Vivere è imparare a deludere e altre cose che non ho imparato (ancora).

Saper vincere. Imparare a perdere te lo insegnano così bene che ti sembra di perdere sempre, anche quando le cose sono andate come volevi. Imparare a vincere è imparare che non bisogna sminuire il risultato, non era facile solo perché l’hai ottenuto. Imparare a vincere senza pudore, senza timore che gli dei ti puniscano per questo. Imparare l’alternanza, scoprire che ci sono momenti e momenti, non un’eterna medietà. Il valore della medaglia lo decidi tu, ma è bene baciarla e alzarla al cielo, quando ti capita di averla al collo.

Imparare ad ammettere la sofferenza e lasciare che se ne occupino anche gli altri. Ho trascorso mesi complicati, in passato mi era già accaduto, anche per motivi decisamente più gravi. Ma il mio modo di affrontare il dolore è sempre lo stesso: come un’influenza in piedi, senza mettersi mai sotto le coperte, senza permettere a nessuno di portarti un brodino. Ma la tristezza non va via se la ignori. È un errore, perché pensi di essere forte e invece sei solo dura, l’effetto è protrarre la convalescenza più del dovuto, mentre covi un fastidio e una spossatezza che finiscono per diventare cronici.

Ho letto questa notizia di un vecchietto inglese che per due anni ha usato un bidone pubblico destinato agli escrementi di cane per spedire le proprie lettere, scambiandolo per la cassetta della posta. Non è colpa del bidone di merda, amici, è colpa del vecchietto che non ha visto bene. Come “a rose is a rose is a rose”, A bidon of shit is a bidon of shit is a bidon of merda. Non è che te la puoi prendere con lui che ha finto di essere una cassetta delle lettere. Ho spedito pensieri all’indirizzo sbagliato, mi aggrappo al pensiero consolatorio che la differenza la faccia sempre quello che provavo io. Ma comunque imparare a riconoscere un bidon of shit sarebbe un passo avanti.

Mio padre mi ha detto che vivere è imparare a deludere. All’inizio ho pensato “eh, che paraculo”, che bell’escamotage per non prendersi la responsabilità del dolore altrui. E invece no, aveva perfettamente ragione. Si cresce spesso deludendo le aspettative dei genitori, degli amici di lungo corso, ad esempio, rompendo dei patti. Ho deluso in amore: de ludere è letteralmente uscire dal gioco (il contrario di Illudere, in ludere entrare nel gioco), uscire dal gioco, spezzare un accordo. Chi fa finire un gioco, chi si porta via la palla, anche se non lo fa per dispetto, ma perché si è fatto tardi, è sempre un guastafeste e i guastafeste non piacciono a nessuno.

Abbandonare il “non mi oso”. In piemontese, il verbo osare è riflessivo: “non mi oso” come se le emozioni dovessero dare noia. E invece osarsi va bene, i sentimenti possono essere fastidiosi, è nella loro natura, chiedono, pretendono attenzioni, impegno, spazio. Sminuirli è sminuirsi. Ma se non ha importanza l’emotività, cosa ne ha?

(continua)

Illustrazione di Letizia Rubegni. 35239616_10217010347319344_974756653326925824_n.jpg

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10 thoughts on “Vivere è imparare a deludere e altre cose che non ho imparato (ancora).

  1. Sono tutte cose a cui ho pensato anche io, che tu dici meglio.
    Ma dell’abbracciare la tristezza più forte, tipo per sgonfiarla, sono diventata olimpionica ormai 🙂

  2. “Imparare a vincere senza pudore, senza timore che gli dei ti puniscano per questo.”
    e anche
    “perché pensi di essere forte e invece sei solo dura”
    e tante altre cose vere, che come le dici tu sono anche semplici da capire
    grazie mille per come scrivi.

  3. Wow! Questo post merita un posto tutto suo, è bellissimo in modo diverso dagli altri. Poi è anche molto utile, per esempio la prima parte me la dovrei far tatuare, giusto per ricordarmi bene che basta un secondo e invece di vincere si può perdere malamente, i pezzi si sparpagliano e non li rimetti più insieme ma se vinci dopo un po’ ti sembra che sia scontato e che come dici tu, forse era facile.

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