Meglio libere che ribelli.

Siamo adulti così spaventati, bambina mia, che vi diciamo anche come quando e contro chi ribellarvi. Una ribellione bella da vedersi e da raccontarsi, che non ci metta davvero in discussione. Figlia mia, come la vivi tu la questione delle bambine ribelli? Io non so, non c’è cattiva fede, è marketing, ma è un marketing che trasmette un’idea di femminilità sempre fuori dalle righe, spudorata, alternativa, interessante, mai banale. Io ero banale invece, inadatta a questo modello tosto di fanciulla, che si sbuccia le ginocchia e corre più veloce di tutti. Io guardavo le stelle perché aspettavo che cadessero, non perché sognassi di diventare un’astronauta.

Fossi stata Pippi mi sarei fatta trovare una famiglia dai servizi sociali; fossi stata Alice non avrei bevuto la bottiglia bevimi, non avrei mangiato il biscotto mangiami, io in casa degli altri mica potevo aprire il frigo, era la regola. Le regole le ho infrante con il tempo e ne ho riscritte di mie. Ho messo in dubbio i miei genitori, ho messo in dubbio princìpi, prìncipi e principesse, ho messo in dubbio i consigli e chi pensava al mio bene. Come tu metterai in dubbio me (ti prego non il mio bene per te). Me che ti dico:

non sei l’altra metà del cielo, sei il cielo tutto intero e sarai sia nuvola sia arcobaleno. Non sei l’altra metà della mela, sei una, sola. Cerca di togliere la virgola tra “una” e “sola”, ci saranno persone ad aiutarti in questa difficile operazione. Uomini, donne, amici, letture, film, chiacchiere, musica, io. Poi lavora, renditi indipendente in tutti i modi possibili, anche economicamente, questa è la cosa più importante, guadagnare da quello che sappiamo fare è il primo passo. Lavora senza esagerare, ma con soddisfazione che è il vero riposo. Le soddisfazioni te le devi prendere, non cadono dall’alto, né cadono dall’altro, sei tu la misura. Sei tu a fare entrare chi vuoi nella tua vita e tu quella ad indicare la via per uscire, quando il tempo insieme è finito. Tu a darti, tu a riprenderti. Non c’è bisogno di ribellione, amore mio grandissimo, se cresci libera.

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Illustrazione: Letizia Rubegni.

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14 thoughts on “Meglio libere che ribelli.

  1. colomba66 says:

    Brava Tesio, non raccontiamole storie, altrimenti buona notte al secchio. “E un giorno…” ti ringrazierà con completa cognizione di causa. ❤
    Vale anche per Lorenzo, immagino.

  2. cavallogolooso says:

    speriamo che viva così. Che la libertà non è che ci sia e basta, ovunque e sempre. Che sia libera davvero, tanto da non doversi ribellare. Che altrimenti come fa, se serve? Che ribellarsi non serve a chi è libero.

    E speriamo che la vita per uscire non gliela indichi qualcun altro, prima. Tantissimi auguri.

    Ma davvero, davvero, il consiglio più prezioso è quello dell’autonomia, del lavoro. Evviva. Si dovrebbe dire di più. Quante principesse dipendenti sto vedendo nascere per pigrizia 😦

  3. Laura says:

    Secondo me, la contraddizione è nel finale: “Non c’è bisogno di ribellione, amore mio grandissimo, se cresci libera.” A mio parere, le donne oggi non crescono libere. Per farlo, c’è bisogno di ribellarsi. Che non vuol dire per forza sbucciarsi le ginocchia o fare il maschiaccio o sventolare striscioni, ma affermare la propria volontà di essere come si è, indipendentemente dalle imposizioni esterne. Rimuovere il “per forza”. Per capirsi, anche Rosa Parks non avrebbe avuto bisogno di ribellarsi se avesse avuto la possibilità di crescere libera, indipendentemente dal sesso e dal colore della pelle. Ma siamo tutte d’accordo, credo, che abbia fatto bene a ribellarsi.Ribelli per moda? No grazie. Ribelli, se c’è bisogno. Quindi modificherei il titolo. “Ribelli, se serve per essere libere”.

    • sono d’accordo con te, il mio era un discorso critico su uno stereotipo “esteticamente” accettabile, per combattere un altro stereotipo giustamente da combattere.

  4. D’accordissimo con Laura, ribellarsi è indispensabile per essere libere, libere tanto dallo stereotipo delle gionocchia sbucciate per forza, dalle astronaute per forza, tanto dalle principesse per forza e dalle casalinghe per forza. Ribellarsi a chi etichetta come “banali” determinati modi di essere, per essere semplicemente libere di essere uniche, una sola senza virgola come dici tu.

  5. adele says:

    A parte le correzioni del tiro, il ribelli per essere libere, a me la riflessione è piaciuta molto
    mi piacerebbe leggerla alle mie figlie ma sono troppo ribelli, non mi ascoltano, quasi tutto quello che viene da mamma va buttato. e forse è meglio così
    visto che non riuscirò a leggerglielo, spero di riuscirglielo a passare in altro modo, con i comportamenti, con l’affetto, con l’accoglierle così come sono

  6. serena says:

    brava! che poi nelle fiabe ho scoperto che in realtà le protagoniste son quasi sempre delle ragazzine, che con il loro ingegno salvano principi, fratelli, e anche un drago…sto leggendo un libro bellissimo ma accidenti come si chiama! le fiabe tradizionali sono belle perché parlano alle ragazze di tutte le età e di tutti i tipi, non solo quelle talentuose per intendersi, che sono solo una piccola parte e non per forza la più interessante. un bacio

  7. C’è il rischio in effetti che la ribellione venga proposta come se fosse soltanto un altro schema. Un po’ come quelli che per fare gli alternativi ricadono in uno schema diverso e sono alternativi di facciata e non di sostanza.
    Oppure quando ti dicono “tutte le donne sono belle” però lo fanno dire a una strabellona secondo i canoni.

  8. Io la adoro Tesio, incoattamente però lei è matta un certo numero di caschettate Carrà, perché la Martuzzi da qualcuno avrà pur preso 😊😍

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