Cinque frasi motivazionali che mi hanno rotto le palle.

Ti diranno di non splendere e tu splendi invece. Lo so, è Pasolini, lo so suona bene, non so però se a Pasolini piacerebbe essere citato in un meme attribuito a Mafalda o a Linus. Non mi convince la retorica che ne è nata intorno, questo antagonismo tra te, l’incompreso dal potenziale infinito, e gli altri, questi Loro, una congiura di cattivoni, neri, sporchi, brutti, con la faccia dell’odiata prof di lettere delle superiori. Loro ti limitano, ti tarpano le ali, ti impediscono di esprimerti.

Per spiegare come mi immagino la dinamica tra lo Splendente e gli Spegnenti  favorisco un estratto di un dialogo plausibile:

“Ciao, t’abbiamo visto sai, non ti azzardare a splendere eh!”

“Come no? Ero giusto qui addobbato con tutte le mie lucine Ikea…”.
“Mi spiace, abbiamo già acceso la lavatrice e il forno elettrico, se ti ci metti anche tu poi il sistema va in sovraccarico e salta l’interruttore generale”.

“ma guarda che quest’estate, con tutti i condizionatori accesi una volta ho splenduto, cioè ho splesso, no… come cazzo è il participio passato di splendere?”.

“Splendere è difettivo, vedi che facevamo bene a darti 3 di tema alle superiori, non esiste il participio passato di splendere, quindi spegniti subito”.

“Un piccolo cero alla Madonna posso accenderlo almeno?”.

“Sì, nel tuo caso ci sembra molto appropriato”.

La vita inizia dove finisce la tua comfort zone. Ho sentito citare questa benedetta comfort zone ovunque, al lavoro, in tv, dal panettiere, dalla parrucchiera: esci dalla tua comfort zone, fatti la frangetta. Di solito nei discorsi motivazionali la comfort zone è descritta come un divano comodo, una trappola infernale, il buco nero del successo.

Che cosa vi avranno mai fatto i divani mi domando? C’entra lo sfracellamento di palle delle promozioni poltrone e sofà? So di dire una cosa impopolare ma il conforto per me è l’obiettivo, è il successo, trovare un amore dove stai comodo, un lavoro dove stai comodo, un gruppo di amici dove stai comodo, una frangetta dove stai comoda, mi pare bellissimo. Eh ma è immobilismo, mi dite, eh ma ho capito, vi rispondo. Però siamo un paese con 2 milioni e mezzo di persone affette da ansia, sono l’unica a leggere una correlazione con la continua frenesia di sfide nuove e il panico di non raggiungere i risultati sperati? Il vero problema è gestire i momenti di nulla, perché la vita è fatta di un buon numero di momenti di nulla, dove non accade niente e non perché non lo fai accadere, ma perché è così che funziona l’alternanza.

Per protesta voglio essere l’artigiana della qualità della mia zona di conforto, anzi non voglio una zona, voglio un quartiere, voglio un conforto che fa provincia. Voglio stare sul mio divano tre posti e non scenderci più perché il pavimento è di lava e poi per terra ci sono anche gli squali. Me lo hanno detto i miei figli e loro sono gli unici da cui prendo lezioni di autostima.

Se vuoi qualcosa vai e prenditela. Sottotitolo se sei triste è colpa tua, vuol dire che non vuoi abbastanza la felicità. Mai sentita così pirla come quando mi sono resa conto di aver desiderato qualcosa di totalmente fuori dalla mia portata. Non accetto l’idea della felicità come se fosse davvero un obiettivo, una destinazione dove arrivare, prendere posto e basta (però non prendere posto su un divano mi raccomando che son cazzi). Che angoscia i motivatori che ti dicono di essere il supereroe di te stesso, il giardiniere della tua aiuola lavorativa, l’idraulico dei tuoi condotti emotivi, il carpentiere della tua determinazione ferrea. Secondo i life coach dovremmo avere un livello di occupazione interiore da fare invidia ai giapponesi.

