Centometristi della felicità (riassunto approssimativo di due settimane di vacanza con prole).

Non avevo due settimane consecutive di vacanza da quando le ho trascorse nel liquido amniotico materno. Quindici giorni senza lavorare sono quindici giorni di figli, nel mio caso due, maschio e femmina, vicini ma non gemelli. “Che bello! Due figli così vicini si faranno compagnia” dicevano. Sì, ma intesa come compagnia = unità militare terrestre composta da personale con specializzazione ed equipaggiamento omogenei che raggruppa più plotoni e bla bla (continua su wikipedia). A dividerli sono 23 mesi e più o meno 1257 motivi per menarsi. Li avete mai visti i cani da slitta? Ecco, i cani da slitta corrono verso una direzione se dai loro una direzione, se per caso ti fermi, ti distrai a guardare il paesaggio, ti stanchi e prendi respiro iniziano a scannarsi tra loro, si saltano addosso, si mozzicano, abbaiano. Così Marta e Lorenzo quando usciamo. Noi dobbiamo correre costantemente, precisi, spostamenti circostanziati e obiettivi definiti perché se ci fermiamo si azzuffano. Lei urla soprattutto, lui le dà dei piccoli colpetti sulla pancia con il dorso della mano, uno scatto secco, non credo che lo faccia apposta, immagino sia più un riflesso condizionato di fratellanza. Ti ho a portata di mano, ti devo menare.

In casa le cose non vanno meglio, si aggirano per le stanze in un unico bolo di gambe, braccia, capelli tirati, bava, caccole, vestiti stropicciati, pulviscolo, lapilli, può contenere tracce di noci, arachidi e frutta a guscio che fa comunque Natale. I momenti più lirici arrivano quando ci mettiamo al tavolo a fare i compiti. Il fatto che lui sia due classi avanti è fonte di interminabili discussioni perché ogni occasione è buona per ribadire la sua supremazia intellettuale. Marta parte leggendo (lentamente, lo stampatello minuscolo lo ha metabolizzato da poco) e lui le finisce la frase. Cosa che la fa incazzare come una bestia, le sale la Cipollari, Maria io esco, si nasconde in camera col broncio. È capace di rancori eterni, irredimibili, questa seienne è l’adolescente più giovane che conosco, però sa che imparare a leggere deve, è terrorizzata dall’idea che le maestre la riprendano, di far brutta figura. Quindi la minaccio di darle note da portare a scuola, “se non stai brava vado a parlare con le maestre”, siamo arrivate a questo livello di schizofrenia di ruoli.

Mi faccio ripetere la lezione da Lorenzo. Verifico che la pastorizia stia ancora lì dove stava ai tempi miei, così pure la transumanza i muschi e i licheni. Nessun colpo di testa tra gli australopitechi che continuano a fare cose da australopiteco. Di tanto in tanto lui mi diletta con indovinelli di sua invenzione: il colmo per un vestito? Mettersi nei panni degli altri. Poi ride fino al vomito, nel frattempo Marta gli ruba la cancelleria, ma tanto lui non se ne accorge perché ha un senso del possesso che fu prealessandrino (a proposito qualcuno mi spiega cosa significa questo verso di Battiato, mi interrogo da anni e vorrei aprire un dibattito). Alla fine è un tripudio di penne cancellabili senza proprietario. Le penne cancellabili hanno di bello che sono davvero cancellabili, di brutto che se per caso lasci il quaderno sul termosifone lo ritrovi fresco di cartolaio, in pratica il calore e l’umidità cancellano tutto. Inchiostro sei simpatico, ma anche meno. Conclusasi la sessione di studio pazzo, si passa all’occupazione preferita dei miei figli in vacanza ovvero implorarmi di mettere l’altro in castigo, il castigo che sognano per la carne della loro carne è in realtà la trama del Conte di Montecristo: mamma, potresti chiuderlo in una torre per vent’anni, però senza simpatici vicini di cella, solo. Se è possibile potrebbe anche mangiare i suoi escrementi. L’altro rilancia: sarebbe bello attaccare gli arti di Marta a quattro cavalli diversi e lanciarli in direzione opposte, giusto per vedere l’effetto che fa.

