Non sono una signora, sono un gran bel pezzo di adulta.

Stai entrando negli “anta”, mi informano, come fosse una parolaccia da censurare, esattamente come quando si dice vaffa o giornata di m. Trovo irresistibili le parolacce e forse mi piaceranno anche questi quaranta che, se proprio devo censurare, preferisco accorciare nei “Qua”. Domani entro nei “qua”, nell’adesso, nell’ora, delle cose che accadono senza guardare al passato e senza aspettare il futuro. In questa fase dell’adesso e dell’ora, non so che desiderio esprimere soffiando sulle candeline che non soffierò, i desideri prevedono una proiezione, un piano e io al momento non ho piani. Continuo a credere che i piani siano una scorciatoia per far sembrare la vita meno ripida. Non possiamo fare che invece di un grande desiderio per 365 giorni, io possa esprimere 365 piccoli desideri? Daysideri! (anche nei Qua posso resistere a tutto tranne che ai neologismi).

La mia amica Giada mi ha parlato delle bambole Daruma, delle statuine votive giapponesi che hanno il volto stilizzato di un anziano con gli occhi bianchi. La tradizione zen vuole che si colori di nero un solo occhio nel momento in cui si esprime un desiderio e poi si proceda a riempiere la seconda pupilla nel caso si avveri. Così ho passato in rassegna le mie bamboline Daruma immaginarie. Prima quelle che mi fanno l’occhiolino dalla mensola, ironiche, a ricordarmi le mie passioni passeggere, le brucianti necessità che si sono esaurite in una manciatina di cenere e in uno sbuffo di fumo, le preghiere che (grazie al dio delle preghiere inascoltate) non hanno avuto seguito. Poi quelle che mi fissano, a palpebre spalancate, con le loro pupille nere, come solo i sogni che si avverano sanno fare, a dire: e ora cosa ci fai con noi? Mica ci lascerai qui a prendere polvere? No, piccole bamboline Daruma rompicoglioni, non vi trascuro.

Nei Qua, più che desiderare cose nuove, mi piacerebbe avere cura di quelle che ho. Nei Qua c’è da lavorare, magari senza faticare troppo, lavorare in gruppo, con chi mi vuole bene. Presidiare, difendere, costruire. Anche attraverso le critiche, ma con dei distinguo. Ci pensavo ieri alla differenza tra criticare e muovere una critica. Sono tempi questi in cui si critica anche apertamente, con il solo scopo di grattare via uno strato di sicurezza dell’altro. Criticare come scorticare. Muovere una critica invece implica un’azione mirata, circoscritta e articolata, si muove una critica su un tavolo condiviso, una scacchiera, dopo la mossa sta all’altro aspettare, meditare, capire e rispondere. Nei Qua voglio scorticare e farmi scorticare meno e capire di più. Non so voi, ma io sarei anche stanca di tutta questa carne al vivo. Nei Qua voglio fare come fanno gli adulti. Ecco, nei Qua vorrei che non mi chiamassero più ragazza, né signora, ma per strada mi fischiassero: “ma guarda che gran bel pezzo di adulta!”.

Illustrazione: Letizia Rubegni.

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20 thoughts on “Non sono una signora, sono un gran bel pezzo di adulta.

  1. ClaudiaLuna says:

    Dalla distanza dei miei Cin-qua ri-confermati proprio ieri (mercoledì 29), posso solo condividere i tuoi desiderata… Dimostrandoti però che anche cambiando lustro o decade, null’altro cambia se non quel poco (o tanto) che ci affanniamo noi stesse a far cambiare… Aumenta solo la strada alle spalle, le statuine sullo scaffale… Ma la strada davanti a te (sembra) restare sempre quella! Buon Compleanno… A me… Ed
    a te!

  2. Bellissimo pezzo, in particolare concordo sulla necessità di muovere critiche senza scorticare: a chi serve un ferito? Perché perdere del tempo con qualcuno solo per fargli del male? Se uso il mio tempo per una critica desidero anche arrivare a un risultato positivo.

  3. mariapia says:

    Ciao Enrica, BUON COMPLEANNO con tutto il cuore, buon QUA e grazie per l’energia e la speranza che dai anche a me che sono QUA QUA (50!!!) 🙂

  4. giulia da sé says:

    Gentile Enrica, tanti auguri! ti ringrazio per il blog in generale, perché nel giorno del tuo compleanno fai a me un regalo. Il regalo sono le tue parole… anche io sono una mamma single e leggerti è rincuorante. Sapere di non essere sola a volte serve!

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