C’è di peggio.

La prima volta che sono rimasta incinta avevo 27 anni. I figli quando sono voluti si dice che vengano cercati, come un tesoro in fondo al mare, come qualcosa che è già e tu devi solo andare a trovare. La prima volta che sono rimasta incinta avevo 27 anni e non stavo cercando un figlio. M. ed io non ci completavamo, ci moltiplicavamo, il tempo non bastava mai, non bastavano le parole e infatti ne inventavamo di nuove e alla fine abbiamo inventato anche un bambino. È diverso il sesso che crea vita? Quella sera a casa mia abbiamo fatto l’amore diversamente dalle altre forse cento, duecento volte prima? Siamo scesi a cercarci a occhi chiusi in acque più profonde e remote?

Mi pare avessimo litigato, stavamo facendo pace tra le mie lenzuola che cambiavo quando dormiva da me, lui stava ancora dai suoi, non gli piaceva quel mio appartamento dove avevo già convissuto con un altro uomo. Ogni stanza era dipinta di un colore diverso, la camera da letto azzurra, la cucina gialla, il bagno verde. Sulle tacche pantone era sembrata una buona idea, ma una volta tinteggiato si era rivelata una scelta bizzarra, l’azzurro era turchese, il giallo arancio, il verde era acido. Avevo letto che l’azzurro era riposante, il giallo doveva mettere appetito, il verde non so, far venire voglia di lavarsi forse.

Sono rimasta incinta nella stanza azzurra, di un maschio, se avessi scelto il rosa sulla tacca pantone sarebbe stata una femmina. Si possono fare mille elucubrazioni sul momento del big bang, quello che crea una nuova vita, basta modificare un particolare e il futuro cambia. Se torno nella camera azzurra vedo questi due ragazzi, lei è nata arrabbiata, lui no. Lei non cede, lui sì. Lei chiede, lui risponde. Lui dà, lei prende. Lui è con lei, lei è da un’altra parte, forse negli abissi, cerca qualcosa come un palombaro, trova un figlio. Si baciano, si conoscono a sufficienza per dirsi cosa vogliono l’uno dall’altra. A luglio il mondiale è stato vinto dall’Italia, lei dice “ti amo” per prima, lui lo scrive nelle pagine di un libro, come un appunto, una nota a margine. Un ti amo a sorpresa a pagina 92. Lui piange quando le lineette del test divengono due, lei ride pensando che presto sarebbero stati tre. Poi a moltiplicarsi sono i progetti: una nuova casa dalle pareti crema e i termosifoni rossi, nuovi mobili, un lavoro più stabile, si moltiplicano le reazioni dei parenti e degli amici. Siete giovani per avere un figlio. Mia nonna a 27 anni aveva partorito tre volte, risponde lei. Non sono giovani per avere un figlio, sono giovani per perderlo.

Nasce senza vita, al sesto mese, a tradirlo è il cuore. Chissà cosa è andato male nel big bang, chissà quanti universi non ce l’hanno fatta prima che nascesse il nostro, con le galassie, i pianeti e la minuscola e insignificante Terra.

Lei partorisce in una stanza bianca. Il bianco da allora le fa venir voglia di scomparire. È sola e piange, non avrebbe pianto più, dall’altra parte della città piangono insieme anche sua madre e sua nonna, a vederle da fuori si direbbe che stiano pregando e in un certo senso è così. La nonna dice “povera cittina” che in toscano sta per “bambina”, sua nipote.

In qualche modo io sono ancora quella ragazza e non lo sono più per nulla, sono passati dodici anni,  ma è come se quella cittina spezzata continuasse a parlarmi e ascoltarla è importante, perché mi spiega delle cose che troppo facilmente dimentico. Mi spiega quanto può andare male quando va davvero tutto male; mi ricorda il dopo, la repulsione per ogni donna incinta, per la felicità altrui, l’invidia spudorata per chi non desiderava avere dei figli. Mi ricorda chi diceva “sei giovane, eri solo al sesto mese, c’è di peggio”, ma non è vero, perché il tuo peggio lo stabilisci tu, la tua testa, quando sei al centro della tua ossessione, la tua ossessione è il peggio. Mi chiarisce che ciò che accomuna i genitori è la fratellanza della paura, che ti tiene allerta, ma che devi anche imparare a ignorare. Poi però ci sono anche io a parlare. A dirle quanto tutto possa andare bene quando tutto va bene e allora quando lei si quieta, solo allora, ci credo anche io.

foto: Susanita

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17 thoughts on “C’è di peggio.

