Perdoname mama por mi vida malinconica.

Le prime volte te le ricordi, c’è tutta una letteratura delle prime volte, una ritualità e infatti si celebrano, a partire dalla prima volta che nasci. Si tengono i primi denti caduti, si ricorda la prima parola, il primo giorno di scuola, il primo bacio, la prima sigaretta, la prima delusione, il primo sesso. Di alcuni amori non ho solo il catalogo delle prime volte, ho anche il catalogo delle volte che prima di conoscerci ci siamo sfiorati senza incontrarci. Anche tu eri a quella manifestazione? Anch’io. Anche tu eri a quel concerto? Anch’io. Anche tu andavi in quel bar? Anch’io. Eppure quanto mancarsi prima di conoscersi.

Le ultime volte non le sai quasi mai. Ho salutato persone che non ci sono più (intendo non sono più al mondo) cosciente che fosse un addio, ma nelle relazioni va diversamente. Quando stavo con il padre dei miei figli, fin dai primi tempi, facevo una cosa sciocca di quelle da me che sono campionessa di cose sciocche: mi acquattavo sotto il suo braccio, lo guardavo da sotto a sopra e quando finalmente incrociava i suoi occhi coi miei gli chiedevo “da quanto tempo è che hai smesso di amarmi?”. Lui rideva, come se gli avessi chiesto da quanto tempo frequenti un corso di coreografie di Bollywood, la domanda sembrava assurda a tutti e due. Ecco, non mi ricordo più l’ultima volta che gli ho rivolto quella domanda, sicuramente ho smesso per paura che mi rispondesse seriamente. Quando l’impossibile è diventato plausibile e il plausibile è diventato realtà, quella deve essere stata l’ultima volta.

L’ultima volta che mi sono innamorata l’ho fatto come una cretina. Mi dicono non c’è un altro modo per innamorarsi, ma non è vero. Come una cretina mi è capitato solo in un paio di occasioni, sono stata anche innamorata come un poeta, come un metalmeccanico, come un ingegnere aerospaziale, come una guardia svizzera. Come una cretina è proprio da incoscienti. Quando ero bambina d’estate mi piaceva giocare nei prati con i miei cugini, tornavamo sporchi e malconci, col fiato corto. “Dove vi siete cacciati per avere quelle ginocchia?” ci chiedevano le madri e ci lavavano in una tinozza nel cortile della casa di montagna. Le gambe non tornavano mai pulite perché sotto lo sporco c’era qualche graffio, punture di insetto. Poi sono cresciuta, tornavo a casa la sera e sempre mia madre mi chiedeva dove avessi infilato quel cuore lì, stavolta. Innamorarsi come una cretina è infilare il cuore dove non ci sta proprio e se lo infili dove non deve finisce per incastrarsi.

Di questo recente amore da cretina non ho appuntato le ultime volte, tipo l’ultima volta che ho aspettato la sua buonanotte. Quando insomma è diventato plausibile dormire senza che mi salutasse e poi da plausibile è passato a normale. Eppure è stato un momento decisivo. Vorrei fare una piccola puntualizzazione sull’uso smodato del “notte” nei messaggi serali. “Notte” come chiusura di una conversazione fa schifo, aggiungeteci un vezzeggiativo almeno, perché così secco è tronco. Didascalico. È notte. Lo so anche io che è notte porcaputtana, sogni d’oro almeno, notte è passiva aggressiva. Sulla mia tomba scriveteci “notte”, lì come ultima parola di commiato va bene.

Anche il mio modo di vivere la maternità ha a che fare più con le ultime volte che con le prime. L’ultima volta che Lorenzo mi ha baciato davanti a scuola senza guardarsi intorno. L’ultima fatina che visiterà casa nostra. L’ultimo pannolino che ho messo nella borsa. Con i figli è un addio continuo, solo accettare l’addio permette un nuovo incontro, un riaccettarsi diversi. Ho ritrovato un calzino blu, nello zaino di un’estate, c’era stato un piccolo piede. L’ultima volta che ho allattato. Gli ultimi braccioli prima di imparare a nuotare. L’ultima volta che canteranno gingol beeeeells senza avere la più pallida idea di cosa dica.

L’ultima letterina di Babbo Natale prima che i compagni raccontino la verità a Lorenzo e Lorenzo la sveli a Marta. Non c’è calendario che ricordi le ultime volte, ma il nostro tempo si gioca tutto lì. Allora datemi l’ultimo bacio prima di dormire e tu mamma, se puoi, perdoname por mi vida malinconica.

Illustrazione di Letizia Rubegni.48373487_326604868064475_1717115327801720832_n.jpg

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16 thoughts on “Perdoname mama por mi vida malinconica.

  1. Bello.
    Ultime volte, dolciamare o amare e basta, magari come infinito oltre che come aggettivo.

    Non so Tesio: di ‘sti tempi veloci, le ultime volte sono sempre un casino, nel senso di disordine e nel senso di troppe.

  2. Elisa says:

    Ti adoro…..c’è poco da fare…..ho sempre evitato di commentare un po’ per timidezza un po’ perché mi chiedevo cosa scrivere a una persona che scrive così bene…..però devo proprio dirti che sei proprio super e il misto di ironia e malinconia che c’è nei tuoi post mi piace tantissimo. Quello che dici “risuona” nel mio animo proprio come se l’avessi pensato e scritto io. Anzi qualche volta mi aiuta a rimettere in fila i miei pensieri e a trovare una chiave di lettura che ancora non avevo scoperto. Grazie per questa “magia”
    Una mamma piena di allegria ma anche di paure……….

  3. Muttina says:

    Qualsiasi nostra ultima volta, anche quando lo è inconsapevolmente, contiene la struggente amarezza delle cose che non ci apparterranno mai più.
    Anch’io sono talvolta malinconica e quando ti leggo mi identifico e mi commuovo.
    Sai sempre toccare magistralmente le corde delle emozioni e soprattutto hai il dono di trovare le parole giuste per esprimerle. Bravissima!

  4. Pia says:

    Scrivi davvero bene, mi piace la profondità e la leggerezza con cui ti racconti; mi dà piacere leggerti, con stima e simpatia,Pia

  5. Renato says:

    E’ l’ultima volta che ti mando la mia ammirazione per come sai catturarmi mentre butto distrattamente un occhio sul tuo post e mi dico ‘leggo solo qualche riga’ e poi lo leggo tutto.
    L’ultima volta, si: almeno per quest’anno.
    😉

  6. chicca says:

    L’ultima volta che mi sono innamorata come una cretina……resterà l’ultima.
    Mi piace molto quello che scrivi, spesso mi corrisponde ma io non so renderlo così bene.
    Grazie. Federica

  7. giulia da sé says:

    “La separazione e la morte sono atroci. Però un amore che non sembri l’ultimo della vita, per una donna non è che un inutile passatempo.” Banana Yoshimoto.
    Era una delle citazioni che mi ero scritta sul muro nella mia camera da adolescente. Crescendo non ho mai smesso di innamorarmi come una cretina, ovvero in maniera totalizzante. Ne ho più frequentemente pagato le conseguenze che vissuto felice, ma che giorni erano, quelli felici! Oggi il mio mantra è “non perde chi fallisce ma chi ha paura e non ci prova”. Spero sia un poco come quella frase scritta anni prima di comprenderla appieno, spero che alla fine si riveli vera.
    Questi post ballerini sono bellissimi

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