Godi delle piccole cose. Ci ho provato a godere delle piccole cose. Tipo l’ultima volta che ho volato c’era il tunnel per salire sull’aereo, mi piace sempre quando non c’è la navetta da aspettare. Quindi bello il tunnel diretto. Ho avuto un orgasmo? No, ragazzi, perché poi il mio vicino puzzava come un kebab lasciato al sole per sei mesi e quindi puff, tutta la piccola cosa gaudente portata via dalla grande puzza. Io sono più della scuola per una parete grande ci vuole un pennello grande. Col piccolo piacere mi ci solletico il retro cranio. Non sarò mai il genere di donna che tuffa le mani nella cesta dei legumi con un gorgoglio di gioia, è una cosa che puoi fare solo a Parigi e solo se sei Amélie. A Torino non esistono le ceste dei legumi e se esistessero sono quasi certa che qualcuno le userebbe come posacenere.

Fai della tua vita un capolavoro. Ed è un attimo che il capolavoro sia la merda di artista di Manzoni.

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Illustrazione di Letizia Rubegni.

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39 thoughts on “Cinque frasi motivazionali che mi hanno rotto le palle.

  1. alem says:

    Ogni volta che ripeto al mio saggio figliolo che ” da grande puoi fare quello che vuoi ” lui mi ripete che non è ancora grande e per ora purtroppo deve fare solo quello che dico io.
    Mentre ti leggevo mi sono venute in mente tutte le frasi motivazionali che dico ai miei figli tipo ” il mondo è nelle tue mani ” ( tralascio la risposta che c’è voluto l’intervento del sussidiario a salvarmi, che google ormai me lo proibiscono per metttermi alla prova ) e tutta una serie di prepara il cervello che la bellezza è effimera e sparisce e studia per fottere il sistema, e …. #madredimerda 😀

  2. IS says:

    Per i fagioli dovresti provare Ditta Ceni, in Piazza della Repubblica 😀
    Però non so se ti fanno infilare le mani nei sacchi eh

  3. Bravissima! Sai che pensavo una cosa simile (ma in maniera molto più rachitica) alla tua, qualche tempo fa guardando una pubblicità di una macchina? Cacchio. Le pubblicità delle auto sono concentrati turbomotivazionali, prodromici alla creazione di torme di teste di cazzo che se ne fottono degli altri e pensano solo ai fatti propri. Ops! Che ci sia anche un riferimento politico subliminale?

  4. C. says:

    Condivido tantissimo! Io, che scrivo e probabilmente parlo molto peggio di te, dico sempre che secondo me l’unico obiettivo da perseguire è la serenità. Quindi comfort zone alla grande!

  5. Hetta says:

    “Però siamo un paese con 2 milioni e mezzo di persone affette da ansia, sono l’unica a leggere una correlazione con la continua frenesia di sfide nuove e il panico di non raggiungere i risultati sperati?”

    Soffro di ansia e sono d’accordissimo! Io ho smesso di pretendere tutto il tempo da me stessa quando ho cominciato la terapia. Ho smesso di fare cose nuove? No, anzi. Mi sono lanciata in cose nuove con criterio e nei giusti tempi, concentrandomi sui miei progressi. E godendomi anche la mia comfort zone e i punti saldi della mia vita che mi danno serenità.

  6. Miky says:

    Perfetto!
    Mi provocano orticaria.
    La cosa buffa è che spesso queste frasi motivazionali..-magari a sfondo umanitario- sono pubblicate e diffuse da individui (donne soesso,ahimè) che non sarebbero disposti a muovere un dito …nemmeno se gli crepassi davanti .
    La fiera dell’ipocrisia delle belleFrasine su Facebook
    Da Pasolini alla Merini
    (E mi dispiace per loro)

  7. Massimo Salomoni says:

    Personalmente non sopporto “Il Signore dà le prove a quelli che hanno la forza per sopportarle” (i preti sono i primi motivatori della storia, sarà mica un caso che poi ci sono gli evangelist). Che poi a furia di sopportare prove ti viene più forza e allora te ne arrivano di più, o a un certo punto fai come quell’asino che morì di fame nonostane fosse abituato a non mangiare? Forse il non mangiare era la sua comfort zone e quello il solo modo di uscirne, chissà.
    Bel blog comunque, complimenti.