  1. Pingback: peggio – Testa di Pazzo

  2. Silvia says:

    Buongiorno. Ho letto il tuo post. La tua esperienza è la mia. Identica. Anch’io 12 anni fa; avevo 29 anni. Un bambino non cercato, la gioia, il cuore, il sesto mese, il parto… Quando è successo, ricordo che pensai: una cosa così terribile non deve accadere mai a nessuno. Invece purtroppo ho scoperto che succede molte volte e ogni volta mi affligge sentirne parlare. Al contempo, mi fa sentire meno sola, perché compresa. La mia mamma, la mia nonna, la mia amica che piangevano per me… Mi facevano tenerezza. Ma solo noi sappiamo cosa si prova.
    Grazie. ❤️

  3. P says:

    Sei anni fa proprio in questi giorni. Non è passato un giorno senza pensarci. Era il nostro terzo figlio. È un dolore che non ha nome e, nel mio caso, anche il “ne hai già due”. Come se un figlio potesse sostituirne un altro. Proprio in questi giorni le tue parole. Grazie per l’abbraccio.

  4. Eva N says:

    Grazie! Ho vissuto un aborto spontaneo il mese scorso e mi sono sentita dire che vabbè eri solo all’inizio, pensa a chi lo perde dopo.. e poi vabbè hai già un figlio pensa a chi non ne ha.. ma io ho sofferto lo stesso, malgrado tutto.. ma che ne sapete voi vabbè del mio vissuto? Grazie la tua conclusione mi riempie di speranza, mi aiuta a relativizzare più di quei vabbè .. grazie davvero

  5. Daniela Cecconato says:

    Hai il dono di descrivere certe emozioni con tanta delicatezza e con tanta precisione. un abbraccio

  6. Un abbraccio!
    Bisogna avere la sensibilità di un comodino per dire “eri solo al sesto mese, c’è di peggio”. C’è SEMPRE qualcosa di peggio, ma non vedo come possa essere d’aiuto. A 30 anni mi hanno detto che avevo le ovaie di una quarantenne e che concepire naturalmente sarebbe stato molto difficile. C’è di peggio? Certo, ad esempio perdere un bimbo al sesto mese, o una volta nato. E allora? Stavo comunque malissimo. Adesso ci scherzo, forte del mio bellissimo bimbo in provetta, ma quanti pianti, davanti alle pance altrui… E comunque dover ricominciare l’iter per cercare un secondo figlio, invece di rotolarmi felice in un letto, non è una meraviglia.

  7. Ludovica says:

    Ti abbraccio forte perchè a me è successo che il battito non ci fosse più a 37 settimane e mezzo. Era una bimba. Lavinia. Di anni io ne avevo 40 ma la sostanza non cambia. Quello che ci si forma nella testa, quello che proviamo per il mondo intorno e per la gente, incinta o meno, lo sappiano solo noi. Ma quei pensieri, quel mondo, quella gente che ho anche odiato sono stati alla fine la mia ..anzi la nostra forza. Non si dimentica ma si può andare avanti. E ora siamo qui sempre noi con la nostra cicatrice e lei nella testa e nel cuore e i nostri gemelli. Abbraccio te e abbraccio tutte noi.

  8. “C’è di peggio” detto per la malaatuia cronica di mia figlia mi ha sempre fatto incazzare: come se fosse una consolazione pensare che c’è chi soffre più del tuo strazio. Come cantava De Andrè” e per tutti il dolore degli altri è un dolore a metà”

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