Multitasking e multistankig.

È un periodo che non ce la faccio, poi forse sì, ma solo alla fine e sempre con l’affanno. Un periodo in cui appena esco da un momento di ansia ci rientro per vedere se ho lasciato acceso il gas. Un periodo in cui la gente ha l’aria di aver voglia di sgridarmi. Ha le sue ragioni, la gente, ci sono a intermittenza. Un periodo che davvero mi verrebbe da fermarmi e guardare le persone negli occhi e chiedere “come vi è venuto in mente di aspettarvi delle cose da me? Un lavoro fatto. Una scadenza rispettata. Una cena pronta. Un discorso di senso compiuto? Come è successo che vi abbia dato questa pessima abitudine? Come ho alimentato tutte queste aspettative?”. Ecco un periodo così.

Mi torna in mente la quarta ginnasio. Tutte quelle materie nuove o ogni giorno qualcuno che ti veniva a fare delle domande, talvolta pure in lingue morte te le faceva le domande, ti verificava in idiomi indisusi. Una mattina ebbi un giramento di testa e mi portarono in infermeria. L’infermeria era una panca in direzione. Me ne stavo sdraiata e c’era questa donna, forse una segretaria che chiamava la figlia a casa e poi scriveva e muoveva fogli, conosceva il suo lavoro di automatismi, nessuno la interrogava, la verificava, ogni tanto scambiava qualche battuta con la collega, ricette, film visti. Così, sdraiata, in silenzio, la ascoltavo muoversi nella sua vita accogliente e desideravo con tutto il cuore essere lei. Non sono mai stata lei.

È un periodo così, con gli occhi chiusi sulla panca a fantasticare su mondi semplici, dove non esistono le programmate, non esiste il multitasking che ci rende multistanking (sono leader nel settore multistanking), dove non esistono manco le fatine dei dentini. La fatina dei dentini è anche lei causa del mio affanno. La odio e più la odio più i miei figli si ostinano a crederci e più ci credono più perdono denti, quei due cuccioli di squali che ho per bambini. Cadono sempre la sera tardi, quando non trovi le monete in casa manco a morire, frughi nelle tasche di cappotti che non metti dall’96, svuoti tutte le borse, persino la tascapane con scritto Okkupazione e la a di anarchia e non è sostenibile una fatina del vecchio conio. Cedi e smolli dieci euro, un pezzo più piccolo non c’è, non pagavi una mora così alta per le tue mancanze dai tempi di Blockbuster, segui comunque il protocollo: canino di Marta sotto il cuscino, da sottrarre notte tempo, soldi sul comodino, lei felice la mattina, poi il disastro.

La tua secondogenita, mentre gioca, fruga in un cassetto e rinviene il dente incriminato, l’hai riposto male. La crisi, il pianto inconsolabile, tu che ti dici che ha capito tutto, piange i suoi sogni infranti, è il momento di fare il discorso sul crescere, sulla realtà che ha la meglio sulla fantasia. E lei invece, tra un singhiozzo e l’altro, ti spiega che la fatina non ha voluto il suo dente, che il suo dente non è abbastanza bianco. E tu fai uno sforzo immane per non cogliere la palla al balzo e dirle sì, è così, vedi a non passare il filo interdentale, è colpa tua, figlia, della tua idea di igiene orale che consiste nell’infilarti lo spazzolino in bocca come un chupa chups, lasciare la testina a gonfiare la guancia mentre ti aggiri per la casa e ti sbavi sulla maglia. E invece no, non lo fai, ringrazi che, nonostante la tua poca lungimiranza, la tua totale assenza di cura nei particolari, i tuoi figli si aggrappino con le unghie e con i denti da latte alla loro immaginazione, al lato magico dei giorni.

Ti rifai dare il canino, lo lavate insieme, lo lucidate bene bene e sai che al secondo tentativo andrà meglio, che la prossima notte la quella bottana industriale della fatina ripasserà, con sborso di sovrattassa per sbiancamento. E tu ti sdraierai sul divano duro come una panca e a occhi chiusi tirerai un sospiro di sollievo perché le tue mancanze, le tue intermittenze, fortunatamente non si attaccano al lavoro della tua fatina dei dentini. Ripenserai alla segretaria del liceo, ti dirai che forse anche lei chiamava la figlia per rassicurarle le fantasie e saprai che sì, sei diventata quella donna, e va benissimo così.

Foto: Susanita

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8 thoughts on “Multitasking e multistankig.

  1. Renato Rolando says:

    Uno scrive un blog e si aspetta – da me, addirittura – che gli lasci un commento. Ma non mi hai mai visto in faccia?
    Comunque. fortunatamente, la fatina dei denti esiste: mi sono dimenticato parecchie volte di andare a fare lo scambio notturno ai cuccioli di squalo. Tutte le mattine, però, c’era sempre il soldino al posto del dente.
    Era stata mia moglie!

  2. “non sono mai stata lei” è quello che pensiamo tutte. arrivo sempre puntuale in ufficio, 08:15-08:20, una mattina arrivo alle 08:39 (ma ho l’entrata flessibile fino alle 09:00), “pensavamo ti fossi addormentata”. così è la vita

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