Ci vuole un dio da raccontare ai bambini.

Io Gesù, nella Sindone, non lo vedevo. Vedevo rombi, vedevo macchie, ma il volto, il corpo, non riuscivo a rintracciarlo, credo fosse anche perché non avevo capito la specularità del sudario. Lo immaginavo Gesù, lo indovinavo sul lenzuolo bianco, come si indovina una forma in una nuvola in cielo. Che poi, pensavo, è là che dovrebbe stare Gesù.  Le preghiere della sera erano un appuntamento immancabile, mi facevano bene, erano il mio corrimano verso la notte. Le ripetevo ad alta voce insieme a mia mamma. Dov’è la bisnonna chiedevo? In paradiso. E cosa c’è in paradiso? La pace. E non sarà noiosa questa pace? La pace è la pace.

Intorno ai quindici anni mi sono accorta che a dio non credevo, cioè ci credevo quando mi serviva, ci credevo quando avevo bisogno, non pregavo, chiedevo. Credere per chiedere mi sembrò ipocrita, ero una ragazzina rigorosa, ho smesso di andare a messa, ho smesso anche di pregare e ho pensato che il mancorrente verso la notte e verso i giorni dovevo crearmelo con quello che ero. Oggi sono agnostica, ma possibilista. Non abbiamo fatto fare catechismo a Lorenzo, ne abbiamo parlato, il padre è ateo, la religione cattolica non è stata la nostra scelta.

Quando è morta mia nonna, un mese fa, Lorenzo non smetteva di fare domande. Voleva sapere del corpo in terra o nel fuoco e dell’anima e del suo corpo e della sua anima. Dove finisce tutto? Dove andremo noi? “Io credo che ovunque andremo staremo bene e staremo insieme”. Gli ho risposto. E poi quella domanda terribile: “Se io vado per primo, chi mi aspetta?”. Mi è mancata la presa, avevo così bisogno del mio corrimano, di una risposta facile, avevo bisogno di dio.

Ci vuole davvero un dio da raccontare ai bambini. Un dio a loro misura. Mi hanno insegnato che dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza, ma sono sempre più sicura che l’uomo debba rifare dio a immagine e somiglianza dei bambini.  Un dio divertente, comprensibile, che dia risposte buffe di fronte all’insensatezza, si chieda il perché, un dio che pianga e si disperi, che sappia far pace perché come sanno far pace i bambini nessuno. Il paradiso allora è la pace dei bambini, tornare a giocare sempre e comunque, qualsiasi cosa accada. Dov’è la nonna? È nella pace dei bambini, dopo aver litigato con la vita, dopo aver battagliato con la morte. Un dio che non sia solo rito, dogma, assoluti, ma che cammini con noi, al nostro fianco, sfidandoci a tenere il passo, trotterellando, perdendo il ritmo di tanto in tanto. Un dio che si stenda al nostro fianco a respirare alla stessa velocità e indovinare le nuvole. Che giochi a nascondino, che dio è bravo a nascondersi, ma che di tanto in tanto si faccia trovare. Un dio che non abbia paura di crescere e che non concepisca la diversità, la geografia, i confini. Un dio che rispetti gli adulti, ma che soprattutto creda nei suoi coetanei. Che sia tutto corpo e mani sporche e dita nel naso e grattate di chiappe. Che assomigli ai figli, più che ai genitori. Mi dico che sarebbe forse più difficile sostenere il disumano in nome di un bambino, che in nome di dio.

Non è una mistica dell’infanzia la mia, ma davvero ad avere vicino un bambino è certo che prima o poi ti verrà voglia di bestemmiare, ma più spesso di aver fede.

diobambino.jpg

Foto: Susanita

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14 thoughts on “Ci vuole un dio da raccontare ai bambini.

  1. Hai risolto alcuni dei dubbi che avevo: sia io che mio marito siamo atei, nonostante abbiamo ricevuto tutti i sacramenti come richiede la tradizione. Quando è nato nostro figlio abbiamo deciso di non battezzarlo (mantenendo comunque aperta la possibilità nel caso fosse poi lui a volerlo) per mantenerci sulla nostra linea di pensiero. Da qualche tempo però ci sorge il dubbio di come potremmo gestire le sue domande, anche di differenze rispetto agli altri bambini a scuola che avranno un insegnamento religioso. L’idea di raccontare di un Dio a misura di bambino la trovo molto intelligente

  2. Questo è il tuo post che non avrei voluto leggere .Sono cresciuta atea, figlia di atei. Nessuno mi ha mai raccontato di un dio o di posti dove, dopo la morte, qualcuno mi avrebbe aspettato. Sono cresciuta splendidamente senza bugie e senza gente che si arrampicava sugli specchi cercando di farmi credere cose che loro stessi non sapevano spiegare. I bambini non hanno bisogno che gli si insegni a credere in esseri superiori, hanno bisogno di essere confortati dalla sicurezza e dall’affidabilità di adulti maturi, presenti e sensati.