  8. cavallogolooso says:

    Sono giorni che ci penso. Certo, condivido quello che hai scritto.
    Oggi però ho parlato con T; h iniziato a lavorare a 15 anni e non ha mai smesso. Stava facendo scienze dell’educazione e si è sposata con uno, si sono accorti presto che non era cosa, ma la vita procede, solo che già lei lavorava in manicomio (basaglizza tu se hai voglia) e nella triennale che stava facendo le avevano detto che la scuola alla fine avrebbe ottenuto di essere parificata e quindi di non preoccuparsi, e invece. Ma lei lavorava; il marito del tempo si stava allargando con le attività e le disse che solo di lei poteva fidarsi per il bar mentre lui espandeva con le pasticcerie. E lei fu barista. Al manicomio si alzava mediamente alle 3, al bar migliorò la sua condizione: le 5. Non si intendevano, lei aveva storie parallele ed anche lui. Mentre era barista conobbe l’attuale marito, che oltre a fare il DIGGEI faceva anche il commesso in un ferramenta. Che cercava una commerciale. E allora mentre divorziava disse perchénnò. Non faceva per lei vendere, tornò al sociale, in una cooperativa Sociale in cui si lavora con i disabili cognitivi, visto che nel frattempo il suo titolo non fu mai riconosciuto. In breve fu in consiglio di amministrazione, ma l’ambiente delle sue pari da un lato e quello del CDA dall’altro osteggia ogni sua iniziativa per fare qualcosa in più. Non sarò sintetico. Sarò specifico. Perché quello che ci figuriamo è un conto, quello che succede nella vita è un altro, anche se può annoiare. Esempio “politico” lato CDA: decidendo di persone che non vede mai, annuncia che ha intenzione di andare – a sue spese nel suo tempo libero – a fare visita ad oguno dei centri gestiti, vedere in faccia la gente, vedere i posti, avere contezza piena della situazione. E anche perché il CDA è fatto di 7 persone ma nei fatti decidono in 3, in generale si sbatte, “rompe le palle” per dire cose come “ok raga, avete già tutte le carte firmate ancora prima che ci riuniamo, ma noi dobbiamo sentire e poi decidere”. Non cose assurde ok? In ambito più operativo, con le colleghe, il distacco è personale, per piccole invidie che io non riesco nemmeno a ricordare perché quel tipo di mondo mi è davvero alieno … ci provo: perché col nuovo marito ha anche un negozio, perché si è esposta per partecipare al CDA, perché sono stati decisi determinati turni o determinate ferie, perché sta assieme a quello che poi è arrivato a lavorare nella stessa cooperativa. E che ha rivoluzionato molto uno dei centri perché si da molto da fare. E perché questo negozio va abbastanza bene. E tutto questo mentre tira su due figli. Quindi lo ricordo: fa tre lavori, tutti durissimi, anche fisicamente. Intanto studia di notte come fare marketing per il negozio. E le ho visto personalmente fare la mamma, dolcemente, amorevolmente.
    Non cito il lato di suo marito, un ragazzo tutto sommato, ma che si fa un culo in 7 (e paga gli alimenti per la figlia fatta in precedente matrimonio oltre alla pensione alla mamma visto che il padre ubriacone è inutile).
    Ecco.
    Se loro si fossero addivanati nella comfort zone sarebbero pieni di debiti, niente casa, figli che non riescono ad andare in mensa decentemente, nessuna speranza di miglioramento di stipendio, nessuna prospettiva di un futuro migliore (invece il negozio è decollato e tra un po’ entrambi potranno lasciare il lavoro dipendente).
    E di persone nelle loro stesse condizioni ce ne sono, ma sono proprio quelli che ogni giorno li tirano indietro, come dice quello, come i granchi nel secchio: appena uno cerca di liberarsi ed uscire gli altri lo ritrascinano dentro.
    Forse ti immagini fulgide star dello spettacolo.
    Ma questa donna e quest’uomo splendono. E ho sentito e visto personalmente quanta gente gli ha detto di lasciar perdere, di mirare basso. E forse tutte queste piccole cose sono già “basso” per te. Ma io li guardo tirare fuori gli artigli, con onestà, fatica, dedizione, costanza, ogni giorno mandare a quel paese chi tira indietro. E dalle mie parti il mood è statisticamente quello (dichiarato Istat: la provincia più “triste” d’Italia, forse anche con il maggior numero di suicidi per densità di popolazione), quindi è credibile e lo conosco.
    Loro splendono, con la faccia sporca di polvere e i calli, i loro due figli in braccio, sfiancati dai 2-3 lavori, tenacemente proiettati verso il domani migliore. Io non sono così. Ma quelli che sono così li riconosco.
    Circondati da gente che si lamenta ma che se deve rischiare e fare un passo non lo fa. E sono i primi che ti scoraggiano, che parlano alle spalle: felice te se non conosci ambienti del genere, ma mi sembra strano. Forse felice per te perché li ignori. E allora stai già facendo quello che suggeriva Pasolini. Facciamo strike? Godono delle piccole cose: potersi permettere di non andare con le monetine a pagare la mensa dei figli non è stato male. Godere del semplice fatto di poter dedicare del tempo ai figli, per loro, visto il tempo necessario per guadagnarsi da sopravvivere, non è stato niente male. Piccole cose. Ricominciare a mangiare la pizza ogni tanto. Piccole cose. Non mi fa ridere, non mi viene da prendere nessuno per il culo. Andare in vacanza quattro giorni a Capodanno, dopo aver messo via ogni singolo euro in quattro (bambini compresi, per insegnare loro il valore dei soldi). Avere del tempo per giocare con papà. E che papà ogni tanto riesca ad andare a bersi una birra senza sentire che tracura moglie, bambini, lavori in casa o uno dei due lavori.
    Io li guardo e tutto questo mi pare molte cose, tranne che una merda d’artista.

