Io non voglio amarmi da sola che poi mi tradisco (lettera aperta ai life coach).

Io lo so che dobbiamo stare bene con noi stessi, lo so che è importante lavorare sull’autostima, sul non farsi influenzare troppo dal giudizio degli altri. So tutto. Nonostante questo a me i life coach fanno paura. A partire dal nome. Cosa fai? Il maestro di vita, diplomato all’istituto tecnico esistenziale, laureato all’università del quotidiano con master in giorni straordinari. Ah bello. Altro? Ho un dottorato in capodanni soddisfacenti. Ti assumo.

Dove sono i guru di un tempo? Dov’è finita l’umiltà del buon vecchio Miyagi che faceva il maestro di vita per arrotondare, perché di primo lavoro potava le piante, aggiustava tubi come un addetto alla manutenzione degli appartamenti. Per me non puoi fare i life coach se non sei un immigrato di Okinawa, non mi riesco a far spiegare la vita da un impiegato di tecnocasa con le scarpe con le cuciture a raviolo.

Poi c’è il problema del pubblico, perché i life coach motivano a strascico, non c’è selezione, pretenderei una motivazione mirata. Fate dei test d’ingresso, amici mastri viveur. È pieno di stronzi là fuori e uno stronzo motivato non diventa profumato, lo dice anche il proverbio inventato or ora da me. O peggio, metti che motivate un Leopardi? Che quello vi crede, si prende bene e non scrive più tutti quei capolavori di struggente meraviglia depressiva? Ma che orrendo danno sarebbe? Metti che lui faccia quella cosa impossibile di amare prima se stesso, riscopre la dimensione della cura, beve vino rosso mentre fa il bagno di schiuma come Alexis di Dinasty e che così Silvia alla fine gliela dà? State attenti a motivare così a cazzo, per cortesia.

Non mi convince nemmeno la questione delle correnti interne, perché i life coach si dividono in SPACCACULISTI e INCOLLACOCCISTI. La filosofia del saper vincere contro la filosofia del saper perdere. Vincenza contro Perdenza. I primi sono per il: il mondo è tuo! Osa, vai Conan tutto deve ricominciare! Salta i pericoli, vola tra gli alberi, corri insieme a noi… i secondi sono i traumatizzati, gente mezza acciaccata che si tiene insieme come può e infatti ha bisogno del life scotch. Non potete mettervi d’accordo e trovare una via di mezzo? Meno spaccate e meno resiliate e comunque potreste andare a battagliare un po’ più là che altrimenti mi rompete i vasi e io non sono giapponese e la cosa della colla d’oro non mi riesce e con il bostik mi ci impiastriccio le dita e poi devo scrostarmi i polpastrelli come il cattivo di Seven. Fate una tregua. Che anche gli incollacoccisti dovrebbero cambiare le metafore, avete rotto le palle con l’arte dei vasi giapponesi come allegoria delle cicatrici che ci fanno belli e ricchi, ci avete fatto il kintsugi scrotale, basta davvero.

Mi sono infine stancata di dirmi che sono figa da sola. Pare che ci dobbiamo mettere allo specchio e poi parte tutto un uh che fighe che siamo, siamo le più fighe, uh che bone da paura. Ma che è tutta questa responsabilità, amiche, tutti questi bilanci mattutini, tutti questi: che bella la vita, viva viva come sono risolta oggi. Ma quale figa? Io sono una persona orribile, io quando vi fate i complimenti sui social l’un l’altra poi capisco che mentite anche a me e ci soffro tantissimo. Però continuate eh, già mi sono fatta lo scrubs ai fiori di ibisco per dimostrare che mi voglio bene, adesso tocca a voi dirmi che sono PAZZESCA. E comunque io non voglio un life coach, io voglio Malgioglio, maestro di vita, sempre.

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Foto: https://www.facebook.com/susanita.valentinafontanella/

 

 

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11 thoughts on “Io non voglio amarmi da sola che poi mi tradisco (lettera aperta ai life coach).

  1. ValeB77 says:

    Condivo in pieno e aggiungerei che solo chi ha vissuto determinate esperienze nella vita potrebbe elevarsi a dare, al massimo, dei consigli per quanto ha vissuto sapendo di mostrare sempre un proprio punto di vista che non deve essere obbligatoriamente accettato o ritenuto verità assoluta.
    Questi strani personaggi, i life coach, hanno davvero qualcosa di reale da insegnare basato su una vita piena di vere esperienze o hanno solo letto qua e là qualcosa facendola passare per proprie idee originali?

  2. Mammachechic says:

    Come sempre riesci a centrare il punto di un fenomeno che oggi sta diventando paradossale. Macchè life coach! Oggi le donne hanno bisogno di rispetto sul lavoro e nella vita privata al pari degli uomini. Siamo fighe? Sinceramente non m’interessa. Piuttosto lottiamo non per sterili campagne femministe, ma per rivendicare la nostra femminilità sempre e in qualsiasi contesto. :))

  3. Nicola says:

    Questo post che mi ha consigliato un amica, beh davvero scritto bene..non conoscevo il kintsugi..ne tanto meno scrotale..Hai un bel modo, forbito e diretto nello scrivere che mi piace. Di life coach ne so poco..ma credo che ognuno di noi alle volte dovrebbe fare il proprio life coaching personale. Mi hai regalato un sorriso e voglio ricambiare con una simpatica storiella..di certo non aspettarti cose all’altezza di This is Water di Wallace..ma è una storiella che mi ha fatto pensare…
    “Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto. ‘La mia chiave’, risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a cercarla. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: ‘No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio’.”
    Un saluto da Verona,Nicola

  4. Molto condivisibile (e scrivila ‘na volta una cosa che mi faccia storcere il naso, perdio!)

    penso rimanga ugualmente valido che la solitudine serve, non come aspirazione ultima ma come spazio per parlare tra sé e sé: senza conoscerci, non sappiamo bene cosa ci serve di più dagli altri.

    E – come nelle migliori collaborazioni – son cose da sapere per tempo 🙂

  5. Un mese fa.
    Scaricata per telefono.
    Indecisa se tagliarmi le vene per lungo, mettermi a dieta/andareinpalestra/ perché devo amarmi che siamo tanto fighe da sole, o stordirmi con canzoni a tema e deprimenti, sono finita su youtube. Invece di svenarmi l’aorta con Tiziano Ferro incappo in uno di questi che vuole insegnare alle donne “perché abbiamo potenzialità che nemmeno immaginiamo” come fare a riprendercelo, oppure, come fare a scaricarlo dopo che ce lo siamo ripreso, come fare a tirarcela, come dargliela dopo essercelo ripreso, come fingere di dargliela dopo essercelo ripreso solo per il gusto di di scaricarlo a nostra volta.
    Alla fine ho preferito tornare a Tiziano Ferro, il pigiama felpato pure se faceva caldo, e il barattolo di gelato.

  6. SERENA says:

    anche io non lo sopporto più questo fenomeno, sembra che la tristezza e la fatica di noi donne siano come una mucca da spremere…un target sempre pronto, narrazioni troppo su misura per essere le nostre!

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