La QUARANTOLESCENZA.

I bambini si dividono in due categorie: quelli che voglio diventare grandi in fretta e quelli che invece no. Agli occhi dei primi, gli adulti sono credibili, affidabili, perché ce l’hanno fatta, hanno realizzato il grande sogno, ovvero crescere. Basta questo per farne dei supereroi. Poi ci sono quelli che no, preferiscono restare piccoli, come mia figlia Marta che alla materna fingeva di non saper leggere perché sperava di non passare alle elementari. Marta sta volentieri con gli adulti, ma è evidente il suo sguardo indagatore, non si fida mica. Io invece appartenevo alla prima categoria, esattamente come Lorenzo. Non avevo dubbi che i miei genitori, gli amici dei miei genitori, il panettiere, persino il figlio tossico dei vicini, fossero in gamba, tutti, nessuno escluso, i dubbi mi sono venuti quando ce l’ho fatta anch’io a maturare e non mi è parso questo gran traguardo. Vale sempre il vecchio adagio di Groucho Marx “non vorrei mai far parte di un club che accettasse me tra i suoi soci”.  Comunque il mio lavoro quotidiano consiste nel meritarmi lo sguardo ammirato di Lorenzo in qualità di adulto che ce l’ha fatta e conquistarmi quello di Marta, fugando ogni dubbio che io sia un bluff. Questa è la vita di me genitore. Ma poi c’è quella di me donna.

Da donna sono entrata nella fase più difficile dell’adolescenza: i quarant’anni. La quarantolescenza [n.b. Questo non è il solito pippone dove schernisco la mia generazione di smidollati, vorrei sottolinearlo perché va molto di moda buttarsi merda addosso rivalutando il passato]. Adolescente viene da adolescens participio presente di adolescere composto da ad rafforzativo e alere nutrire. Nutrirsi, continuare a crescere. In questo senso forse tutte le età hanno il loro lato adolescenziale. Solo che io adolesco di più ultimamente e non mi pare di essere l’unica tra i miei coetanei. Per alearmi mi aleo, come una protagonista dei video indie, mangiando male, a orari improbabili. Ed è bello scoprire che ciò che non m’ammazza mi ingrassa, ma nemmeno troppo. Henry Estienne è diventato celebre per la massima: “Se gioventù sapesse e vecchiaia potesse”. Ecco, io mi trovo in quella brevissima forbice spaziotemporale in cui penso di sapere e potere, ma vorrei rassicurare monsieur Estienne, che no, non cambia un cazzo: puoi saperle tutte, ma tanto non le impari mai veramente. Puoi poterle tutte, ma tanto ne vuoi una in più per complicarti la vita.

Allora di cosa mi nutro al momento? Di incontri, notturni, il famoso amore quando i semafori lampeggiano sul giallo. Di torta pan di stelle, ribattezzata torta pan di spugna per quella consistenza allapposa ma convincente che crea dipendenza. Le stelline bianche di zucchero le scarto e le uso per scrivere messaggi improbabili, nomi, iniziali, oscenità, imprecazioni, a seconda del momento. Mi nutro di speranze, ma ho smesso con le illusioni. Di progetti nuovi, folli in teoria, ma che con la pratica, con tanta pratica, ho capito essere i più soddisfacenti.

Mi nutro di chiacchiere, quelle non mancano mai.

–       Mi pensa secondo te?

–       No.

–       Perché?

–       Perché sta scopando con una con più tette.

Questa è una classica conversazione con amico maschio, rispetto a una mia relazione a caso, terminata da poco. Questa invece è una conversazione tra me e un’amica rispetto a una mia relazione a caso, terminata da poco.

–       Mi pensa secondo te?

–       Certo che ti pensa.

–       Ma perché non mi ama?

–       Certo che ti ama, solo che non ce la fa.

–       Non ce la fa?

–       Tu sei impegnativa, maschia, troppo intelligente.

