Il tempo speso peggio (un elenco aggiornabile).

Il tempo speso peggio è quello sulle rive dei fiumi e ad aspettare che i piatti si freddino. Non era esattamente così il detto, ma a pensarci il rancore è una ridicola perdita di tempo. E prima devi cucinare il piatto di puppette de’ merda al veleno di vendetta, poi però devi aspettare che si freddi per servirlo al nemico, aspetti aspetti aspetti, ci soffi pure sopra, poi quando è alla temperatura giusta vai da lui che ti dice “ma che è sta roba? È fredda!”, te lo sputa e se ne va. L’alternativa è che il nemico nel suo peregrinare di cattiverie decida di farsi ghermire da un’onda anomala fluviale mentre fa la cacca sotto il ponte di baracca e che la corrente lo trascini da te. Ci potrebbe volere molto tempo, la vista poi potrebbe essere spiacevole e sulle rive del fiume c’è umidità, le pantegane, il microspaccio. È che poi spesso i nemici non lo sanno di essere tuoi nemici, si chiamano nemici immaginari, li alimenti tu, nel tempo. I nemici spesso sono solo stronzi sovrastimati, ma gli stronzi purtroppo galleggiano anche nei fiumi.

Il tempo speso peggio è quello trascorso a convincersi che uno scoglio sia il tuo porto, il luogo dove restare e costruire. L’hai visto da lontano, hai urlato “terra”, era una vita che navigavi, eri stanca di affrontare le onde da sola. Sembrava roccia, aveva tutto l’aspetto di un nuovo inizio. E alla fine era uno scoglio, un passaggio scivoloso della vita, ci sono persone così, che tu pensi di volere esplorare e invece sarà sempre troppo tardi quando deciderai di rimetterti in mare.

Il tempo speso peggio è quello che investe nell’assenza. C’era una volta un uomo che non c’era davvero. Eri così abituata ad aspettare che ti scrivesse, che ti mandasse un messaggio, una chiamata, che controllavi il telefono anche quando era con te. Che ci fosse o non ci fosse a lui ti legava la stessa forma di folle e ottusa nostalgia. La prova telefono comunque è banale, ma resta infallibile. Se traffichi con il cellulare quando sei con gli altri, non li ami, ti stanno simpatici, gli vuoi bene, ma non li ami. Se li ami il telefono puoi buttarlo nel fiume e farlo prendere da chi aspetta il tuo cadavere, sulla riva.

Il tempo speso peggio è quello trascorso a rianimare il passato. A resuscitare i sentimenti. La solitudine gioca questi scherzi, torni alla sicurezza del passato, ti rifugi in ciò che è stato. È un’operazione fallace. Sono belle le api intrappolate nell’ambra lucida del ricordo, sembrano vive, ma se rompi l’ambra l’insetto non vola.

Il tempo speso peggio è quello della menzogna. Si mente spesso e volentieri per non affrontare di petto la realtà, come una scorciatoia. E invece no, le bugie non sono mai scorciatoie, allungano il percorso, affaticano e generano dipendenza. Io, per esempio, grazie al cielo sono troppo pigra. Anche perché se la realtà non la prendi di petto, lei ti prende alle spalle e non lo auguro a nessuno.

Illustrazioni: Letizia Rubegni.

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14 thoughts on “Il tempo speso peggio (un elenco aggiornabile).

  1. Accidenti, il controllo del telefono, non ci avevo pensato ma è così che lo vivo.
    L’ho incontrato qualche giorno fa, dopo mesi, mi ha detto ‘ti chiamo’, ho risposto ‘sì, sì’. Chissà se ora controlla il telefono?, quando lo diceva non lo faceva, poi chiamavo io. Invece almeno quella lezione l’ho imparata 🙂

  2. A volte penso che tu scriva proprio per me, che per qualche immaginario flusso di pensieri tu sia lì seduta che parli a me, senza conoscermi.Questo in giorni di m. come questi è davvero confortante. Grazie

  3. colomba66 says:

    Così tanti spunti sui quali riflettere e poter commentare, io così poco capace di farlo sinteticamente. Mi piacerebbe essere il sorcio che l’accompagna sulla riva del fiume, senza fermarsi a piangere sull’acqua passata sotto i ponti. ❤

  4. 👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

    La gente pigra l’ha sempre saputo, che il rancore è una fatica evitabile

    poi lo “Sticazzi” è comunque più efficace.

  5. lastef says:

    E’ proprio così. Sono finita ad avere la testa china su un maledetto telefono perchè si è azzerata la comunicazione (o forse non c’è mai davvero stata).

  6. ricucita says:

    Su rancore e menzogna ho lavorato bene, oddio, mi sono applicata, in compenso continuo ad aggrapparmi a scogli, spesso assenti e anche di vecchia data. Un disastro annunciato insomma. Grazie Enrica, mi chiedo sempre come tu faccia a riassumere con leggerezza ogni cazzata che ci organizziamo ma ci riesci sempre…

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