PURTROPPO PER FORTUNA

Purtroppo-per-fortuna siamo alla ricerca di persone che ci riparino, che ci aggiustino, che ci mettano a posto le cose storte. Io ho il naso rotto, setto nasale deviato, va per i cazzi suoi, a sinistra, lo sguardo di chi mi ama lo raddrizza, lo sguardo di chi invece no me lo rompe a ogni occhiata. È una metafora, funziona anche con le cose che non si vedono. Ci sono incontri capaci di riparare in ogni modo possibile, riparare come sistemare, ma anche come accogliere e proteggere (purtroppo-per-fortuna non sono buona a riparare ma sono un buon riparo). È quasi settembre, il mese delle riparazioni. Devo aggiustare la lavatrice, un paio di vestiti che amo e non metto per pigrizia, vorrei riparare qualche errore commesso, una rottura, mi dico che ci proverò, non è poi così male rompersi ogni tanto, ti fa capire come sei fatto dentro.

Sempre di più credo nel valore dell’incontro. Purtroppo-per-fortuna la persona da sola è relativa, l’incontro no. Scegliere chi tenerci vicino e chi tenere a distanza di sicurezza ci definisce. Purtroppo per fortuna dipendiamo dal giudizio degli altri ma riferiamo a noi stessi, che sia un bilancio pari è il segreto di una vita degna.

Purtroppo-per-fortuna non sono una vincente. Mi sembra sempre più un imperativo condiviso quello di fare, spingere, spaccare i culi. Ma la favola “vissero tutti felici e vincenti” non riesco a raccontarla nemmeno ai miei figli: la scuola giusta, i giusti sport, il futuro come progetto, l’investimento su se stessi, la multilingua dai sei mesi. Mi piacerebbe che più che vincenti fossero valorosi, che sapessero riconoscere le proprie battaglie, quelle che è importante combattere. Io con loro cedo spesso e volentieri, soprattutto sulle regole da seguire, ogni nucleo familiare ha le proprie. Cedo sullo stare a tavola fino alla fine del pasto con gli adulti, cedo anche sull’iPad*, cedo su qualche lavaggio dei denti. Cedo sul rispetto delle regole, ma non transigo sul rispetto della persona: siate gentili, sempre, fino a prova contraria.

*A tal proposito vorrei aprire un’inutile parentesi. Leggo tanti che si indignano scrivendo status su quel tal genitore che in spiaggia ha risposto al capriccio di un bambino smollandogli un video o un cartone. O tempora a mores! Ecco, io mi immagino sempre che quello stesso indignato, per scrivere il post indignato sul genitore svogliato che il figlio con lo smartphone ha tacitato, non abbia visto il proprio ragazzino che si lanciava in acqua urlando “guarda come mi tuffo bene!”. Solo che alle spalle dell’indignato genitore del tuffatore ignorato ci sarà sicuramente una mamma che scriverà uno status su questi uomini assorbiti dallo schermo che al mercato mio padre comprò. Tutti educatori con il dispositivo elettronico degli altri, insomma. Due coglioni. Chiusa la parentesi.

Purtroppo-per-fortuna ci sono quelli che fanno la storia e quelli che fanno la filosofia, la sento sempre più profonda la scissione tra i due piani, tra il mondo dell’azione e il mondo della riflessione. L’adolescenza per me è stata un lungo periodo della vita in cui ho osservato l’adolescenza degli altri. Ho avuto i miei baci, i miei battiti e i sospiri, ho avuto i vetri delle auto appannati, ma mi sembravano incidentali rispetto a quegli anni immobili trascorsi soprattutto sull’autobus, tra casa e il liceo, 45 minuti all’andata, un’ora al ritorno, ogni giorno. Un tempo infinito di pensieri a cui è difficile dare forma, anche oggi. E mi chiedevo quando le cose sarebbero successe anche a me, come a tutti, con una frequenza sufficiente da chiamarla vita. Il francese dalle orecchie a sventola durante le vacanze, la separazione dei miei genitori e una volta che fui ricoverata per una ciste ovarica erano tutti accadimenti casuali, significativi ma conchiusi, anelli singoli, incapaci di unirsi in una catena. Purtroppo-per-fortuna continua ad essere così, per me: la vita, più di quella che vivi, è quella che pensi. Nei ricordi più densi.

Purtroppo-per-fortuna penso all’amore, sempre. Penso ai miei figli e mi viene un tono insopportabile, melòmammatico, ma mi offrono risposte assolute a domande impossibili. Penso a chi c’è e chi no, al fatto che confidiamo nel tempo, crediamo di aver tempo da perdere e invece nel tempo ci perdiamo. Ma soprattutto penso che purtroppo per fortuna tra le persone non esistono premi di consolazione: o l’amore è abbastanza o non è amore.

Foto: Susanita67146241_10157510085271392_6134727257479970816_o.jpg

 

Advertisements
Standard

3 thoughts on “PURTROPPO PER FORTUNA

  1. Quanto è vero, che il nostro confine si disegna con gli altri. Fossero solo le loro sagome e non le loro stronzaggini, sarebbe una lotteria più semplice, più per fortuna 🤷🏼‍♀️

  2. Paola Cinque says:

    Al solito mi identifico con quello che scrivi. Anch’io ho tanto tempo per pensare. Ora che sono in ferie anche di più. E come dici tu la vita pensata vince su quella vissuta 10 a 1. Almeno per me. Poi c’è chi abbonda nell’osservare quelle degli altri, con occhio critico. Il proverbiale trave nel proprio occhio. Continuo a leggerti. Paola

  3. Secondo me tempo ed amore sono relativi. Non capisco come il secondo debba sfuggire alle leggi dell’universo. Per fortuna anche un po’ di amore è amore 🙂

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s