L’amore non vive di rendita.

Sei appena arrivata in ufficio, ti chiamano dalla segreteria, piove, ripercorri la strada controcorrente. L’avevi visto che non stava bene ma avevi sperato fosse solo un po’ di stanchezza da fine anno, magari un piccolo capriccio. Ma a chi la racconti? Nessun bambino fa i capricci per andare a scuola i giorni della recita, dei film di Natale in aula audiovisivi, dei lavoretti da impacchettare. Semplicemente c’hai provato ed è andata male. L’androne è sempre lui, solo senza il traffico della campanella, la custode ti guata, ti guata come una che si è appena scaccolata e ha attaccato sotto il banco il contenuto della propria cavità nasale. Guata tutti così. Ti viene da alzare le mani al cielo per proclamare la tua innocenza e invece firmi il registro delle uscite anticipate e aspetti. Lei arriva, non ti vede, tu sì. Pensi a quanto sia struggente guardare, non visto, qualcuno che ami. Sono secondi, a volte minuti, in cui ti fai conquistare, è un’apparizione, una festa privata. L’hai salutata da meno di due ore, è sempre lei, ma diversa: porta una coda morbida, alta, e ha un’aureola di capelli ribelli che fuggono alla presa dell’elastico. Tutti gli strati dei vestiti sono nella posizione scorretta, si è verificato un effetto domino di mala vestizione a partire dalla maglietta che è fuori dai pantaloni e che si ripercuote sulla felpa il cui cappuccio è rimasto sotto il grembiule che è sicuramente abbottonato sghembo e su cui è stato buttato un giaccone aperto. Il tutto impigliato sotto i due spallacci dello zaino arrotolati su loro stessi. È grande. In due ore s’è fatta grande nel suo caos dettagliatissimo, in quella confusione elegante che muove al suo passaggio e nelle piccole follie quando ti costringe a disegnarle le lentiggini con la matita o chiede il mare sempre tiepido come regalo di Natale. Gira la testa e ti vede, gli occhi liquidi dell’influenza, ti corre incontro, cioè ti correrebbe incontro se avesse la forza di farlo invece ti si avvicina piano, ti apre il cappotto e immerge la faccia calda nel tuo maglione. È piccola. Torna piccola se sa che la stai guardando, forse lo fa per farti contenta, per farti indispensabile. Salutate la custode guatona mentre tua figlia si sta effettivamente scaccolando e andate a casa, ti sei presa un giorno di permesso, è Natale. Per Natale hai sempre chiesto quello che conta e non hai mai sentito i tuoi desideri completamente esauditi, così quest’anno riformuli bene e chiedi di riconoscerlo quello che conta, quello che hai.

La loro faccia calda nella tua maglia, guardare senza essere vista, essere guardata senza che veda tu, i giorni di permesso, un lavoro da cui assentarsi, la voglia di rilanciare. L’amore non vive di rendita.

Foto: Susanita

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7 thoughts on “L’amore non vive di rendita.

  1. I miei alunni a scuola sembrano grandi, indipendenti, sicuri nel gestire gli spazi, quando li incontro in strada o al supermercato con i genitori li vedo più piccoli, bisognosi di coccole. Da alunni tornano a essere solo bambini. Come hai detto tu. Buona guarigione!

  2. Claudia says:

    Sarà che sono mamma anche io, e per di più di un Lorenzo, ma forse non c’entra nemmeno più di tanto, perché i tuoi scritti mi commuovevano molto ancor prima di esserlo, e continuano a farlo. ❤

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