La lettera scarlatta: la A di Amante.

Era una piccola danza, conoscevamo tutti i passi ma ci piacevano le variazioni. Parcheggiavamo nella via laterale, mi camminava accanto per una ventina di metri, era lo spazio in cui diceva qualcosa che non ascoltavo. Un ristorante dove aveva cenato, una nuova serie su Netflix. Entravamo nel portone, cortile, porticina, due rampe di gradini. Lo anticipavo di uno scalino perché mi potesse guardare di spalle, sulle scale ero sempre di buonumore, da Cenerentola al ballo. Poi eravamo in casa: per un lungo istante restavamo uno davanti all’altra a guardarci negli occhi, e sembrava non sapesse cosa farci con me, se accucciarsi ai miei piedi o staccarmi la testa con un morso.

Mi impugnava il collo come si impugna un’arma, ma non era un duello, con altri lo era stato, con lui no. Io non ero vittima, non ero carnefice, ero l’arma. Mi vestivo la mattina pensando a quando mi avrebbe spogliata a pranzo, gli anelli me li sfilavo io, uno a unowa. Lui non si tolse mai la fede dall’anulare, mi illusi che fosse possibile accontentarmi delle altre nove dita.

Il lunedì e il giovedì erano giorni buoni per noi, il lunedì soprattutto perché la donna delle pulizie era appena andata via e la casa profumava di fresco. Il lunedì seguiva il weekend e gli amanti il weekend litigano e poi non si rispondono ai messaggi e spengono il telefono e si maledicono e si benedicono, “sei sempre con me” si ripetono e vogliono crederci, ma no, chi è sempre con te non te lo dice perché c’è. Gli amanti sono molto soli, non possono parlare del loro amore e non perché le persone non debbano sapere, non possono perché se sei un’amante donna sei ontologicamente una svantaggiata psichica, una da compatire, da guardare con pena. La A più peccaminosa, non è quella di Adultera, ma quella di Amante, l’adultera è attiva, l’amante è passiva, subisce un’ignominia che non ha nulla a che fare con la morale. C’è qualcosa di peggio di essere amorali ed è essere stupide. L’amante è una malata terminale, l’unica a non sapere del proprio male in un mondo che invece ha la verità in mano e la verità è che i miracoli non esistono.

La mia lettera scarlatta l’ho indossata da madre single. I miei figli mi portarono a vedere Avengers infinity war al cinema e io ebbi un’illuminazione. Avengers infinity war è uno dei pochi film dei supereroi dove i buoni perdono, letteralmente dimezzati dal cattivo intergalattico Thanos. In una delle scene finali, quando la disfatta è lampante, Iron Man chiede a Doctor Strange che ha facoltà divinatorie, se riesce a prevedere il futuro dell’umanità. Il dottor strano, che è strano forte non c’è che dire, risponde che ha analizzato 14 milioni di futuri possibili. E in quanti vinciamo? Lo incalza Ferro-man. Una, risponde il compare Avengers. Ecco l’Amante razionalmente sa di vivere un amore con una possibilità di felicità su 14 milioni, ma ugualmente si aggrappa a quella, d’altronde gli italiani hanno una possibilità su 622 milioni di vincere al superenalotto e ugualmente ogni settimana giocano i loro tre euro.

Veniamo ai 13 milioni e 999 mila e 999 futuri in cui l’Amante perde, quelli non li racconta mai nessuno, ma sono noiosi, lenti, inesorabili, sono futuri in cui sembra che il futuro non accada. È sempre un problema temporale l’amore. La grammatica italiana lo spiega bene. Amante è un participio presente e chi ha una relazione extraconiugale è obbligato a pensare al qui e ora, non esiste futuro, non esiste progetto. Gli amanti sono tutti un po’ adolescenti (che suona come un altro participio presente), trascorrono le sere a scriversi messaggi, concordare le telefonate, litigare anche per le piccole cose, i ritardi, le disattenzioni, stanno in bagno ore a prepararsi ma anche a cercare oasi di pace dalla famiglia. Ed è liberatorio perché pensare al presente significa vedersi ogni volta come se fosse la prima, anche se è per il solito pranzo dove tu sei la portata principale, il lunedì. A un certo punto, però, dal “che bello sarebbe se le cose rimanessero così”, così sorprendenti, leggere, facili come adesso, improvvisamente si passa al “che angoscia se le cose rimanessero così”, senza evoluzione, nascoste, ferme. Cominciano allora i problemi, i mille addii, perché gli amanti sono molto bravi a lasciarsi, sono professionisti delle fughe e dei passi indietro che sono solo rincorse per riprendersi. Ci provammo a separare in tutto tre volte con l’uomo di fede, la quarta ci fu fatale.