    • Non so, l’anno scorso se n’è andata la figlia di una mia cara amica, a nove anni (bimba a cui i miei figli volevano molto bene). è stato un evento che ha messo a dura prova la mia maturità, la presenza e la mia sensatezza di adulto. Continuo a non credere in dio, continuo a non essere religiosa, ma nel tuo commento ci leggo una specie di orgoglio di “superiorità” rispetto a chi fa un percorso diverso, un orgoglio uguale a quello che riconosco in chi ha una fede inossidabile. Magari mi sbaglio, non si capiscono le sfumature per scritto, purtroppo, e forse non ho spiegato benissimo nemmeno quello che pensavo quando ho scritto il post. Le religioni ce le siamo inventate noi, solo che abbiamo creato un dio a nostra immagine, per me avrebbe avuto più senso crearlo a immagine dei bambini.

  3. Da atea, compagno ateo, figlio piccolo, ti dico che mi sono trovata nella tua stessa situazione quando, due anni fa, è morta mia madre. Ora, con impazienza, attendo il vangelo secondo Tesio, che ti prego di scrivere per me e per tutte le mamme del mondo 🙂

  4. Questa è proprio bella bella bella, mi ha fatto emozionare. Io non ho risposte da dare a mio figlio, ma mi piacerebbe tanto avere quella serenità dei credenti veri, mi sembra che abbiano una forza diversa.

  5. Michele says:

    Mia moglie ama il tuo modo di scrivere. Mi ha consigliato, in particolare, di leggere questo articolo. Da qualche tempo rifletto su queste cose. Io credo nell’Amore che è Dio. E sono d’accordo, su tutta la linea, con quello che hai scritto.Compreso il fatto che a volte (spesso) ci mancano le parole per raccontare Dio, così come spesso ci mancano per descrivere l’Amore. Spero che i nostri figli sappiano riconoscere e amare la nostra esperienza di ricercatori appassionati delle parole giuste. Grazie per il tuo post.

  6. Barbara says:

    Io sono cresciuta in una famiglia molto cattolica e la fede è stata la salvezza di mia mamma che ha perso due figli, mentre lei era in vita.
    Forse lo è stata anche per me che ho perso quattro fratelli e i genitori, anche se sinceramente non so se io continui a resistere per la certezza di un posto migliore o, semplicemente, perché non posso fare altro.
    Una delle mie sorelle era addirittura diventata Buddista, dopo aver passato un periodo da atea e uno da agnostica…e alla sua morte noi tutti abbiamo voluto che lei avesse il rito del Dio che lei aveva scelto.
    Un mese fa ho perso la mia quarta sorella, che era per me una mamma, una collega di lavoro e, anche, una sorella maggiore.
    Ai miei figli ho insegnato che quando si muore si diventa parte dell’energia che ci circonda.
    Ho detto loro che chi muore diventa trasparente come l’aria, che non si vede, ma c’è, perché noi possiamo respirare anche se non la vediamo.
    Ho detto loro che quando vedono le fronde deigli alberi che si muovono, magari sono proprio gli zii che li vogliono salutare.
    Non so se glielo dico perché ci credo o semplicemente per rendere la mancanza meno dolorosa.
    Non so se un Dio qualunque esista davvero; non so neanche se questo Dio abbia mai ascoltato qualcuno o sia semplicemente energia che ha generato qualcosa di meravigliosamente inspiegabile come la vita, la sofferenza e la morte.
    L’unica cosa che credo è che le religioni in generale danno insegnamenti che rendono le persone migliori e che tendono a fare crescere pensando positivo.
    Per questo continuerò a sperare che la finestra che si apre prepotentemente ad un colpo di vento sia un buon giorno che arriva da lontano.

  7. Renato says:

    Da quanto sostengono i grandi saggi il sig. Dio è un bambino in tutto e per tutto:

    – questo universo è basato su un inganno, la materia c’è ma non c’è; gioca continuamente a nascondino.

    – E’ impossibile mantenere qualcosa intatto troppo a lungo, prima o poi qualcuno o qualcosa la distruggerà.

    – Per di più non gli piace perdere: come ha detto Einstein, “Dio gioca coi dadi truccati”.

    Vedete voi.

    Renato

  8. Cri says:

    secondo me Dio è davvero così come lo descrivi tu, a immagine e somiglianza dei bambini…oltre ai formalismi, ai dogmi, alle cerimonie…oltre alla fede indissolubile (che così indissolubile non è) delle persone di fede, oltre al senso di superiorità di chi in Dio non crede…io credo in Dio perchè non so fare diversamente e devo ringraziare quei preti che mi hanno parlato (di) e fatto far pace (con) un Dio a immagine e somiglianza dei bambini se, nonostante tutto, posso ancora farlo…
    grazie, come sempre, per la poesia con cui ci racconti, e ti racconti

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