Voglio una vita Hygge.

Hygge in danese. Kose in norvegese (“che fai nella vita? Faccio Kose non vedo gente”). Lo stile di vita più fotogenico di sempre. Quel certo modo di godersi la casa, soli o con pochi amici, intimo e accogliente, un’intimità nei bei toni del beige e del carta da zucchero, con il giusto colpo di luce a esaltare la romantica posa della giovane donna che legge rannicchiata sul divano sotto la copertina. Tu vuoi essere Hygge, non lo sai pronunciare è vero, ma lo puoi essere, se ti ci impegni, fai stretching, anche tu ti sai rannicchiare da Dio e, come è vero che ti chiami Enrica, possiedi anche un libro. Ma forse non basta. Per l’hygge sono fondamentali le candele aromatiche. No candele no hygge, i danesi sono dei cazzo di satanisti, accendono candele che manco in un sabba, ma invece di sacrificare capretti immolano avocado. Candele e avocado, ce le hai. Quindi torni a casa, ti mangi il tuo pokè*, accendi una candela e dici buona serie. Guardare le serie è molto hygge, allora ci provi. Ti piazzi sul divano, con il Mac sulla pancia, le gambe stese con i piedi su una sedia (non hai il poggiapiedi in piedipull hygge ma ti stai organizzando) e cerchi su Netflix, e cerchi su Netflix, cerchi su Netflix, per circa tre ore, una maratona di ricerca su Netflix. Non sai deciderti, hai la sindrome post traumatica da Lost, ogni volta che ti appropinqui al play una vocina nella tua testa ti dice “no, non lo fare, ti sedurrà e ti lascerà con un pretesto da tema delle medie tipo e poi mi sono svegliato ed era tutto un sogno”. Intanto accade l’irreparabile: l’aria ha raggiunto un grado di saturazione del 98% per aroma di zenzero e cannella del Madagascar, non c’è ossigeno, perdi i sensi, rischiando la morte per asfissia. Ti risvegli alle tre di notte, con la bocca impastata dalla soia del pokè e realizzi che la serata non è finita. Rivesti il tuo ruolo di buon sagrestano zoppo (perché le ginocchia, dopo quattro ore di sospensione coi piedi sulla sedia, ti si piegano al contrario come quelle dei cammelli) e spegni le candele una a una. Finalmente puoi andare a dormire, ma realizzi che devi togliere gli ottocentosessanta cuscini ornamentali che hai tatticamente posizionato sul letto, perché i cuscini sono molto hygge, i danesi hanno evidentemente un esubero di teste, discendenti dell’Idra di Lerna, adorabili multicefali che non sono altro.

Ti sdrai, ma ti ricordi di non avere ancora immortalato nulla della tua serata hygge e se non si fotografa l’hygge non esiste, è il Loch Ness degli stili di vita, quindi accendi il barattolo Bormioli Rocco con lucine sberluccichine che tieni accanto al letto come abat-jour, cerchi una posa per dare la buonanotte agli amici on line che diversamente incontreresti ma ora no, perché sono hygge pure loro e quindi ognuno a cazzi suoi. Manca qualcosa… la tisana! La tisana è hygge, sono idratatissimi i danesi e anche i norvegesi, che fin qui ho trascurato, ma con tutte quelle tisane rilassanti, drenanti, sgonfianti che si puppano in diretta instagram, sono in grado di assorbire i gas dei loro fiordi, figuriamoci dei loro ventri. Fai la foto, ma non sei soddisfatta, ci vogliono più piedi, più calzettoni, più lucine, forse un libro, più gatti morbidosi che fungano anche da poggiatesta, candele, datele una candela, piove piove acqua di limone, se non c’è l’acqua di limone va bene anche un tè o almeno un maglione in lana di vetro con brutte fantasie natalizie… A te un avocado subito! Quando il letto si trasforma in un set di accumulatori seriali di robe danesi, sei pronta a scattare, ma arriva tuo figlio di otto anni a cui scappa la cacca. E ti innervosisci perché i tuoi figli non collaborano, a otto anni mica li puoi più fotografare in pianta, dall’alto, mentre fanno facce buffe tra una zucca e un mucchietto di castagne. E poi prova a fargli mangiare un pezzo di avocado a quei due e il pokè te lo mettono per cappello. Tuo figlio deve fare la cacca, alle quattro di notte, la tua realtà è questa e corre al cesso, la tua vita è troppo movimentata per essere fotogenica, viene tutto mosso. Perché sai, alla fine lo sai, che, in questo mondo hygge, sarai sempre più pop.