–       Eh già sono troppo intelligente. A volte me ne dimentico.

–       …

–       Perché dici quella cosa del “maschia”?

–       Ma niente, nel senso che sei come uno si immagina la “maschia alfa”, una determinata, indipendente, che non chiede.

–       Eh già, non chiedo, ma non era nel senso che ora sta con una meno maschia e quindi con più tette vero?

–       No, le tue tette sono perfette.

–       Eh già sono perfette. A volte me ne dimentico.

Gli uomini mi hanno cresciuta a pillole di saggezza non indorate. Generalizzo. Ma tra le donne che frequento io c’è un patto segreto, un postulato non detto. Io indoro, perché preferirei che mi si indorasse quando sarà il mio turno. A differenza di quando avevo 17 anni sono meno moralista, ma quello che facevo di nascosto ai miei genitori continuo a farlo di nascosto a me stessa. Non posso fare a meno di beccarmi e cazziarmi, mi metto anche in castigo, ma poi trovo il modo di uscirne. Mi nutro di persone che mi prendono, ma ora prima mi informo anche su dove intendano portarmi, ho scoperto che fa la differenza.

Nutro il mio corpo con altri corpi, ed è bello, il sesso dei quarant’anni che è un compimento, sesso dal latino scisso, stessa radice, si fa sesso per completarsi. Tutto questo latino a vanvera perdonatemelo, ma sono un’adolescente, quella con IL sotto il braccio, quindi ora e sempre: Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi… [aggiungo che il latino non doveva servire a nulla e invece ha molto successo nei post infarciti di etimologie per lo più inventate di sana pianta, ne sarà lieta la mia professoressa Salomone]. Mi nutro di telefonate rubate alle mie responsabilità, telefonate origliate da mio figlio che mi chiede “perché prima facevi quella voce piccola, sottile?”. Perché ho diciassette anni amore mio, purtroppo e per fortuna, per tutti tranne che per voi.

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foto: Estéban Puzzuoli (via: Susanita)

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16 thoughts on “La QUARANTOLESCENZA.

  1. colomba66 says:

    Sei una grande bambina. E sei anche la riprova vivente che gli uomini sono donne che non ce l’hanno fatta. Come pare abbia detto il buon Graucho. ❤

  2. Marianna says:

    Ma guarda!?! Ero straconvinta che adolescere venisse da ad olescere: iniziare a puzzare. Mi piace molto meno l’etimologia vera.
    Adesso che ci penso vado subito a controllare l’etimologia di “testicoli” sperando che almeno sia quella che mi ricordo io…!
    Marianna

  3. Non c’entra molto, ma l’incipit del tuo post mi ha fatto venire in mente uno dei bambini sequestrati sull’autobus che invece di chiamare la mamma per dirle di avvertire la polizia, ha chiamato la polizia per dire di avvertire la sua mamma. Ecco i miei figli mi guardano con quegli occhi lì, quando non lo faranno più saprò che è iniziata l’adolescenza.

  4. cavallogolooso says:

    Pensavo che Henry Estienne avResse preso da adagi ancora più antichi, direttamente in latino.
    Questo è il post più vero, in assoluto, che ti abbia mai visto scrivere qui.
    Bello.
    Tuttavia il verouncazzo che ribatti a Henry in realtà mi pare che lo confermi ogni 2 paragragi. Niente illusioni: e una. Sesso quello la. E due. Ma ora chiedi dove ti portano : e 3. Eccetera eccetera. Arrivare ai 40 è il giusto momento per tornare indietro con il fisico. Cosa purtroppo non prevista dai progettisti.
    Goditi tutto il godibile, dunque.
    Compresa la vocetta!

    A me le tette troppo grosse non piacciono.

  5. Renato says:

    Penso di essermela goduta la ventolescenza. Ma ora che sono alla cinquantolescenza mi accorgo, grazie al tuo post, che la quarantolescenza me la sono proprio persa: neppure una piccola crisi di mezz’età!

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