La (mia) famiglia e altri animali.

– Come scegliamo di chiamarla?

– Io andrei sul classico: famiglia tradizionale.

– Come le ricette di nonna?

– Eh, cos’hai contro le ricette di nonna?

– Niente, ma poi saltano fuori sicuro con la famiglia gourmet, la famiglia fusion, loro sono fortissimi con i testimonial. Anche Cracco è risposato due volte.

– Allora proviamo famiglia DOCG.

– Bello, molto. Così ci infiliamo dentro anche un riferimento a mogli e buoi dei paesi tuoi, aiutiamoli ad accoppiarsi a casa loro… Però come la certifichiamo?

– In che senso?

– La certificazione di origine controllata e garantita prevede una serie di controlli. Ci dovrebbe essere qualcuno che entra nelle nostre case, rigira i nostri cassetti, apre gli armadi, guarda dietro i crocifissi, fa le domande ai vicini e soprattutto entra nella nostra cronologia.

– Nella cronologia delle mie ricerche su internet dici?

– Ok, senti come suona bene: Famiglia NATURALE.

– Bellissimo, fa tanto Geo&Geo, rassicura anche sui temi ambientali. No?

– Fa green e non impegna e in culo a quella bambina col cappuccio giallo.

– Quella della Barilla?

– Ma no, l’altra.

– Però io a Geo&Geo avevo visto un documentario dove dicevano che in natura 1500 specie animali… sì, insomma, giocano a incularella tra loro.

– Ah merda! Allora Naïf. La Famiglia Naïf!

– Mh… fa gay, no?

– Senti io lascerei Famiglia Naturale, perché non c’è più tempo. Al massimo facciamo un discorsetto alla Sagramola, se fosse proprio il caso.

– Andata.

– Andata.

Deve essere andata così nel brainstorming che ha preceduto il congresso di Verona. Però a me vengono naturali un numero imprecisato di cose illogiche e folli tipo dare un calcio in culo ai chihuahua. Mi viene istintivo, da quando sono bambina, ma giuro che non l’ho fatto mai perché è incivile oltre che idiota. La cosa bella della civilizzazione è che ha decretato proprio l’inciviltà di alcune pratiche naturali come la vessazione del forte contro il debole e la logica del branco.

Eppure “naturale” non è così erronea come definizione nel contesto del congresso. La natura, si sa, è crudele e non riesco a pensare nulla di più crudele dell’operazione feto-di-plastica. Bestialità a più livelli: nei confronti delle donne che hanno affrontato un aborto, tra l’altro nel pieno rispetto della legge, facendo una scelta che è una scelta di vita, contrastata, difficile, personale, privata e intima. Una scelta di vita, ribadisco, e non di morte. Bestialità nei confronti delle donne che un aborto l’hanno vissuto per motivi naturali (nel mio caso al terzo e al sesto mese) e che avrebbero evitato volentieri l’esperienza di vedersi rifilare il proprio dolore formato cicciobello never born.

Detto questo io al congresso ho visto la difesa della famiglia spaventata, che diventa spaventosa. Talmente terrorizzata dal mondo e dalle sue istanze da volerlo riportare indietro di cinquant’anni e cinquant’anni sono pochi. E fa bene ad essere spaventata e arroccata, perché fuori sappiamo che quel modello non esiste, non è mai esistito, perché non prevede la complessità, l’umanità, meno che mai il dubbio. L’unica famiglia naturale che conosco io è quella da cui naturalmente scappi 100 volte e a cui naturalmente torni per 100 e una. Lo spareggio dell’amore fa la differenza, quell’una volta in più, non il sesso d’appartenenza, non la fertilità, il numero di figli o cicciobelli.

Chiudo questo breve sproloquio con una cosa scritta dal mio amico Massimo Santamicone, sostenitore della famiglia gourmet e fusion: “L’argomento forte dei sostenitori della cosiddetta famiglia tradizionale, quello che usano come bomba atomica da salotto, è che puoi fare unioni di tutti i tipi, omosessuali, bisessuali, metasessuali, ma alla fine per fare un figlio servono una mamma e un papà. Beh, amici miei, vi svelo un segreto: per fare un figlio non servono una mamma e un papà, servono dello sperma e un uovo, e tecnicamente è più complicato fare un pan di spagna”.

*nessun chihuahua è stato calciato e nessuna Sagramola contattata per scrivere questo post

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Nella foto: Alle giornate veronesi rispondo con la bellezza di Una giornata particolare di Ettore Scola. Uno dei film che amo di più e che racconta di un omosessuale e una donna sola che, anche se per poco, riescono ad essere una famiglia.

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19 thoughts on “La (mia) famiglia e altri animali.

  1. Fabio Del Noce says:

    Ma non ti sei firmata….avrei da aggiungere tante cose. Io che in una famiglia tradizionale sono nato e che per due volte ho provato a replicarla, senza successo, mi sono sentito spesso inadeguato…come quando per fare il padrino della figlia di un mio amico mi hanno fatto firmare un foglio in parrocchia in cui dichiaravo che, sebbene separato, non convivevo con un’altra donna (quando la mia prima moglie mi aveva tradito con un suo collega). E che non potevo più fare la comunione. Ora me ne fotto e vivo meglio.

      • Barbara Rivera says:

        Io non ho mai fatto la comunione in vita mia, ed ho una sorella che per un po’ di anni ha fatto la catechista (poi io dico che si è redenta).
        Famiglie fusion!

  2. Barbara Rivera says:

    Bellissima l’ironia come sempre, ma soprattutto hai toccato corde importanti.
    Come il piccolo feto in gomma, che rasenta tali livelli di cattivo gusto e crudeltà che non sono neppure misurabili.

    Sono molto felice di non essere una “famiglia naturale” visto quanto sono piccoli quelli che ne fanno parte.

  3. La cosiddetta famiglia tradizionale è sempre più lontana dalla realtà. Ne vedo talmente tane lavorando in una scuola come amministrativa e non sono un bello spettacolo. Pero i loro figli studiano la religione cattolica e lottano per i crocifissi in classe. Totalmente d’accordo su ‘amore’ che fa la differenza, in qualunque tipo di famiglia.

  4. Marianna says:

    Oltre alla chiusa sul film anche il titolo è
    un riferimento a un gran bel libro (non sbaglio vero?) L’ho letto ragazzina e l’ho adorato (però da ragazzina leggevo molto di più e adoravo molto di più di ora).
    Poi ne ho letto e adorato ancora di più un altro con un titolo quasi uguale (Una donna e altri animali, della Brunella Gasperini). Mi chiedo se a rileggerli adesso mi farebbero lo stesso effetto e non so se voglio provare.
    Il feto di gomma (che si chiama Michele mi ha detto mia figlia) è un oggetto leggermente splatter che temo faccia l’effetto opposto di quanto desiderato, almeno sui miei figli… (“mamma come faccio ad averne uno?” detto con aria da serial killer)

  5. Ieri era quasi notte ho letto questo post e poi ho guardato una giornata particolare fino all’una e mezza, anche se ho un figlio di due anni pensa. È stato bello, mi ha ricordato mia nonna. Puoi fare un post con tutti i film imperdibili, le canzoni imperdibili, le serie imperdibili? Poi se ci dici anche dove compri tutti i tuoi vestiti io sono contenta!

    • ❤ i miei vestiti li compro soprattutto al mercato sotto casa mia, c'è una bancarella vintage dove se hai occhio trovi meraviglie. se vieni a torino ti ci porto

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