Vedi alla voce: NIENTE.

Capita, perché capita spesso e lo sai, che alla domanda cos’hai? io possa, non dico sicuramente, ma con grande probabilità, rispondere “niente”. Bene, ti prego, non ti accontentare di un niente come risposta, dillo agli amici spargi la voce, è una bomba inesplosa la donna che tace. Lo so che è infantile, lo ammetto, ma rispondo così, perché la versione integrale, quella completa, è una piena di fiume che non saprei più arginare, un vagar senza meta.

Ma allora cos’è questo niente? è la lingua che batte dove duole quel dente, ha il sapore cattivo del gelato caduto e mai ricomprato, mia madre che dice “così impari e stai attenta” e infatti ho imparato che spesso l’attesa di un po’ di dolcezza è un bel variegato però all’amarezza.

Non ho la fame nel mondo, non ho la carestia, non ho la peste bubbonica come malattia, non ho proprio niente, eppure è un niente pesante, un niente di piccole angosce, di me che ti cerco in mezzo alla gente e passano i giorni come passano i guai e passano tutti, ma tu non mi passi mai.

Sul niente ci scriverò un saggio: “l’arte sottile dell’autosabotaggio”, un niente che unisce tutti i miei punti deboli, un niente che è fatto di questi miei demoni che tengo nascosti, ché l’ombra ti resta attaccata anche quando ti sposti. Ti sembra volubile e inconsistente e invece è lì quel solido niente, un niente elefante, un niente ignorante che si piazza in mezzo alla stanza e mentre lo ignori, lui inizia la danza e rompe i cristalli e il servizio buono, fuori è il silenzio, dentro è il frastuono.

Ma capita, se lo fai capitare, che tu non molli la presa, che mi resti a guardare, è che ho tanto bisogno di litigare, di dirti di farti di farci sfogare, è un bisogno da niente, che a spiegarlo mi sento un po’ deficiente. A dirti che dopo ci scopriamo vicini, intrecciamo le lingue, le braccia, le gambe, i capelli sopra i cuscini, che ci intrecciamo le dita, cucite, e ci troviamo più stretti a ogni giro di lite.

E invece niente, sto zitta, per paura di non esser capita, ma tu fammi ricredere, che, nel male e nel bene, la vita è una lunga smentita.

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foto: “L’ho fatto di nuovo di rimanere senz’aria” di Susanita.

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18 thoughts on “Vedi alla voce: NIENTE.

  1. colomba66 says:

    Solo “variegato all’amarezza” e “a ogni giro di lite” bastano perché possa fare incetta di tutti i premi Nobel: Letteratura della commozione poetica, Medicina dell’anima, Chimica delle parole, Fisica della natura umana, Economia psicologica applicata alla vita e, per finire, quello per la Pace. Interiore, ovviamente. Le pare niente? Grazie ❤

  2. Io preferisco la versione fiume in piena, esondazioni con residui di acque lumacciose, tronchi sparsi ma poi l’acqua torna limpida e ci si scopre scorticati ma vivi

  3. Claudia Benevello says:

    Capita che si dica “niente” per tanto tempo…a un certo punto sembra davvero così, o almeno ne siamo convinte. È raro trovare qualcuno che accolga il fiume in piena dei nostri pensieri, ma se succede tutto diventa più leggero 😊

  4. Gianna says:

    E io invece dico: “Solite cose”.
    “Come va?” “Solite cose”
    E ogni richiesta si smorza, ogni curiosità si spegne, e proseguo da sola arrovellandomi su NIENTE

  5. mariapia says:

    Stupendo Enrica, come sempre. Sai dare parole alle mie emozioni, proprio oggi, proprio con questa nebbia, proprio con questo amore che non riesco a dimenticare…Grazie!

  6. cavallogolooso says:

    concordo sul giro di lite eccetera, tutto bello.
    ma ora sono così triste.
    il me energetico chiederebbe “ma perché? perché te le devo cavare fuori? sono qui, dimmelo”. E anche “e perché litigare?” ma questo lo sapete voi , tra voi due.
    E boh, ci sento così tanto del mio.
    Il me che risponde “niente” invece è stufo di chi chiede ma non vuole sapere, oppure vuole dirti che ti sbagli.
    E il mio timore del litigio: lei proponeva la modalità risolutiva “litigio” e invece abbiamo litigato e se n’è andata. Forse per qualcuno il litighiamo è, per favore resta fermo li che ti litigo. O che ti vogmito addosso il mio sfogo, ma tu non farlo, rischi di ferirmi ulteriormente. Stai fermo, duro contro il vento, fammi esplodere mentre mi ancoro a te. Accettalo, anche se io da te non lo accetterei.
    Ma non tu, TiasmA, non tu. Qualcuno.

    Sempre grazie.

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