Ognuno ha la voce della coscienza che si merita.

La ventola del bagno mi parla. L’ho trovata afona al mio arrivo in questa casa, sei anni fa. Dopo poco ha preso a gracchiare, ora scatarra come un vecchio fumatore di Nazionali, l’aria non la sventola, la grattugia e ogni volta che accendo la luce del cesso lei è lì a ricordarmi chi sono: una che non è in grado di alzare il telefono e chiamare un otorino laringoiatra per ventole e far tacere quel costante smadonnare dall’alto. Una che convive con i suoi sospesi, i miei sospesi sono sempre superiori alle pratiche processate. È un bilancio a perdere. “Però ho messo il lampadario in camera da letto” mi giustifico. “Dopo aver dormito sotto una lampadina penzola da motel per cinque anni e non parliamo del balcone” mi tossisce la stronza. Ha ragione.

Devo togliere i vasi dall’orto-morto, ogni volta che mi affaccio, al mio fico e al mio limone sale il Carducci: “tu fior della mia pianta, percossa e inaridita, tu dell’inutil vita, estremo unico fior” intonano. Una cosa straziante. Ecco, quando mi dicono che l’amore va alimentato come una piantina, penso al mio fico e al mio limone, che vivono nonostante la mia totale incapacità di prendermene cura, hanno abbassato così tanto le loro pretese, eppure ugualmente danno fiori e frutti. Si fa l’abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione ho letto da qualche parte. Si alimentano amori così, a dosi sempre inferiori, affamandoli.  La mia amica A. dice che si fa l’abitudine al maltrattamento e alle poche attenzioni, ci si abitua ai torti e all’infelicità. Aveva dovuto scrivere un elenco, nero su bianco, delle cose che il suo ex le aveva fatto per non abbassare la guardia e non perdonare. Capita che sia necessario non perdonare per sopravvivere, ma anche senza farla troppo tragica, per andare avanti. Sto divagando, cara ventola del cesso, non farci caso.

Ti concedo che ci siamo fatte compagnia. Durante le docce soprattutto. Sono certa che l’Apocalisse arriverà mentre Dio si è concesso una doccia. A me basta aprire l’acqua e nell’altra stanza le forze di Sauron attaccano il regno di Gondor, urla belluine si alzano al cielo, sotto forma di liti, richieste per fame impellente da carestia o sete inestinguibile da siccità, tutto senza alzarsi dal divano, magari con la televisione accesa. E io che bestemmio dal basso e tu che bestemmi dall’alto. Ascolti i miei discorsi allo specchio, che culi che faccio allo specchio, dei pipponi indegni a destra e a manca, spiego come si vive a chiunque. Non mi piace sempre quello che vedo, cara ventola lo sai anche tu. Pare sia fondamentale dirsi delle parole d’amore quando ci si guarda la mattina, fare da sole, devi autoconvicerti che sei la più figa, una superdonna, si predica molto l’autoeroismo ultimamente, ma a me piace tanto alla vecchia maniera, che me lo dicano gli altri. Ma cosa vuoi che ne sappia poi, che ho una ventola del cesso come voce della coscienza?

Stamattina mi redarguivi mentre pettinavo Marta, sostieni che se continuo così, con questa ignoranza tricotica, questa incapacità di fare due codini simmetrici, la mia figlia femmina mi verrà presto tolta e mi verrà consegnato un altro maschio d’ufficio. Hai ragione. Le altre madri fanno trecce così perfette e rigide che probabilmente sono ancorate alla corteccia cerebrale.

Dal bagno hai visto passare anche qualche uomo, ammetterai che ho un certo talento per la scelta degli ex (di certo più sviluppato che per la scelta dei fidanzati), nessuno che si sia preso la briga di aggiustarti, magari il prossimo lo seleziono così, con la prova ventola. Tra le pratiche processate ci sono loro, certi amori fanno giri immensi e poi si esauriscono, checché ne dicano fichi e limoni. Il problema delle pratiche che vengono processate, dei cuori che vengono aggiustati e delle ventole che vengono riparate, è che poi per un po’ c’è un gran silenzio intorno.

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Illustrazione: Letizia Rubegni del mio cuor.

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21 thoughts on “Ognuno ha la voce della coscienza che si merita.

  1. Riesci a rendere poetica pure la ventola del cesso! Ora che ci penso, anche la mia fa dei rumori strani ultimamente..che voglia dirmi qualcosa! Ps: ti adoro

  2. La mia tapparella ha lo stesso problema. Bloccata a metà, da mesi. Un orto morto anch’io. E i vasi zombie? E i quadri a terra? La ventola del bagno. Le mensole mai fissate.
    Che ci serva un uomo?

  3. A me il grande amore di trre sere (quattro, se calcoliamo anche una domenica pomeriggio) ha sistemato la cassetta del water. Poi è migrato verso altri nidi, con la coscia più lunga e il naso meno gibboso…

  4. io non punterei troppo sugli esponenti dell’altro sesso per le riparazioni. con mia moglie ho messo le cose in chiaro anni fa con una serie di interventi distruttivi, e ora mi lascia inerte sul divano per non peggiorar le cose. bisogna esserci portati, per la nullafacenza…

  5. giulia da sé says:

    tra le cose che più mimancano (ma devo fingere indifferenza, altrimenti mi metto a piangere) di una relazione è l’accudimento reciproco. Che passa dal sistemare le cose in casa al brodo a letto se, come me, stasera sei mezza malata e molto più che mezza sola…

    • io quella mancanza non la sento sai, cioè forse la sostituisco con il piacere dei flirt, della leggerezza di ciò che inizia e forse non continuerà. ma credo sia una fase

  6. Barbara Rivera says:

    Io sono quella portata per i lavoretti, della coppia.
    Però ogni volta che mi guardo in giro per casa, mi ricordo di cose lasciate a metà… Un lavoretto di cucito sul davanzale. Un accrocchio di fili elettrici con il nastro che devo coprire. Uno spigolo sbeccato del muro che devo stuccare. Mi salutano tutte le mattine ed al rientro a casa.

    La mia ventola del bagno è morta da un annetto, mi riprometto sempre di guardarla, ma niente. Ora ho capito, forse non voglio una voce della coscienza che mi ricorda le cose che non ho finito!

  7. cavallogolooso says:

    nel 2001 in un posto tutto pieno di nerd brufolosi erano le ventole dei computer a fare questi versi. Una ventola o forse un intero computer venne chiamato “krusty” perché la ventola sembrava fare la risata malefica dei giochini malfunzionanti di Krusty il clown. E non venne riparata. Tutti maschi.

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