La sindrome dell’impostore applicata all’amore (qualche psicocazzata con finale benaugurale).

Negli ultimi anni si è parlato tanto della sindrome dell’impostore, circoscrivendola sempre all’ambito lavorativo. Le persone con la sindrome dell’impostore (prevalentemente donne, secondo gli studi) si convincono di non meritare il successo ottenuto, perché il loro riconoscimento dipende dalla fortuna, dal tempismo oppure dalla sopravvalutazione degli altri, mai da un’effettiva capacità personale. Quello che meditavo in questi giorni è quanto questo tipo di insicurezza emotiva riguardi sempre di più anche la sfera sentimentale, con effetti paradossali sulle relazioni. Provo a riassumere ciò che si muove nella mente di un’impostora emotiva, estremizzo, ma nemmeno troppo.

Lui ti ama e visto che ti ama è il caso di mettere in dubbio la sua intelligenza. Se fosse intelligente saprebbe chi sei e non ti amerebbe o forse ti amerebbe con riserva, controllando le vie d’uscita. Se ne deduce che, quelli che dicono di amarti e ti restano accanto appartengano a tre categorie: gli stupidi, i bugiardi e gli sprovveduti che presto si renderanno conto dell’errore commesso e rinsaviranno. I presunti stupidi verranno archiviati; i presunti bugiardi (di solito amanti, mariti di altre) non resisteranno alla pressione del tempo; i presunti sprovveduti saranno oggetto di sabotaggio, fino a quando ammetteranno che sì, non era amore o se lo era, lo era e ora non è più.

Poi c’è chi non ti ama. Chi non ti ama merita il tuo interesse a prescindere, non foss’altro perché è onesto, giusto, lucido, sano di mente. Sa la verità. Ti conosce ed è per questo che è costante e affidabile nel tenerti a debita distanza. Questa distanza talvolta si accorcia, è vero, il lui che non ti ama in realtà dimostra di trovarti interessante, è attratto (hai la sindrome dell’impostore non sei una mitomane masochista), ma non abbastanza da sceglierti. Non sei quella che esclude tutte le altre, perché questo fa l’amore quando arriva, chiede l’esclusiva. È chiaro che tu non sarai mai abbastanza, ma soprattutto è chiaro che tutta la fatica del mondo, l’energia, l’impegno, non servirà a conquistarlo, è oltremodo chiaro che farai tutta la fatica del mondo, investirai tutte le tue energie, ti impegnerai senza riserve, per arrivare a dimostrare di avere ragione. Per arrivare a dimostrare che alla fine fai bene a rimanere quella di sempre. Quella sola.

È che la coppia è un’entità che ti spaventa. Il perché l’hai capito una volta, parlando con un amico che ha la fobia dell’aereo. Ti ha detto: tutti pensano che io sia terrorizzato dall’eventualità di precipitare, ma io non ho paura di cadere, io ho paura di volare. Così tu. Tu non hai paura di stare in coppia perché temi finisca male, lo sai che può finire male, l’hai già visto accadere, ma non sei stata traumatizzata, non più di tutto il mondo, siamo stati tutti nel reparto piccoli e grandi traumatizzati, fratturati dalle relazioni umane. Tu non hai paura della caduta, hai paura del durante, del volo. Quello stare lì insieme, occupando due posti vicini, nelle perturbazioni e nel sereno, uno accanto all’altra, con intorno l’ignoto o peggio il notissimo, vulnerabili. Tu temi quello, il senza via d’uscita, perché dalla coppia non puoi dire scendo un secondo, apro il portellone e vado a fare due passi.

La grande truffa sta proprio qui, nel pensare che invece da sola tu sia libera e indipendente, mentre da sola, sei semplicemente sola: ami da sola, costruisci, distruggi, cementifichi le tue certezze da sola. Per il nuovo anno ti auguro di aprire il portellone e uscire da quella solitudine, anche solo per fare due passi.

Foto: Susanita

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5 thoughts on “La sindrome dell’impostore applicata all’amore (qualche psicocazzata con finale benaugurale).

  1. Serena says:

    20 anni fa stavo con un ragazzo che era “perfetto” per me. Continuavo a ripetermi che ci dovesse essere un inganno da qualche parte, come se lui fosse il Forrest Gump che solo io non vedevo.. Buon anno Enrica, e speriamo di essere più sicure nel 2020!

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