*una merdosissima insalata di riso che però viene arata come un giardino zen e rifinita con l’avocado precedentemente sgozzato e sezionato e quindi è hygge e si chiama pokè e non merdosissima insalata di riso.

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14 thoughts on “Voglio una vita Hygge.

  1. Wow una descrizione impeccabile e molto ironica che mi ha fatto molto sorridere. Peccato che nonostante l’hygge in questi stati ci sia un alto tasso di suicidi. Chissà, forse ogni tanto finiscono le candele e rimangono al buio e gli viene il panico 🤔

  2. Non me ne parlare, di questa cosa della pronuncia. Qualche tempo fa ero a caccia di un libro di ricette di dolci scandinavi, apparentemente meravigliosi e squisiti.
    Sono andata in libreria e niente, la pronuncia mi ha fregata. La commessa mi ha guardata come fossi pazza e con disdegno mi ha detto che loro “non tengono quelle cose”. Il libro si chiama Fika & hygge.

  3. cavallogolooso says:

    Bhuahahaha, io faccio KOSE HYGGE per lavoro e non lo sapevo. O meglio… di tanto in tanto le faccio. Ogni volta che se ne presenta l’occasione ed il set è adeguato.
    Del resto la vita non è affatto hygge. La mia casa non è hygge perké dentro ci sono talmente tante kose che kol kavolo.
    Per un po’ ho avuto una giovindonnna morosa che “ho deciso che io avrò una casa arredata in stile norvegese”. 6 minuti in libreria a sbirciare libro di stile norvegese rigorosamente non comprando, quindi hop a casa dei suoi a lasciare roba in giro, vestirsi a cazzo e pigiamoni, birken infangate e roba verde e marrone con giacche sportive perché fa freddo 🙂
    Dahahahahah 😀 Vivere con quello stile… boh, io lo costruisco. Per la maggior parte nei mobilifici. Aggiungo a luoghi che esistono solo in esposizione oggetti che hyggano molto. E poi me li porto via.
    Ma sarei davvero curioso di vedere come se la danimarcano in svezia norvegiando. Vorrei proprio vedere. Se capita, si va.
    Poi magari hanno anche tutti i quadretti a puntocroce, va’ a sapere.
    Ad ogni modo grazie, non sapevo di questi due termini: può darsi che mi aumentino il pagerank, che per me sono soldi.
    Grazie!!! 😀

  4. “Rivesti il tuo ruolo di buon sagrestano zoppo e spegni le candele una ad una”..😂 Manca solo il “baking”,devi sfornare torte,far bollire zuppe, impastare biscotti, con figli entusiasti di aiutarti (e fotografarli)

  5. ahhaha è tutto vero! Sono stata recentemente in Scandinavia e ho perfino comprato una maglietta Hygge (che ho scoperto si pronuncia HUGGA)! Ho candele, gatti, un divano su cui rannicchiarmi, una lampada home made e tisane come se non ci fosse un domani! L’atteggiamento giusto c’è, mi sbatte solo fotografarlo.. e se non ci sono foto.. non sei Hygge!

  6. Vale says:

    Io ho vissuto hygge per 3 anni a Copenhagen, in Danimarca.
    Solo mio figlio di 5 anni sapeva pronunciarlo in modo corretto, e tutte le mattine invernali quando arrivavamo all’asilo alle 8/8,30 c’erano le candele accese e la luce spenta ( lì a quell’ora d’inverno è molto buio), chi voleva faceva colazione, e anche i genitori, se i bambini erano in crisi potevano fermarsi a bere una tisana per rendere meno traumatico il distacco.
    Che dire.
    Un po’lo odi e un po’lo ami.

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