    • cavallogolooso says:

      P.S. un’altra delle “piccole cose di cui T. mi ha detto di godere” oggi (giuro che mi veniva da ridere; ma non ha detto piccole cose) è che finalmente può alzarsi solo alle 7!!!!!! 😀 Festaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

    • io non capisco quasi mai le tue intenzioni, sono anni che mi leggi e che mi commenti, ma credo che ci sia uno scarto tra le mie intenzioni e le tue interpretazioni, uno scarto che non è mai diminuito nel tempo. La storia che mi racconti è interessante e degna di nota, va ai suoi protagonisti tutta la mia stima. Come ricorda Sara più su io scrivo di piccole cose e nel mio piccolo la comfort zone la conosco poco, la scomodità mi si addice più della comodità. detto questo il discorso che facevo nel post, un post di quelli sarcastici (il sarcasmo può piacere o non piacere, ma lavora sull’esasperazione e sulla causticità dei toni), colpiva i motivatori e non chi è motivato a fare bene, meglio, a cambiare lavoro, a svegliarsi sempre più tardi la mattina ad essere una persona migliore. c’è anche da dire che anche i motivatori avranno aiutato un sacco di persone e infatti parlo al singolare, circoscrivendo il mio fastidio a 5 concetti e non a persone specifiche.

      • cavallogolooso says:

        Le mie intenzioni sono ragionare. Tu mi aiuti a ragionare. Mi fai ragionare su tutto. Mi commuovi, mi emozioni, mi fai PENSARE. E spesso in modi contraddittori, cioè mi fai ragionare su aspetti duplici di faccende che ci riguardano. La cosa bella è che scrivi sempre di cose che toccano, che arrivano a tutti. Sei mamma, sei lavoratrice, sei amante (persona-che-ama) e una persona che ha molto in comune con tutti.
        Forse con “intenzioni” tu indenti dire “vuoi attaccarmi o cosa?”. Io abbandonerei questo tipo di visione: la mia intenzione è ragionare sulla verità delle cose. “Tutto qui”.
        La mia prima interpretazione era identica alla tua motivazione, coincidente, senza alcuno scarto.
        Il secondo “passaggio” invece mi diceva altro, mi diceva: ti piace, piace anche a te mandare i motivatori a quel paese (e il sarcasmo lo fa con stile e si ride) perché è comodo. Ma i motivatori sono come la prof del tuo post: a loro non importa se ti sei motivato… deve importare a te 🙂
        Nessuna intenzione tranne quella di ragionare: e tu me lo fai fare sempre, non dici roba ininfluente. Caratteristica che in tanta gente che scrive o fa spettacolo è scomparsa.
        La mia (mia eh, mica condivisibile) caratteristica è di vedere sempre due lati della medaglia: cercarli proprio.
        Forse ti ha infastidito, di questo ti chiedo scusa, non c’era sicuramente quella, di intenzione; non c’è mai.

