La stanchezza dei grandi.

“Come stai?” mi chiedi.

“Stanca” rispondo. Rispondiamo spesso così. Mi sento, ci sento: siamo adulti, siamo tanti e siamo stanchi tutti quanti.

“Come mai?” mi chiedi. Ma non è la domanda corretta. Non siamo stanchi perché lavoriamo troppo o dormiamo poco o mangiamo male o per carenza di ferro o magnesio. Non è una stanchezza chimica, è esistenziale. Non siamo stanchi per qualcosa. Siamo stanchi di qualcosa.

Io sono stanca dei miei pensieri che escono dal gregge, di non essere un buon cane pastore capace di girargli intorno, arginare, compattare. Perché spesso sono il lupo che minaccia di sbranare le certezze. Sono stanca dei sospesi: la lampadina che devo cambiare da un anno e tre mesi. Devo imbiancare, togliere gli adesivi di Cars dal mobile del salotto, dalle scale, ho ancora mezzo armadio pieno di vecchi vestiti del padre dei miei figli, me ne dovrei disfare, scarpe da calcetto, non ricordo di averlo mai visto giocare. È sempre stato più facile gettar via che sistemare.

Ma ci sono anche gli oggetti che non so buttare. L’oggetto del mio rancore, l’oggetto del desiderio, l’oggetto delle mie angosce, l’oggetto della mia malinconia, l’oggetto dell’invidia, sono un’accumulatrice seriale di piccole ossessioni. Sono stanca degli appelli mancati, quelli che manco io più di tutto, quando non ci sono nel modo giusto, sono stanca di mancare. Sono stanca di aver bisogno di questa stanchezza per sentirmi viva, perché se non sei stanca non hai fatto abbastanza.

Sono stanca perché il vero riposo per me è la soddisfazione del darmi da fare, anzi di fare fatica. Sono stanca e un po’ suonata, ogni tanto ripenso a quando ero più giovane e innamorata, così innamorata da potermi concedere il tormento che costruivamo noi, con dubbi inesistenti. Ancora mi sorprende quanta resistenza si possa fare ad accettare la felicità. Oggi sono stanca della precarietà. Sono stanca del “per ora”, delle mani avanti che sono sempre le mie, della mia incapacità di pensare per assoluti, del senso di allerta che mi abita. Io peroro, tu perori, egli perora… voce del verbo “del doman non c’è certezza”.  Ci diciamo che stiamo attraversando un periodo complicato. Una fase. Ma per quanto mi riguarda questo periodo complicato è iniziato quando mia sorella mi rivelò che Nicca Costa (o forse Nikka con due k perché più bimba minkia di lei non ce n’è) era molto più bella di me e non si è mai esaurito. La vita è una fase complicata dell’esistenza. È che la complicazione non è circoscritta e il periodo di cui sopra non si attraversa e via, quando trovi le strisce.

Se tocchi il fondo, immagini di scendere giù, verso un abisso di tristezza, ma poi di picchiare la pianta del piede e risalire rapido. E invece no, ti aspetta la merdosissima maratona nei fondali, anfibi disperati che non siamo altro, con le branchie che fanno contatto coi condotti lacrimali.

“Sei stanca” mi chiedi? Sì, ma per ora il gregge dei pensieri è in salvo, anche stasera il lupo non si è visto arrivare. Sono stanca, siamo stanchi, ma via e pedalare.

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foto di: Estéban Puzzuoli

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10 thoughts on “La stanchezza dei grandi.

  1. Marc says:

    Per capire meglio, da lettore: lui è andato via, ma esiste ancora (voglio dire: prende i bambini etc)?

  2. Quando certe letture arrivano al momento giusto….
    Mi piace molto l’immagine del gregge, del lupo, dei pensieri che poi sbranano la vita.
    Quant’è difficile eh….
    “Oggi sono stanca della precarietà” anche io… ma della precarietà emotiva.
    “….. il periodo di cui sopra non si attraversa e via, quando trovi le strisce.”
    Io sono come il coyote… guardo, riguardo, riguardo, non arriva nessuno e come metto il piede giù dal marciapiede arriva un diretto Roma-Milano che mi schianta.
    “La vita è una fase complicata dell’esistenza” …e aggiungo che non entra quasi mai in ‘fase’ con il proprio diapason interiore… bisogna sempre slalomare tra il rumore che fanno i cuori.

    Grazie…

  3. Nella mia esperienza, gli oggetti che non riesco a buttare sono un sintomo

    risolta la causa, o li dimentico o sono ricordi che riesco a mettere dove mi pare 🙂

    Per il resto: 😗❤️

  4. Paola Cinque says:

    Questo tuo racconto mi ha fatta sentire banale. Non che mi illudessi di essere speciale con la mia stanchezza incancrenita, ma….hai fatto il mio ritratto spiaccicato. Non sono proprio di primo pelo, ma se guardo indietro fatico a capire quando è iniziata questa ‘fase’. Sì, era meglio quando il solo problema era l’amore impossibile e travagliato. Almeno oscurava tutti gli altri. Tanti complimenti

  5. RRE says:

    Ed io che pensavo fosse una normale fase della vita: la fatidica crisi di mezz’età. Che bastasse prendere un’aspirina o qualche sale minerale o che so io. Magari un’amante (ma che fatica quella!). E’ che il sangue ormai non ribolle più e l’anima, quella, è stanca già da millenni. Vado a mangiarmi un po’ di cioccolata ed accarezzare il cane indolente. Ogni tanto basta.

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