Tornando ai supereroi. La moglie dovrebbe essere quella che vince nei 13 futuri con nove periodico di cui sopra, ma no, non ha l’aspetto di una che sta alzando una medaglia al cielo dopo averla baciata. Lo so perché sono stata anche la moglie. Ho capito che il padre dei miei figli mi tradiva perché non riusciva a non parlarmi di lei, l’altra. Mi parlava di lei senza parlarmene davvero, ne evocava i gusti, la presenza. Ho sentito di questa serie, la vediamo stasera?. Esordiva. Da chi hai sentito? chiedevo, tu che non ascolti mai niente, che non ti entra in testa nessun suggerimento a meno che ti venga ripetuto tre volte come le formule magiche, così si avvera. La risposta era sempre: l’ho sentito da una collega, anzi un collega maschio, anzi un collega neutro. Dolore straniante stare con qualcuno così coinvolto da un’altra persona da non riuscire a tenere ciò che piace all’amante per sé, che debba farlo sapere anche alla compagna ufficiale, alla moglie. Usa cautele, cancella i messaggi, non si fa beccare, ma è innamorato, lo percepisci. È tutto così confuso, tu sei la madre, ma anche la confidente, tu sei maternità, comprensione, tu sei quella a cui racconta le cose e se non te le racconta non sono vere. E ti odia perché non può raccontartele, ti odia perché sarebbe così facile amare te, invece di quest’altra, questo collega, anzi collega maschio, anzi neutro, anzi asessuato. Che tanto non avrà la forza di prendere con sé, non avrà la forza di riaffrontare tutto dall’inizio. Quella forza lì, nemmeno i supereroi.

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Foto: Susanita

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14 thoughts on “La lettera scarlatta: la A di Amante.

  1. Avevo dimenticato di mettere un click. Ma i miei click sono a volte per Ho letto. Altre per Adoro quello che scrivi. Stavolta va avanti la seconda. Coinvolgere . Sentire. Bah. Alla fine forse sai di cosa parlo anche se non dico nulla

  2. È che l’amante con il suo participio è rivolto al futuro, mentre il collega asessuato non cerca il nuovo, cerca se stesso com’era una volta, nell’infedeltà cerca quell’emozione di cui sente la mancanza che gli permetta non di uscire dal un matrimonio insoddisfacente, ma di poterlo sopportare.

      • Martina says:

        Al momento ho scoperto di essere moglie tradita (non ufficialmente, ma – come hai scritto tu – il marito si ingarbuglia e da lì sai). Hai ragione. È una situazione straniante (e straziante) perché tu non dovresti sapere, e invece lo percepisci ai massimi livelli. E se già pensavi di essere in un limbo perché la relazione si stava trascinando etc etc ma insomma andava bene così, prima o poi le cose sarebbero andate dal verso giusto, adesso ti chiedi: e ora? Se non avessimo in comune un fantastico seienne e 1/2 me ne sarei già fuggita. Così mi sento davvero mazziata (lui ovviamente nega ogni coinvolgimento ).

  3. cavallogolooso says:

    ho appena finito di leggere “la femmina nuda”, che non è un bel leggere, ma i concetti espressi si, mi interessano e molto. Ed ho notato questo stesso, identico concetto: che chi ama non riesce a non parlare della persona amata. O perlomeno, da come ne scrive nel libro, non ci riescono gli uomini. Ma a memoria… anche le donne. Tu che dici? Differenze di genere ne noti?

  4. cavallogolooso says:

    ma per il participio presente … l’adolescente, nel presente, in ogni istante, mentre “adolesce” … letteralmente cresce. Quindi dai… siamo sempre adolescenti. Si spera.

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