Eppure non ho voglia di tornare in ufficio. Mi piace stare qui, anche perché ho trovato un modo perfetto per neutralizzare i miei figli. Bambini, amici, coetanei, ospitati in modalità b&b, volendo anche pensione completa. L’unica accortezza è che siano in formazione pari e dotati di specializzazione ed equipaggiamento omogenei rispetto alla prole residente. In questo senso la bambina/o bambina che si accompagnerà a Lorenzo dovrà avere una buona resistenza agli indovinelli o una fornitura completa di bustine adrenalin; la bambina/o che si accompagna a Marta dovrà avere una passione per il cinema di Almodovar e per le seienni sull’orlo di una crisi di nervi. Per dire che amo davvero avere la casa piena di coinquilini bassi, non c’è un filo di ironia in questo, nessuna battuta, è il momento in cui mi fermo e mi prendo il gusto di verificare che siano ancora tutti lì i bambini (piccoli australopitechi che non sono altro), a fare cose da bambini, a dirsi i segreti all’orecchio con quel sussurro urlato che il segreto lo sanno pure a Campobasso. A correre subito velocissimo, senza pensare di tenere le energie per dopo, sono centometristi della felicità. E soprattutto verifico il bolo che diventa la casa, un unico magma primordiale, fatto di giochi bustine muschi licheni penne cancellabili pastorizia brillantini montecristi (monti di montecristi invocati da me) peli di cane da slitta può contenere tracce di noci arachidi e frutta a guscio che fa comunque Befana.

Illustrazione: Letizia Rubegni.49582293_133296264279237_5188556334517190656_n-1.jpg

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13 thoughts on “Centometristi della felicità (riassunto approssimativo di due settimane di vacanza con prole).

  1. Quante ne ho prese da mio fratello! Adesso mi ama alla follia e cerca di farmi regali a ogni piè sospinto. Neppure il meccanico posso pagare se c’è in giro lui 🙂

  2. angelica says:

    ciao Enrica! mi proporrei per dare la mia versione del frammento della canzone di Battiato, ma temo la figura della secchiona antipatica…

  3. Ma come ho fatto a scoprirti solo adesso?! Io ti amo, senza esse.
    Ps: quando eravamo piccole io e mia sorella, divise da 18 mesi, per farci i dispetti ci toccavamo il letto a vicenda, come se toccarlo lo riempisse di germi. E quindi l’altra doveva infettare quello della sorella a sua volta. Poi è arrivato mio fratello e ci siamo distratte menando lui.

  4. Bianca says:

    Da internet:

    Il verso alessandrino si chiama così perché è la forma metrica usata per scrivere il Romans d’Alexandre, un poema mitologico francese sulla vita e le gesta di Alessandro Magno. Quel verso ebbe molto successo nella poesia italiana del duecento, avanguardia del Dolce Stil Novo, movimento poetico in cui la persona amata è vista come una divinità, come qualcosa di sacro e inafferrabile. L’amante stilnovista non desidera possedere la sua amata, non osa nemmeno pensarlo: tutto ciò che vuole fare è contemplarla e struggersi. Insomma con lo Stil Novo, e quindi con il verso alessandrino, il senso del possesso cessa di esistere.

    Quindi, quale è il senso del possesso pre-alessandrino, quello della cultura greca libera e sensuale, prima dell’avvento della cultura sociale ed estetizzante? Il senso è l’esaltazione dell’eros, del coinvolgimento folle (le sirene di Ulisse) nel momento in cui i due corpi si fondono e diventano uno (ed è bellissimo perdersi in questo incantesimo). Perché l’amore e la poesia – quelli veri, che vivono – passano attraverso due menti e due corpi uniti dal piacere, dal sudore e dalla meraviglia del sesso …

  5. Pia says:

    Esilarante il racconto che fai, non manca l’ironia, ma trabocca di amore, ed è molto bello; come sempre sei superlativa, con simpatia, pia

  6. AHAHAH….anche a me fa molto ridere questo testo sarà perchè i miei hanno 21 mesi di differenza ed anche se un pochino più grandi dei tuoi ho rivisto proprio tutto quello che succede a casa.
    Quello che posso dirti è brava, è evidente che sei sulla strada giusta.
    I ragazzetti vivono l’eterna angoscia della nota a scuola, ma la genialata di minacciarli di prenderne una a casa è da Oscar.

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