La maternità è quell’apostrofo merda-rosa tra “goditelo ora, perché un giorno tutto questo ti mancherà” e “questo è niente, non hai idea di cosa ti aspetta”.

La maternità è quell’apostrofo merda-rosa tra “goditelo ora, perché un giorno tutto questo ti mancherà” e “questo è niente, non hai idea di cosa ti aspetta”. Non se ne esce. Allego tre tipologie di dialogo con annesse risposte, tra una neo madre e una passante misericordiosa dispensatore di consigli (sì questo tipo di conversazioni sono più spesso declinate al femminile).

Passante misericordiosa: Come stai?

Madre: Beh ho la mastite e le ragadi e il bambino beve un nutrientissimo mix di latte e sangue che tra l’altro avalla la mia teoria di aver partorito un vampiro visto che di notte veglia e dorme solo di giorno con i nonni o le babysitter, al limite anche l’idraulico di passaggio, che no, non è il padre, qualsiasi battuta sessuale tra l’altro è fuori luogo in questo momento perché il mio corpo mi pare un sacco ripieno di frattaglie organi riproduttivi compresi.

Passante misericordiosa: Eh ma non hai visto niente, aspetta che sia adolescente. Bambini piccoli problemi piccoli…

Madre: E dimmi che grande vaffanculo si abbina a questa grande risposta di merda?

 

Passante misericordiosa: Come stai?

Madre: Beh, mio figlio ha il reflusso e le coliche, in pratica piange ventiquattr’ore su ventiquattro. Ma forse è un bene perché così copre i miei singhiozzi.

Passante misericordiosa: Ah goditelo ora, perché ti mancherà questo periodo.

Madre: …

Passante misericordiosa: No, ma davvero, poi crescono, mio figlio per esempio non mi chiama mai.

Madre: Tuo figlio non ti chiama mai perché sei una persona orribile brutta stronza che non sei altro.

 

Passante misericordiosa: Come stai?

Madre: Tutto a posto. Il bambino è una gioia.

Passante misericordiosa: Goditelo questo periodo.

Madre: Sì sì, ma infatti lo sto facendo.

Passante misericodiosa: Eh ma non hai idea di quanto passi velocemente il tempo.

Madre: Sì ho chiara l’idea infatti cerco di essere presente e amorevole.

Passante  misericordiosa: Eh ma proprio goditelo perché non sai la nostalgia quando crescono.

Madre: Guarda sto godendo tanto tanto, godo durissimo, ahhhh non puoi capire, ancora, ancoraaaa, sìììì sìììì, ahh ahh, così.

 

Ora io ho quarant’anni, sono madre da otto. Mi pare incredibile aver passato tanto tempo a preoccuparmi della doppia pesata o di quanta patata mettere nel brodo insieme alla carota o alla zucca. C’è stato un tempo in cui la mia vita sapeva di ricotta e prosciutto in pappetta, è stato un tempo felice. Lo rimpiango? A volte, ma non faccio testo, a me mancano anche i Jalisse se ci penso un po’ troppo su. Lo rivivrei? Ogni singolo istante. Ci tornerei? No. Il peggio è arrivato dopo? No. Non ancora almeno, ma sto sul chi vive, per tutte le volte che mi avete mandato la iattura malefica uccellacci del malaugurio, fantasmi della genitorialità futura. Una madre in effetti non sa cosa l’attende. Così vorrei dire a questa madre affaticata una cosa semplice, una cosa semplice che può capitare perché è capitata a me.

I bambini crescono ed è un privilegio, sono tornata da un weekend al mare con una cara amica, i nostri figli hanno corso in spiaggia, felici. Le bambine si sono chiamate tutto il tempo “ragazze”, giocando con le onde come si gioca con i giorni a venire. Lanciandosi e fuggendo. Noi madri ci siamo chiamate tutto il tempo “ragazze” con la stessa allegria nello sguardo. Eravamo dove volevamo essere, libere, perché la libertà ho scoperto non è fare ciò che si vuole, ma sapere cosa si vuole, con tutta la fatica che comporta questa consapevolezza. Cara mamma, cara ragazza, ti aspetta (anche) la grande bellezza.

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11 thoughts on “La maternità è quell’apostrofo merda-rosa tra “goditelo ora, perché un giorno tutto questo ti mancherà” e “questo è niente, non hai idea di cosa ti aspetta”.

  1. ing.francesca says:

    io di figli ne ho 3! sto vivendo ogni fase della loro crescita con curiosità mista ad infinito amore. Credo che il segreto sia renderli felici senza trascurare la propria di felicità! La consapevolezza ci fa essere sereni! Complimenti per il tuo modo superbo di trasmettere concetti che appaiono banali, ma sono davvero profondi!

  2. Quarant’anni, incinta, bloccata nel letto da mesi con duecentoquarantatrè complicanze… come me… (da “Memole”) dolori perenni e il desiderio materno d’una tartaruga marina. Mi dicono “goditelo questo periodo…” ed io penso che nonostante tutto hanno ragione. Grazie Enrica di “Cara mamma, cara ragazza, ti aspetta (anche) la grande bellezza.”, grazie.

  3. Marianna says:

    Ah i Jalisse… nascosti in qualche angolo di subconscio da cui all’improvviso sgorgano fiumi di parole.
    E nello stesso angolo di subconscio (un po’ più a fondo dei Jalisse) è sepolta la me madre di lattante che ancora mi regala un tuffo a cuore quando vedo l’offerta di pannolini e ci metto qualche secondo a calmarmi e a ricordarmi che sono (molti) anni che non cambio più pannolini ai miei figli.
    La maternità (genitorialità? per evitare gli stereotipi di genere) è bella. Altrimenti nessuno farebbe figli (o al massimo ne farebbe uno). E naturalmente non è facile altrimenti saremmo davvero in troppi sulla terra e già non si scherza.
    Auguri per la scoperta continua che sono e saranno sempre i tuoi figli.
    L’unica cosa certa è che le passanti misericordiose (e le amiche, le cugino, le suocere) non vanno degnate di troppa considerazione

  4. Ricordo bene i tempi in cui la vita sapeva di ricotta…e sono immersa in quella incerta con due adolescenti. Che faccio, godo della ricotta passata o mi perplimo sui dubbi di oggi? Nel dubbio vivo l’ansia!

  5. Cettina says:

    Magnifico, e divertentissimo! Come è vero quel che dici sulla libertà…Poi: anche io (che ora ho un’ età da nonna), una ventina di anni fa mi ero sentita dire di queste cose. Ma non rimpiango niente, crescere figli è davvero un privilegio. I ricordi (anche della fatica) sono un patrimonio che ti resterà per sempre. E poi chi lo dice che sarà peggio? Sarà meglio, fidati!
    Un abbraccio

  6. Beatrice says:

    “Avvalla la mia teoria” -> avalla la mia teoria. Avallare ha sola v. Non (anche) tu, per favore. 🙂

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