Breve catalogo delle piccole solitudini estive.

Le città, in estate, sono popolate da matti, badanti, gente di passaggio in una pausa fortuita tra una destinazione e l’altra, e donne al limite dell’esplosione. Sono future madri a termine, ottavo o nono mese, che non si fidano a mettersi in viaggio, perché solo la Vergine Maria e Angelina Jolie partoriscono all’estero. Quando vedo una donna incinta d’estate provo una solitudine tutta mia, che non ha a che fare con l’invidia, è più un ricordo di una malinconia. È l’unica attesa che si è tradotta in una realtà al di sopra delle mie aspettative, nel bene e nel male. Quelle donne letteralmente (ri)piene di promesse mi fanno sentire che no, quell’attesa non è più alla mia portata. Ce ne saranno altre, ma quella è passata.

L’altalena vuota e nessuno a fare la coda. Non hanno voglia di andarci nemmeno i miei figli. Niente fa sentire solo un bambino come l’assenza di un turno da forzare.

La mia piccola solitudine estiva la ritrovo in ogni strada che è libera dall’incontro accidentale, la città senza la smania della ricerca, perché io cerco sempre qualcuno quando cammino. È un’abitudine silenziosa. Ma so che non siete qui, siete al mare, ad amare, siete con chi vi pare. La mia piccola solitudine estiva è un sollievo e nelle vetrine finisco per cercare solo me stessa o un bar con un cameriere che non mi conosca.

La mia piccola solitudine estiva mi ha colto l’altra notte, quando ho ucciso due scarafaggi che stavano accoppiandosi. Mi fa sentire molto sola occuparmi degli scarafaggi che di tanto in tanto mi scorrazzano per casa, figurarsi quando quelli stanno pure scopando. Loro.

Le piccole solitudini estive sono tutte nei selfie. Che in un selfie sei tu che sorridi a te stesso, magari sei solo, magari sei solo con qualcuno a cui non hai più voglia di chiedere una foto. A pensarci anche chiedere una foto è una piccola solitudine estiva. Non c’è persona nei dintorni che ti immortali senza motivo, che brutto non essere il più bel paesaggio per qualcuno.

Penso a chi manca con una forma di nostalgia buona. Mi pare sia solo andato in vacanza chi non c’è e che a settembre tornerà. Le mie solitudini estive me le coltivo sul balcone, ascoltando il silenzio dalle altre finestre. Si sono tacitati anche i porconi delle madri che mandano i figli a dormire, sono rimasta solo io a fare la guardia ai lavaggi dentali, quelli serali.

Le mie piccole solitudini estive hanno a che vedere con rabbie silenziose. Con certa gente che leggo o che incontro. Teste così di cazzo che mi imbarazzo. E finisco per ringraziare che l’uomo usi solo il 10% delle proprie facoltà mentali, perché questi, a pieno regime, non oso nemmeno immaginare.

La mia piccola solitudine sono io che torno dalla montagna con felpe sporche di fango e terra e mi si rompe la lavatrice, allora mi prendo il carico di panni sporchi, vado al lava-asciuga automatico, è sabato. E prendo i gettoni, 7 per un carico da 12 chili. Portata massima. Ma no, non lo è. Perché la portata massima della mia solitudine io la ricordo. Vivevo nella mia prima casa, soffrivo d’amore e soffrivo di rancore, non avevo la macchina e per dimostrare a me stessa che ero indipendente andai in un negozio di stampe e mi comprai un manifesto di “Jules e Jim” enorme da mettere in camera. Me lo trascinai per quattro chilometri, abbracciata al vetro come in un tango, guancia a guancia con Jeanne Moreau. Mi fermavo ogni tanto per prendere fiato, fui tentata di gettarlo nel fiume, ma non lo feci. Arrivai a casa e lo misi in un angolo, maledicendo Truffaut.

La mia piccola solitudine estiva è che ci metto del tempo ad abituarmi alla vacanza. Quando ho preso il giro, ho le coordinate di un posto nuovo è già tempo di ripartire. Mi sa che è una specie di metafora della vita intera, che partire è un po’ morire.

E poi c’è il corpo più esposto d’estate. Se un corpo è esposto a una passione forte, si scalda. Dopo un grande innamoramento, come dopo una scottatura, tende a tornare freddo e la sera arrivano i brividi. Dobbiamo avere più cura dei nostri raffreddamenti e delle nostre piccole solitudini.

Copia di IMG_9078.jpg

(Nella foto io che torno dalla montagna e scopro che la lavatrice è rotta e che l’unico vestito pulito però fa pendant con la lavasciuga a gettoni. Le mie piccole solitudini estive sono chic).

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8 thoughts on “Breve catalogo delle piccole solitudini estive.

  1. Paolo F. says:

    Spero che tu non abbia usato la lavasciuga con la quale fai pendant: se non erro, e se è la mia stessa lavanderia, è quella per lavare le cose dei cuccioli 😀

  2. Paola Cinque says:

    Vedi? abitare in città! neppure sapevo dell’esistenza di lava-asciuga per i pets (io lavavo di nascosto in quelle normali). Ora che ho scoperto (mi vergogno ma non lo sapevo fino a pochi giorni fa) che sei autrice di successo, spandere elogi sul tuo scrivere mi sembra banale. Ma mi piace davvero, tant’è che ho iniziato a leggere il tuo libro “La verità, vi spiego ecc…. Per restare sul pezzo: la solitudine estiva mi somiglia. Poche e rare vacanze e poi tanto tempo per far nulla in una cittadina balneare, per me che non ‘balneo’, a contare i giorni che mi separano dalla fine di queste ferie un po’ forzate. A presto rileggerti 😉

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