      • cavallogolooso says:

        allora meglio, Ma come ogni cosa che scrivi… anche in questo caso mi hai aiutato a ragionare 🙂

      • cavallogolooso says:

        Ti aggiungo questo, che forse aiuta: una volta esaurito l’effetto liberatorio del codice dell’umorismo, ridere, resta il messaggio. E sugli aspetti contraddittori di quel messaggio, io mi esprimo.
        Cosa che potrei non fare, come chiunque si esprima su qualsiasi cosa! 😀
        E in effetti ti rompo le palle, ma tu sei molto educata e cortese nell’avere a che fare con la gente fastidiosa; quindi mi asterrò perché è inutilmente pesante in una cosa che vuole essere leggera. Siccome mi fai pensare, mi piace ragionarne direttamente con te. Ma posso farlo in separata sede, perché mi rendo conto che suona solamente come BastianContrario.
        Amo leggerti, ma quando ti commento ti arriva qualcosa di diverso, anche in questo caso c’è scarto tra la mia intenzione e la tua interpretazione.
        Non posso sposarti quindi.

  9. Far says:

    Personalmente credo che ognuno debba fare quello che gli tura senza seccare la vita agli altri fuori o dentro il comfort, in attività o divanato, incazzato o sereno basta che non si lamenti perché il lamento perenne quello sì che ha rotto le palle, il mainagioia, il son sfigata/o, il nontrovoilcompagnoperlavita, ci credo che hanno l’ansia…

  10. Francesca says:

    Questo post è meraviglioso e mi ritrovo in quasi tutti i punti. Mi risultano odiosi, in particolare, i potenziali Sbarluscenti Incompresi oppressi dal malvagio e insensibile esercito degli Spegnenti; ma anche gli arroganti Attivoni Yé Yé che vogliono tirarti fuori a viva forza da quel posto meraviglioso che è la zona di conforto. Dissento solo sul punto dei piccoli piaceri: con me funzionano di brutto. Cose tipo un cioccolatino ciancicato trovato in borsa o una capatina dal Tigotà ancora mi svoltano la giornata. Sei bravissima, ti adoro!!!

  11. thp says:

    Applausi!!!!
    Cercherò quindi di “essere la migliore versione di me stesso” (anche questa frase è stomachevole via…).
    Grazie per quel che scrivi

  12. Il mio rapporto con le frasi motivazionali è come quello che ho con le video ricette che girano sui social. Le guardo ipnotizzata, affascinata. Una due tre, la serie completa. Fantastiche. Facilissimo, che ci vuole? Mi sento pronta, mi carico, mi convinco che posso fare altrettanto. Poi ci provo e -regolarmente- produco una schifezza deludente. Seriamente: se la motivazionalità come approccio per risolvere i problemi piace, se fa bene ottimo. Mica è un reato praticarla, così come il non farlo. Con me non ha fatto breccia, son sincera. Sarà per via dell’età, sarà che non ho la sufficiente dose di spiritualità, sarà che ho sposato un ingegnere e son cose che modificano il carattere, va detto. Conosco tantissime persone, quasi tutte donne per la verità, che su questi principi hanno fondato la loro gioia di vivere. Pollyanna gli fa un baffo, beate loro. Non sono capace, cedo. Ah, dimenticavo: bel post, bel blog, belle illustrazioni. PS: autoironia, sarcasmo, umorismo: tre parole che motivano e parecchio. Tzk.

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