Il mio rito di bellezza e altre eresie.

Alla tenera età di quarant’anni ho cominciato a mettere il rossetto. Ci ho provato diverse volte in precedenza, ma faceva subito teatro kabuki. Mi sembrava di avere la moquette sulle labbra e con la moquette sulle labbra parli male. E poi c’è il problema dei baci, esci con un uomo, ti fai bella e metti il rossetto seducente, brillantante, rimpolpante, poi limoni con passione e il risultato è Hannibal Lecter che si è accoppiato con il Pagliaccio Baraldi. Una cosa per amatori. Al momento però sono entrata nel tunnel e non posso uscirne, se non lo metto mi sento Neo senza bocca nella scena di Matrix, le labbra sono state risucchiate dall’esofago.

Poi accadono cose. Tipo che le amiche mi chiedono, che rossetto sia. “Rosso” rispondo. Come per le auto, anche lì per me esistono solo le auto blu, grigie… al massimo arrivo a dire che sono metallizzate, grandi e piccole. Finite le categorie. Invece i rossetti hanno nome di battesimo, secondo nome senza virgola, cognome di mamma, cognome di papà, ragione sociale e codice fiscale. Le donne interessate a quel particolare rossetto che indosso provano a indovinare: “Secondo me è un Dior Pompineuse Mat con effetto escargot che t’è passé sur les lèvres”. O almeno il mio cervello è questo che registra. Non ce la posso fare.

Nei miei incubi fuggo da orde di splendide commesse Sephora che mi incalzano:

“Sei sicura di fare abbastanza per la tua pelle?”.

“Ma guarda la porto sempre con me, non me ne separo mai, non basta?”.

“Ma parlami del tuo rito di bellezza, hai un rito di bellezza vero?”.

“Ah sì, certo, questa la so. Da sei anni faccio una preghierina: “Santa Pellagra protettrice della senilità salva il mio culo dalla gravità”.

“Ma no, parlavo del rito di bellezza, i gesti serali per la détente!”

“Uh scusa, che sciocca, potevi dirmelo subito: mi tolgo le scarpe, mi butto sul divano e dico “oppete!”.

Sono grossolana. Però metto il rossetto rosso, esco con uomini che mi portano in bei ristoranti, dove uno chef mi spiega cosa sto per mangiare. Perché il cibo pure è un rito. E infatti prego “Sant’honoré protettore della costata fammela mangiare prima che si sia raffreddata”. Ma lo chef mi deve dire da dove arrivano gli ingredienti, uno a uno. Il brodo per infusione di erbe aromatiche è molto importante per lui, ci tiene a spiegarmi la provenienza delle erbe, filo per filo.

“Il brodo è fatto con aglio nero Pdor, figlio di Kmer…”.

“… Fratello di Knor!”

“Non osare nominare il nome di un dado in questo luogo di sacra ritualità culinaria”.

Il grande nemico degli chef è il dado, il dado e la sintesi, devo ricordarmelo la prossima volta. Vengo allontanata dal luogo della ritualità culinaria come infedele. Dalla fame mi sono mangiata il rossetto e le labbra sono state risucchiate dall’esofago. Ma un modo per limonare anche senza Dior Pompineuse Mat con effetto escargot che t’è passé sur les lèvres giuro che lo trovo.

foto: Susanita

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8 thoughts on “Il mio rito di bellezza e altre eresie.

  1. Laura says:

    Era da tanto che non passavo di qua. Mi chiedo come abbia fatto a non leggere frequentemente come prima questi bei post (post, articoli, come si deve dire per i blog?). Bref, ho riso tantissimo. Enrica (permettimi di darti del tu), scrivi benissimo: hai un senso dell’ironia straordinario e il tuo universo « me parle » (ho visto che hai usato il francese, quindi, forse lo parli e lo comprendi).

  2. sarà pure una relazione degenere, ma credo che il dado allo chef non sia proprio estraneo. come la panna, per dire.
    racconti in maniera sempre gustosa, complimenti.

  3. Vans says:

    Il color Pompineuse lo voglio!! Comunque se vuoi limonare, avere le labbra rosse e non sembrare il pagliaccio di It fatto di crack una soluzione esiste: gli stain!
    Però ti conviene chiedere alla commessa di Sephora come si chiamino se vuoi l’effet levres mordues apres des cherises mures.
    O forse trovi ancora i vecchi pennarelloni per labbra che rimanevano su perfetti per 30 ore.

  4. cavallogolooso says:

    io voto per il color pompineuse de gorge sempre.

    ma se vuoi fare impazzire il cuoco, dopo il dado, devi chiedergli “ma anche con panna?” 🙂

    Allora non ti accompagnano loro alla porta, chiamano la sicurezza 🙂

    Ma al MacDonald ti piace di più? 😀 Casomai da Burgery, che la carne è buona.

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