso come Sisifo il suo masso, uno sforzo improbo. Quel giorno faceva caldo, i bambini all’interno della scuola urlavano peggio degli spartani di 300 in versione under 5. In un angolo c’era un mercatino di giochi usati, giochi raccolti dagli stessi genitori.

Apro una piccola parentesi sui mercatini dell’usato delle feste scolastiche. In pratica tu, padre o madre, con il favore delle tenebre selezioni giochi che la tua prole non usa più, porti tutto alle maestre affinché allestiscano il mercatino, vai al mercatino con la tua prole che riconosce i giochi usati che non usa più, ma che ora vuole usare tantissimo e quindi inscena melodrammi per riavere indietro il maltolto.

I mercatini dell’usato sono la causa principale dell’aumento dello spread, perché i genitori ricomprano gli scarti ludici di casa a un prezzo maggiorato. Un affarone insomma. Quel giorno ricomprai un cagnolino fracassone dei cinesi (sono cani fedeli ritrovano sempre la strada di casa) e un gioco dei chiodini, quelli che si infilano nei fori per fare mosaici colorati, Lorenzo non poteva vivere senza, i maledetti chiodini di merda gli erano indispensabili.

Sulla via del sisifico ritorno, in mezzo del cammin di mia vita, sudata e provata dai mini-spartani, è accaduto il prevedibile: la scatola del gioco usato si è aperta in mezzo al corso, sparpagliando chiodini in ogni dove, ma soprattutto tra le rotaie del tram. La mia idea di disperazione assomiglia a un mosaico di chiodini sul pavé con due nani pazzi che ti incalzano per raccoglierli e le auto che sfrecciano ignorando la tragedia in atto.

La verità è che ero davvero sola, mi sarei voluta sedere su un gradino e restare lì a fissare il vuoto, “mi arrendo” avrei voluto dire alle auto, ai tram, vi ho deluso lo so, ma mi arrendo. “Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un chiodino, ed è subito sera” questo avrei voluto dire.

E invece ci ho messo almeno dieci semafori rossi per raccogliere tutti i chiodini, mentre Lorenzo e Marta mi aspettavano sul marciapiede e ogni volta che mi chinavo urlavo: “state lì eh, la mamma arriva”.

Questo è. Questa è Marta, una che la vita semina chiodi e lei li trasforma in una raccolta di fiori. E comunque con quei chiodini di merda non ci hanno mai giocato, manco una casetta con un tetto rosso hanno prodotto e ancora grazie che non se li siano infilati tutti su per il naso.

 

Illustrazione: Letizia Rubegni.

34774042_10216986068312384_5746282654223826944_n.jpg

Advertisements
Standard

11 thoughts on “Quando la vita semina chiodi.

  1. Però lei lo ricorda e lo ricorderà tra trent’anni e se in adolescenza vorrà sputarti su un occhio pazienza, poi con tenerezza e maggiore consapevolezza ricorderà come intrecciasti una corona di chiodi e margherite per loro lungo le rotaie del tram

  2. Da bambina mi regalarlo o una collana di cuori, mi piaceva un sacco. La volevo indossare in spiaggia. Mi cugina, in quella stessa spiaggia, me la strattonò facendo finire i cuori nella sabbia. Nessuno mi aiutò a raccoglierli. Lo ricordo ancora dopo più di 40 anni. Marta ricorderà che tu hai raccolto i ‘fiori’

  3. Barbara says:

    Consolati, io uno di quei chiodini l’ho inghiottito facendo finta che fossero caramelle (avevamo da poco preso l’aereo e ne ero affascinata, gocavo a fare il passeggero) Ovviamente me lo sono conficcato in gola quasi soffocando.

    Mia madre sostiene che non le verrà mai un infarto perché le ho temprato il cuore!

  4. gippistefi says:

    Ahahahah ma questo racconto è bellissimo. 😂 E cmq a me è successa una cosa simile quando a mio figlio è caduto il sacchetto pieno dei malefici pupazzetti dell’esselunga, quelli con la base pesante che ondeggiano. Che io manco ho mai preso tra l’altro, mi sono stati regalati dai parenti “per i bimbi”. Mio figlio si stava già buttando sotto una macchina per recuperarli tutti ma per fortuna sono riuscita ad acchiapparlo in tempo. 😜

  5. A noi è successo lo stesso mentre attraversavamo la strada in ritardassimo, mio figlio in piedi sul predellino attaccato dietro al passeggino della sorella, con in mano l’immancabile lego da dieci milioni di pezzi, che gli scivola e si disintegra in mezzo alla strada in un’ esplosione perfetta che sparge pezzi a raggiera in torno a noi, una cornice colorata all’imprecazione meno Montessori che si possa immaginare. Essendo Zurigo però, le macchine si sono fermate e gli altri passanti si sono prodigati a raccogliere ruotine e ingranaggi di plastica vari, e alla fine non mancava niente. Del lego non posso dire di merda però perché a casa nostra è sacro come le mucche in India.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s