E intanto mi disinnamoravo.

E intanto mi disinnamoravo nonostante le mie resistenze. Perché funziono così. C’era questo ragazzo con cui avevo chiuso. Mi aveva lasciato un livido su una coscia l’ultima volta che avevamo fatto l’amore, un’impronta grande come un pollice. Ogni sera ci premevo sopra forte, perché pensavo “quando sarà scomparsa non ci sarà più traccia di lui”. Per me era sempre il secondo dopo l’addio e invece c’erano state in mezzo notti, giorni e poi stagioni. Gli altri si riprendevano (si riprendono) sempre prima, sono pronti a riprendersi, io restavo lì a guardare un livido che non si riassorbiva perché da sola premevo sul punto dolente. A questo servivano la musica struggente, i libri, le foto, le lettere che non si riescono ad archiviare. Anche fare l’amore con gli altri uomini, subito dopo, è sempre stato questo: premere sul livido.

E intanto mi disinnamoravo e facevo la conta degli errori, li contavo ma non imparavo. Qualcuno dice che sbagliando si impara, che serve tutto, anche il dolore. Ma a me il dolore insegnava solo la paura e la paura ti fa vivere contratto. Tipo la faccia di un bambino che aspetta l’arrivo di uno schiaffo, strizza gli occhi, stringe i denti, serra le labbra, aggrotta la fronte, increspa le ciglia. Si prepara all’impatto, lo sa che può arrivare, quindi è meglio farsi una maschera, farsi resistente. Ecco se imparassimo davvero schiveremmo la sberla, invece di rimanere lì con l’anima rattrappita e la faccia di chi ha ingoiato un limone. Intanto mi disinnamoravo, ma che faccia da scema che avevo.

E intanto mi disinnamoravo e ogni tanto passavo dai nostri posti, dalle nostre strade e non ti trovavo. Chissà quante volte bisogna passarci perché diventi davvero passato.

E intanto mi disinnamoravo e ti guardavo. A volte guardare in faccia le persone che hai amato è tornare dopo anni nella scuola di quando eri bambino. Tutto ti sembra più piccolo, limitato, ristretto. Provi una fitta di nostalgia, ma sei cresciuto, non è più cosa tua.

E intanto mi disinnamoravo e disinnamorarsi è un processo. Un processo che ha bisogno di colpevoli. E allora ti colpevolizzavo e mi scagionavo, ti scagionavo e ti colpevolizzavo. Ci sono le attenuanti Vostro Onore: soffrivamo di infermità sentimentale!

E intanto mi disinnamoravo e non capivo quando il mondo avesse smesso di girare per iniziare a rotolare.

E intanto mi disinnamoravo, ma lo facevo male. C’era quest’altro ragazzo con cui avevo chiuso. Ci mandavamo un messaggio solo la notte di luna piena. “Guardami nella luna”. Per un anno, qualsiasi cosa accadesse ci pensavamo. Era un modo per portare il fiore sulla tomba del nostro amore, per dire che sentivamo la mancanza l’una dell’altro. Ho bisogno dei riti, i riti danno senso alla realtà. Porto tributi alla maggior parte dei miei amori passati. Sono pensieri, il piacere di sentirsi dire “non ci siamo inventati, ci siamo stati”.

E intanto mi disinnamoravo e non vedevo l’ora di arrivare. Dove? Non mi è ancora dato di sapere.

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Foto: Susanita

 

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10 thoughts on “E intanto mi disinnamoravo.

  1. La cosa più difficile del disinnamorarsi, per me, è il bisogno di metterci l’impegno, quando poi si tratta di una cosa che succede, a prescindere dal “fai da te”.

  2. Disinnamorarsi è un percorso senza ritorno.Perdi un dolore al giorno, un ricordo, un sentimento, e alla fine ti giri e puoi guardare indietro col cuore leggero.

  3. Molto profondo. Il pezzo che mi è arrivato di più. Mi piace perché per una volta sei solo tu e non tu e i bambini senza nulla togliere a quando parli di te come madre.

  4. Erica says:

    E’ bello leggere che c’è qualcuno là fuori che come te è incapace di dimenticare, è rassicurante, perché lì vedi che con niente ti hanno cancellata come fossi gesso sulla lavagna, come fossi quella scritta sulla sabbia che il moto del mare lava via.

  5. Luisa says:

    Verissimo, il dolore non serve che a rendere dolenti e spaventati, non serve neppure a capire meglio quello degli altri perché già succede se si è un po’ empatici. Io pero’ a uno che mi da un morso su una coscia darei una ginocchiata nei denti, famolo doloroso non è il mio genere 😉

  6. Pingback: Lividi – Il blog di Shasa

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